Intervista

Alessio De Luca (Cgil): “L’IA un uragano anche sul lavoro”

Si profila il rischio che prenda il via una vera e propria sostituzione negli ambiti lavorativi e professionali? L’intelligenza artificiale rivoluzionerà il mondo del lavoro modificandone l’occupazione?

Per ora dati certi non ne esistono ma alcuni campanelli di allarme hanno già suonato, per primo quello derivante dalle proiezioni del “World Economic Forum” in quanto rivelano che fino a un quarto dei posti di lavoro, circa il 23%, cambierà nei prossimi cinque anni, con la creazione a livello globale di 69 milioni di nuovi posti di lavoro e l’eliminazione di 83 milioni. Si tratta, quindi, di un impatto con saldo negativo. L’argomento è ripreso anche dal report di Goldman Sachs che, in uno dei punti salienti, riporta come circa due terzi delle occupazioni siano esposte in qualche misura all’AI. Il QdS ha intervistato Alessio De Luca che fa parte dell’ufficio “Lavoro 4.0” della Cgil che si occupa della trasformazione digitale.

IA e impatto occupazionale. Si profila uno scenario simile a quello della rivoluzione industriale che prese il via nel 1760. In questo caso, però, la modificazione non riguarderà solo la cosiddetta classe operaia ma, e forse soprattutto, i quadri intermedi. Come intendete occuparvene?
“L’ufficio ‘Lavoro 4.0’ quando nacque, una decina di anni fa, fu creato dall’intuizione che era necessario analizzare i processi di cambiamento, delle trasformazioni sia di carattere professionale sia produttivo. Già a quel tempo il digitale cominciava a imporsi. Oggi è diventato onnipresente, ha trasformato non solo la società ma anche i processi produttivi. Lo sviluppo tecnologico ha un’accelerazione e impatto sempre maggiore. In questo arco di tempo abbiamo prodotto diverse pubblicazioni, formato il gruppo sindacale in un confronto continuo con l’esterno e istituito un forum con la presenza di oltre 200 partecipanti tra universitari ed esperti del settore. L’obiettivo è costruire un’analisi della trasformazione delle professioni: come da lei indicato, l’impatto ricadrà non tanto sul lavoro manuale sul quale ha inciso l’arrivo dei robot antropomorfici già introdotti nelle catene produttive, ma sulla classe impiegatizia, quella intermedia non altamente specializzata. Stiamo guardando a questa fascia perché riteniamo che è quella che ha più bisogno di riconversione. Abbiamo già gestito le modificazioni all’interno dei comparti delle telecomunicazioni, della radiotelevisione e dell’informatica. Questa è una fase di snodo perché questa trasformazione colpirà la Pa, il settore bancario, i servizi”.

Come interverrete per accompagnare questa trasformazione?
“Innanzitutto individuando ruoli e competenze oggi non disponibili, da formare in maniera specifica. Faccio l’esempio della cyber sicurezza che fatica a trovare specialisti da poter impiegare”.