Inchiesta

Dopo anni di abusivismo e condoni il territorio italiano come una bomba a orologeria

ROMA – Mentre il fango che ha devastato Ischia, in seguito all’alluvione di sabato mattina, continua a restituire corpi – sono otto le vittime accertate ma si cercano ancora quattro dispersi – la Procura di Napoli ha già aperto un fascicolo contro ignoti per disastro colposo.

Quanto accaduto a Ischia è soltanto l’ultima di una serie di tragedie annunciate in un territorio, come quello italiano, in cui il dissesto idrogeologico è un problema che non conosce differenze socio-economiche: riguarda infatti tanto il “ricco” Nord quanto il “povero” Sud.

Prima di Ischia era toccato, a cavallo tra il 15 e il 16 settembre scorsi, alla provincia di Ancona, nelle Marche, e a fine settembre, sia a Trapani che a Formia (Latina).

Da gennaio a settembre – sono gli ultimi dati dell’Osservatorio Città Clima diffusi da Legambiente ad attestarlo – la Penisola è stata colpita da 62 alluvioni (inclusi allagamenti da piogge intense), contro le 88 dell’intero 2021. L’inverno è ancora lungo però e il rischio che quel drammatico dato dello scorso anno possa essere superato non è così lontano.

“Quello che fino a ieri sembrava un evento straordinario, adesso diventa un evento con il quale imparare a convivere” ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ospite di AdnKronos Live. “Abbiamo la necessità di capire – ha proseguito – perché quello che doveva essere fatto non è stato fatto, e non è un problema di risorse, le risorse ci sono, ma non vengono utilizzate”.

Appena qualche giorno prima della tragedia campana, l’Anci ha presentato il primo Rapporto sulle attività della Protezione civile dei Comuni, un’indagine che approfondisce lo stato dell’arte rispetto alle attività di Protezione civile sul territorio. Sono stati interpellati tutti i Comuni capoluogo di provincia e quelli con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti, che hanno fornito dati in merito agli addetti dedicati alle attività di Protezione civile, automezzi a disposizione e modello organizzativo, coprendo oltre il 32% della popolazione italiana (19 milioni di abitanti). All’appello hanno risposto 144 Enti, comprese le 14 Città metropolitane e 5 Unioni di Comuni.

“Il quadro delineato dalla nostra indagine – afferma Paolo Masetti, sindaco di Montelupo Fiorentino e Delegato Anci sulla materia – è sconfortante. Basti pensare che gli addetti della Protezione civile sono appena lo 0,6% del totale dei dipendenti comunali”.

Su 135.373 unità a tempo indeterminato in servizio nei 139 Comuni oggetto dell’indagine (escludendo quindi le 5 Unioni di Comuni) sono appena 878, infatti, gli addetti di Protezione civile rilevati negli Enti presi in esame: lo 0,6 per cento del totale dei dipendenti comunali appunto. Questo dato rapportato alla popolazione degli Enti coperti dall’indagine equivale a un addetto ogni 21.518 abitanti. Questo rapporto schizza a uno su 33.154 abitanti se si considerano solo le 14 Città metropolitane che, come si evince nel Rapporto Anci, “non sempre hanno un dirigente (Torino, Venezia, Messina, Catania, Cagliari ne sono sprovvisti” e dove “non sempre è attivo un servizio h24 dedicato (o hanno solo le città di Genova, Roma, Napoli, Bari e Catania)”.

La situazione dei mezzi a disposizione è altrettanto critica: il Report ne rileva uno ogni 32.240 abitanti, per un totale di 586. “Da anni ormai – denuncia Masetti – sollecitiamo un’azione di governo e parlamento per dare dignità all’imprescindibile lavoro al quale assolvono i servizi di protezione civile dei comuni. Senza risorse e senza personale non si può continuare”, rimarcando che “in un paese come il nostro, con un territorio di una fragilità estrema ed estremamente esposto ai rischi, i comuni devono essere nelle condizioni di svolgere il loro ruolo di prima risposta alle emergenze. Un dato per tutti: il 20% del nostro territorio è esposto a rischio frana elevato e molto elevato e nel 2021 la superficie soggetta a frane è aumentata del 4% rispetto al 2017, mentre quella a rischio alluvioni è aumentata del 19%”.

Urge quindi, secondo il primo cittadino di Montelupo Fiorentino, “un sistema di regole chiaro e inequivocabile, che declini in maniera coerente e secondo principi di proporzionalità e adeguatezza chi fa cosa”.

Se a tale quadro si aggiunge che l’Italia – come denunciato da Legambiente – “è rimasto l’unico grande Paese europeo senza un Piano di adattamento al clima”, scomparso ormai da anni dall’agenda politica italiana, e che in mancanza di linee guida precise “continua a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione che vada a tutelare le aree urbanizzate e gli ambienti naturali delle aree di pianura e montane” diventa chiaro che quello del dissesto idrogeologico è un problema sul quale il Governo nazionale non può più procrastinare. Anzi: deve intervenire con la massima priorità.

Duro botta e risposta tra il ministro Pichetto Fratin e il presidente dell’Anci, Decaro

Provocazioni e accuse contro i sindaci: quel nodo irrisolto delle responsabilità

ROMA – “Basterebbe mettere in galera il sindaco e tutti quelli che lasciano fare eventuali abusi edilizi”: queste le parole del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ai microfoni di Rtl 102,5 all’indomani della tragedia ischiana. Parole che hanno scatenato la dura reazione del presidente dell’Anci, Antonio Decaro: “Il commento del ministro Pichetto Fratin sulla tragedia di Ischia, mentre ancora si cercano i dispersi e si contano le vittime, è di una volgarità inaccettabile e denota una grave ignoranza dell’argomento. Siamo sicuri che non rappresenti la linea del Governo sul tema annoso e drammatico del dissesto idrogeologico del nostro territorio, delle sue responsabilità, e di chi e come ci si possa mettere riparo”.

“Liquidare la questione – ha proseguito il sindaco di Bari – scaricando tutta la responsabilità sui sindaci, addirittura auspicando che vengano ‘messi in galera’, è l’opposto di quello che un rappresentante delle istituzioni dovrebbe fare: ora dal ministro aspettiamo delle scuse verso i sindaci italiani”.

Il passo indietro del ministro Pichetto è arrivato: “Io sono al fianco degli 8.000 sindaci che devono rispondere anche di ciò che va oltre le loro competenze, perché sono il primo avamposto. Non posso avercela con loro, ho fatto metà della mia vita nell’Amministrazione. La mia dichiarazione è stata un po’ forte, ma resta il fatto che questo Paese deve darsi delle regole: non possiamo assolverci tutti, compresi i governi, e condannarci tutti allo stesso tempo” ha detto intervenendo al programma Omnibus di La7.

Il punto del botta e risposta a distanza tra Pichetto e i sindaci italiani è che sulle spalle di un primo cittadino pesa anche la responsabilità in ambito di tutela del territorio poiché essi, secondo quanto stabilito dall’art. 6 del Codice di Protezione civile (Decreto legislativo n.1 del 2 gennaio 2018), hanno il ruolo di Autorità territoriale di Protezione civile. Sono loro quindi a rispondere in prima persona sulla gestione delle emergenze.

“Bisogna ragionare insieme per arrivare a un solo pensiero e agire” ha detto Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e per le politiche del Mare, ospite di Adnkronos Live, aggiungendo che “molto spesso il sindaco diventa l’alibi in alcune procedure. Si firma un avviso di garanzia ipotizzando il reato di abuso d’ufficio, poi oltre il 90% finisce archiviato. Si crea tuttavia un clima di paura, ogni sindaco dice: ‘io tengo famiglia e non voglio finire sui giornali’. Noi dobbiamo mettere i sindaci in condizioni di lavorare in serenità”.

“Io conosco primi cittadini, dirigenti della Pa – ha aggiunto Musumeci – che hanno difficoltà a terminare una procedura amministrativa perché temono la spada di Damocle dell’Anac, della Procura, della Corte dei Conti: ebbene, non si può lavorare in questo clima. I sindaci sono la trincea più avanzata, a volte anche con emolumenti e indennità davvero insignificanti, dedicano buona parte della loro giornata” alle città che guidano, “hanno il respiro della loro gente sulla nuca: non è possibile non tenerne conto”.

“Stare accanto ai sindaci – ha concluso Musumeci – diventa dunque una necessità, anche con una revisione della normativa dell’abuso d’ufficio, che naturalmente non deve deresponsabilizzarli ma nemmeno farli vivere in un incubo, altrimenti, di questo passo tra dieci anni avremmo difficoltà a trovare candidati a sindaco, e questa sarebbe una disfatta, una sconfitta per la democrazia, per lo Stato e per la politica soprattutto”.