Siracusa

Siracusa, scuola, si inizia all’insegna dell’incertezza

La ripartenza delle scuole del comune di Siracusa presenta ancora parecchi nodi da risolvere, a partire dall’edilizia scolastica per la modifica strutturale degli edifici che a causa del Covid- 19 vanno ampliati e risistemati.

I finanziamenti previsti dal ministero dell’Istruzione che ammontano a 750mila euro e quelli previsti dall’amministrazione comunale di circa 200mila allo stato dell’arte destano non poche preoccupazioni. Lo documenta il reportage elaborato dalla segreteria Flc Cgil di Siracusa per ciò che riguarda i soli istituti comprensivi del capoluogo, di pertinenza dell’amministrazione comunale. Ma la stessa sorte ricade anche per gli istituti secondari di secondo grado ove non mancano di certo opere incomplete, si riportano sole le problematiche di grandi istituti, il Quintiliano (dove vi è stato il ferimento di due studentesse a causa del cedimento dell’intonaco del soffitto nel recente 2018) e il Federico di Svevia (nel plesso di viale Santa Panagia) dove vi sono ancora cantieri aperti e opere incompiute per la messa in sicurezza degli edifici.

“Un esempio di ciò che testimoniamo – dice Paolo Italia, segretario provinciale Flc Cgil – per i comprensivi vi è la situazione del neo plesso di Santa Teresa Longarini che ha notevoli carenze di natura strutturale in quanto presenta lacerazioni esterne e pericolo di crollo dopo svariati anni di incuria e di abbandono. L’istituto Giaracà di via Gela ha un cantiere aperto che non lascia presagire le condizioni di sicurezza. Sorte ancora più incerta per l’istituto Costanzo in quanto ancora oggi nonostante si sia dichiarato che fosse completato è ancora pieno di materiale di risulta dei lavori effettuati e anche incompleti. Al comprensivo Raiti di via Pordenone i lavori sono ancora in corso cosi come mostrano le diverse foto allegate. Discorso diverso – sottolinea Italia – è invece riguardante il plesso di via Calatabiano, dove i lavori effettuati meritano un plauso per la qualità e il tempismo. Al XII istituto Brancati di Belvedere non si vede l’orizzonte dei lavori in quanto questi non sono nemmeno cominciati e pertanto la scuola è da sommare tra quelle incomplete, e non si presenterà di certo in condizioni ottimali all’apertura. Le dichiarazioni trionfali di Pierpaolo Coppa, assessore comunale al ramo, apparse sulla stampa di recente sono smentite dalle immagini che corredano il reportage. Le famiglie e i piccoli allievi aretusei meritano certezze e sicurezza sin da subito dato che abbiamo attraversato un periodo già incerto e nefasto per altri avvenimenti. Siamo certi che tutto il dinamismo dell’assessore competente porrà rimedio in tempi celeri, in considerazione del fatto che già un posticipo di data si è registrata a causa delle elezioni referendarie”.

Dopo le attenzioni generate dai finanziamenti dell’edilizia scolastica ci si aspetta pari impegno anche per l’annosa questione relativa al trasporto e all’alto costo dei ticket per la refezione scolastica. “In molti comuni della provincia – afferma Italia – il servizio mensa viene erogato con costi meno esosi. A Canicattini Bagni, l’importo della mensa giornaliera a bambino è di circa 0,50 per le fasce meno abbienti e invece a Siracusa è di oltre le 4,50 euro. Cosi come anche il ticket per il trasporto urbano che andrebbe assolutamente rivisto in quanto a tutt’oggi resta il più caro d’Italia. Difatti nel Comune di Siracusa le famiglie che abitano nei quartieri limitrofi (Fanusa, Tremilia, Tivoli. ecc) all’agglomerato urbano con Isee superiore a 15mila euro pagheranno l’insopportabile ticket di 100euro mensili per il trasporto, e invece comparando una città di pari grandezza come Siena il trasporto va da un costo di 0 a max 25 euro per famiglie con Isee superiore ai 35mila euro”.

Le famiglie siracusane sono già economicamente provate dai costi del diritto allo studio che oggi diventano sempre più alti perché alle spese di trasporto e mensa vanno aggiunte quelle che si affrontano per il corredo scolastico e l’acquisto dei libri. “Proprio per questo – conclude il sindacalista Italia – l’amministrazione comunale dovrebbe rivedere i costi e adeguarli ai bassi redditi locali”.