Lavoro

Artigianato, in Sicilia regge nonostante la crisi ma senza i giovani non c’è futuro

PALERMO – I freddi numeri sono quelli che danno il polso di una situazione economica in Sicilia che si dimostra per nulla florida, ma che tenta comunque di sopravvivere alle ondate di problemi e difficoltà che ormai assillano il mondo intero da anni. Il focus si concentra sugli artigiani e i commercianti.

I dati vengono dall’Osservatorio dell’Inps, che ogni anno registra il numero di addetti dei singoli settori. Nel 2021 si ferma a 80.032 il numero medio annuo di iscritti. Si tratta di una cifra che si è ormai stabilizzata da qualche anno, dal 2017 in particolare, con oscillazioni che non superano il migliaio.
La curva discendente parte dal 2012, quando il totale arrivava a 89.915; di anno in anno la cifra è scesa inesorabilmente: 87.733 nel 2013, 85.615 nel 2014, 83.745 nel 2015, 81.587 nel 2016.
Il grafico si concretizza in un settore che non riesce a trovare una strada per ricominciare a crescere, sia per problemi congiunturali sia per una condizione strutturale del settore che ha serie difficoltà sia nel reperimento di giovani che vogliano iniziare una nuova attività sia nella formazione di una competenza che necessita di tempo ed esperienza.

I commercianti, al contrario, sono stati capaci di mantenere meglio il fronte contro la crisi ormai decennale. Sempre l’Osservatorio Commercianti dell’Inps comunica come, dal 2012, i numeri si sono mantenuti sostanzialmente stabili con leggere oscillazioni che, nel 2021, segnano comunque una lieve crescita.

Se in questi anni gli artigiani sono diminuiti del 10,9%, i commercianti sono cresciuti del 2,2%: da 142.235 nel 2012, si sale fino ai 144.580 del 2015, per scendere di nuovo fino al 2019, picco minimo a 141.660; 2020 e 2021 registrano un nuovo aumento: 143.057 prima, 145.416 dopo. A livello nazionale, nel 2021 risultano iscritti all’Inps 1.584.979 artigiani, lo 0,3% in più rispetto al 2020 (1.579.558 iscritti) e l’1,5% in meno rispetto al 2019 (1.603.999 iscritti).

Al suo interno il dato segnala una marcata prevalenza di titolari che con 1.472.264 di iscritti costituiscono il 92,9% del totale. La distribuzione per qualifica denota una costante e lenta crescita dei titolari a discapito dei collaboratori, a dimostrazione di come sembra essere sempre più difficile trovare nuove persone che vogliano tentare questa strada innanzitutto come dipendenti, passaggio obbligato per imparare il lavoro.

Analizzando i dati del 2021 per sesso e qualifica è evidente una prevalenza di titolari maschi, i quali con 1.188.278 iscritti costituiscono l’80,7% del totale dei titolari contro il 19,3% (283.986) dei titolari femmine. All’interno dei collaboratori la differenza per genere è meno marcata, infatti i maschi con 63.586 iscritti sono poco più della metà del totale dei collaboratori (56,4%) contro 49.129 femmine.
In Lombardia si concentra la maggior parte degli artigiani con 292.408 iscritti (18,4%), seguono l’Emilia-Romagna con 163.956 iscritti (10,3%), il Veneto con 162.358 iscritti (10,2%), e il Piemonte con 144.701 iscritti (9,1%). I commercianti iscritti nel 2021 sono 2.105.401, in lieve crescita rispetto al 2020 (+0,2%) e in diminuzione rispetto al 2019 (-1,9%).

La distribuzione per sesso e qualifica nell’anno 2021 mette in evidenza una sostanziale prevalenza dei maschi tra i titolari con 1.307.145 iscritti (67,3%), mentre a prevalere tra i collaboratori con 95.841 iscritti sono le femmine (58,3%). Tra i 50 e i 59 anni di età si concentrano la maggior parte dei commercianti (29,5%), il 25,8% ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e il 21,5% ha dai 60 anni in poi. La regione in Italia con il maggior numero di commercianti è la Lombardia con 321.144 iscritti, pari al 15,3% del totale, seguita dalla Campania (10,2%), dal Lazio (9,6%), dal Veneto (8,2%), dall’ Emilia-Romagna (7,7%) e dal Piemonte (7,6%).