Fatti

Aste giudiziarie, bene le novità su delegati ma tempi restano biblici

ROMA – Si profilano ancora tempi lunghi per le aste giudiziarie, nonostante gli interventi legislativi, tra cui quelli contenuti nella riforma Cartabia, volti ad abbreviare le lungaggini degli accordi stragiudiziali. Il settore delle aste immobiliari è finalmente uscito dallo stop imposto dalla pandemia negli anni passati, e sta smaltendo l’arretrato che si è nel frattempo accumulato.
I dati dello scorso anno sono raccolti in un dossier elaborato dall’associazione specializzata T.s.e.i che raccoglie i professionisti esperti di vendite giudiziarie.

L’Osservatorio si pone come obiettivo quello di raccogliere spunti, dati e riflessioni che possano essere elaborati e diffusi con lo scopo di contribuire ad una maggiore efficienza del settore delle espropriazioni immobiliari potendo così portare benefici sia ai creditori (che ad oggi lamentano tempi eccessivi di recupero e soprattutto incassi nettamente inferiori a quelli di altri Paesi europei) sia ai debitori, che potrebbero sperare di massimizzare il ricavato dalle aste così da garantirsi almeno la possibilità di ripagare la propria obbligazione debitoria.

Secondo il report sopracitato, nel 2022 sono state 49.615 le procedure complessivamente concluse, l’11% in più rispetto all’anno precedente e viene rilevato che servono ancora cinque anni in media per chiudere le procedure, tranne per le vendite concluse in via stragiudiziale (una su due) che si chiudono in media in tre anni e mezzo.

Da sottolineare le disparità territoriali, con i record negativi collocati al Centro Sud. In tutti i casi a durare di più è la fase post vendita, di distribuzione del ricavato ai creditori, che prende in media 855 giorni, il doppio di quella di avvio. Rilevata anche una eccessiva differenza di prezzi tra il mercato immobiliare tradizionale e quello delle procedure esecutive, con una differenza media del 40%. Il decreto 149/2022 entrato in vigore nell’ottobre scorso, ha portato una ventata di novità in questo settore riformando il meccanismo di designazione degli esperti di vendite di immobili giudiziari dal 1° marzo, delegando a ogni tribunale la predisposizione di un elenco di soggetti abilitati. Possono accedervi avvocati, notai e commercialisti secondo tre modalità: esperienza acquisita (occorre avere svolto nei cinque anni precedenti almeno dieci incarichi di delegato alla vendita), avere il titolo di avvocato specialista, o aver superato un corso di formazione organizzato dagli Ordini o dalle Università.

Di fatto la maggior parte delle richieste di iscrizione è attesa da questo terzo canale, perché meno selettivo. Dal mese di giugno sono fruibili il corso online per i notai e gli avvocati che intendono iscriversi ai nuovi elenchi. Intanto, già oltre 1.500 commercialisti stanno svolgendo quello organizzato per loro sulla piattaforma del Consiglio nazionale della categoria. Dalla fine di maggio è anche possibile fare l’esame di fine corso che abilita all’iscrizione dei nuovi elenchi, che i tribunali stanno via via predisponendo. Il decreto 149 stabilisce che gli abilitati potranno iscriversi all’elenco di un solo tribunale, mentre finora erano possibili iscrizioni multiple. Un vincolo contestato dai professionisti (i commercialisti hanno chiesto di eliminarlo), soprattutto perché penalizza i piccoli fori.
Diverse le modalità scelte dai tribunali italiani per utilizzare i nuovi elenchi: a Milano, ad esempio, fino a che non sarà formato il nuovo elenco, verrà mantenuto operativo anche il vecchio. Il Tribunale di Roma, invece, utilizzerà una piattaforma informatica per la gestione dell’attività del comitato e nel frattempo si continuerà a usare il vecchio elenco.