Mondo Sport

Atletica, Filippo Di Mulo il duro lavoro dietro i successi di Tokyo2020

Il catanese Filippo Di Mulo, riferimento con merito ai Giochi Olimpici di Tokyo in quanto responsabile del settore velocità della Nazionale di atletica leggera dell’Italia, ha fatto letteralmente volare i suoi atleti entrando nella leggenda. Parliamo delle medaglie d’oro guadagnate da Marcell Jacobs Jr, campione olimpico dei 100 metri piani, e dalla staffetta 4×100 (Marcell Jacobs, Filippo Tortu, Lorenzo Patta e Fausto Desalu). L’ex velocista si è soffermato sull’importanza dell’atletica leggera sviscerando nei minimi dettagli le modalità per vincere. Di seguito l’intervista realizzata per il Quotidiano di Sicilia.

Quali emozioni nel vedere raccogliere il frutto migliore dal lavoro svolto in preparazione?

“Sono emozioni indescrivibili. È un lavoro partito da lontano, quando ti avvicini alla meta e ci sono i presupposti per raggiungerla e la raggiungi, il tutto diventa un sogno realizzato. È un progetto che curo da anni, io sono responsabile del settore velocità e quindi anche delle staffette da molti anni. Quello di quest’anno è il mio terzo mandato in Federazione. Quindi mi sono avvicinato sempre più a questa meta e, dopo aver visto vedere vincere gli altri, finalmente è toccato a noi. La squadra è molto competitiva, è stata messa in campo con un lavoro meticoloso e alla fine ci siamo riusciti. È la realizzazione di un sogno costruito e voluto e alla fine si è realizzato”.

Orgoglio siciliano, legato alla sua figura, al suo rientro da Tokyo grande acclamazione degli sportivi isolani. Se lo aspettava?

“Come ripeto ai miei conoscenti, agli addetti ai lavori e a chi mi conosce da anni, io ho iniziato a lavorare in Federazione dal 1998, e sanno che ho raggiunto risultati come quello attuale che lasciavano sperare – spiega il responsabile -. Dieci anni fa a Barcellona arrivammo secondi nel Campionato Europeo e prendemmo la medaglia d’argento dopo ben 27 anni e non c’era mai riuscito nessuno (nemmeno io stesso). In qualche modo è un coronamento di un sogno partito da lontano, fino ad arrivare a due finali dei Mondiali nel 2009, nel 2011 e nel 2019 tra uomini e donne. Chi mi segue ha sempre creduto nelle mie capacità e nel mio sogno. Sono contento di ciò, ho ricevuto migliaia di messaggi e chiamate da ogni parte della Sicilia e anche da tutte le parti d’Italia. Sono stato telefonato addirittura da dei bidelli di una scuola in cui non insegno più da 7-8 anni”.

Qual è il segreto del lavoro svolto per raggiungere questo storico risultato, come diceva in precedenza il lavoro programmato nel tempo?

“Come coordinatore del settore velocità mi occupo di allenare da solo con le mie forze, ad esempio, sette atleti alle Olimpiadi – continua -. Insomma alleno la velocità da 30 anni, ho cominciato nel 1988-89. A livello di risultati personali ho allenato finalisti olimpici nelle staffette 4×100 come Licciardello, Scuderi, Cavallaro. Per la staffetta, da quando me ne occupo, è stato sempre un crescendo di esperienza. Ho cominciato con società sportive come la Libertas Catania, dove abbiamo fatto il primo record italiano a livello giovanile nel 1999, ed è ancora oggi imbattuto. Il processo parte da lontano. Ogni anno che passa ho sempre affinato ogni minimo dettaglio come la tecnica del passaggio di testimone o studio delle problematiche legate alla staffetta. Sembra semplice lì per lì un passaggio di testimone, che ha tre cambi, ma ci sono tante variabili scientifiche che se non preparate per tempo possono andare male”.

“Si deve considerare che in questi casi gli atleti vanno a 42 km/h, è come se un treno arrivasse e bisogna scegliere l’istante esatto, che noi studiamo in allenamento, il compagno deve partire in sincronia perfetta. Le due velocità si raggiungono e il passaggio deve avvenire in 40 centesimi di secondo. Siamo riusciti anche a passare il testimone in 30 centesimi di secondo. C’è uno studio dietro di piccoli dettagli, come il calcolo della velocità. Vi è anche la velocità d’arrivo, chi corre la staffetta corre 100 metri ma il compagno successivo corre 105-106 metri quindi c’è un calo di velocità che va calcolato. Dopo gli 80 metri tutti gli atleti del mondo calano la loro velocità, non è quella di punta raggiunta nei 70-80 metri. Nella seconda frazione partendo un po’ prima del segnale nella zona cambio e poi concludendo il cambio dopo, corre circa 130 metri. Quindi ci sono più metri da correre e bisogna mettere in conto questo calo di velocità”.

“Il testimone percorre il giro di pista passando da una mano all’altra senza perdere velocità e anzi la va a guadagnare nella zona cambio (che è di 30 metri). Tutto ciò deve avvenire in quei 30 metri altrimenti si è squalificati. Il trucco per ottenere buoni risultati nella staffetta: servono quattro buoni velocisti di livello internazionale, ma ovviamente tutto ciò non basta se non si mette insieme tutta questa armonia e sincronia di movimenti. Questo comporta che a grandi livelli non si arriva sul podio e nemmeno in finale. Gli Stati Uniti non sono entrati in finale e per potenziale avrebbero potuto vincere a mani basse. Tra le concorrenti c’erano il Canada e il Regno Unito. Tutto ciò per fare capire che il livello degli atleti è molto elevato a livello mondiale, olimpico ed europeo. Però poi per mettere tutto insieme c’è un’abilità che va costruita allenamento per allenamento, prove su prove, martellando il cervello agli atleti per insegnare come passare il testimone velocemente. Una serie di parametri da compiere in un istante”.

È una rivincita anche per lei?

“Ho sempre lavorato nel campo. Negli anni la storia della staffetta italiana era sempre trasportata a quella degli anni ’80 in cui c’era Mennea. Quel periodo è stato ormai superato e battuto. Il miglior risultato italiano fu ai Mondiali del 1983 a Helsinki, la squadra della staffetta italiana arrivò seconda e prese la medaglia d’argento con 38 e 37. Questo record fu battuto nel 2010 a Barcellona ai campionati europei con il secondo posto con la staffetta, facendo 38 e 17. Il rapporto era sempre fatto con la scuola italiana della velocità guidata da Vittori e quella guidata dal sottoscritto. A seguito di quel record battuto dopo 27 anni è stata tutta una scalata ai vertici della Federazione e di questa specialità, avendo dato il mio contribuito tecnico-metodologico a tutti i dirigenti e agli atleti. Mancava questa ciliegina sulla torta. Vincere l’oro olimpico per i giovani significa vedere quanto tempo ci vorrà prima che un’altra squadra di staffetta italiana vinca una manifestazione internazionale o addirittura le Olimpiadi. Vincere le Olimpiadi è il massimo per chi fa questo mestiere, per il mio settore, per la mia specializzazione, per il ruolo che ricopro con la Federazione Italiana. Quindi per me non è una rivincita, ma bensì è una affermazione perché essendo un siciliano che non ha mai guadagnato nulla, ora sono arrivato al punto che non devo fare più nulla perché ho vinto l’Olimpiade. Ho dimostrato al mondo le abilità nella mia specialità ad alti livelli e mi ritengo più che soddisfatto”.

È ora di dare più risalto mediatico alle altre discipline?

“Quando si parla di calcio si parla di Mancini come allenatore, quando si parla di staffetta non si può parlare di chi li ha preparati. Facendo un parallelismo tra il calcio e la staffetta essa non gioca da sola, dietro c’è un grande lavoro e tutto è studiato alla perfezione. Se non si parla dell’allenatore nella staffetta è un abuso, perché è un gioco di squadra. Se nel calcio parlano di Mancini o di Allegri devono parlare dell’allenatore anche in questo caso. Quello che abbiamo realizzato noi come risultato va oltre quello che è il calcio, perché l’atletica è lo sport mondiale per eccellenza, è la regina delle Olimpiadi. Noi abbiamo vinto questa battaglia, significa che noi abbiamo fatto il massimo possibile. Il 40,7% di share di persone che si sono collegate per guardare la staffetta, però dopo se la stampa continua a scrivere nei giornali che sono stati strappati i cartelloni di Messi al Barcellona perché è andato al PSG o su quello che ha mangiato a pranzo o a cena… Io non guadagno una lira in rapporto a loro, anzi niente proprio. L’attenzione va spostata sugli sport sani, l’atletica leggera solo in Italia non ha questa valenza, invece negli altri paesi del mondo è la prima. Mentre in Italia si parla solo ed esclusivamente di calcio”.

Gianluca Virgillito