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Dall’attentato al caso Cospito, Stefano Sindona: “Modifica 41bis? Pretesto per sollecitare piazza”

L’8 marzo 2005 l’ex Maresciallo maggiore dell’Arma dei carabinieri Stefano Sindona ha ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’Oro al Valore Civile. Sindona è una delle vittime del terrorismo eversivo di matrice anarchica; dal 4 novembre 2003 ha dovuto smettere la divisa perchè la bomba fatta recapitare nella caserma romana di via Libia lo ha privato di due dita. 

“Nonostante le gravissime e permanenti lesioni riportate, evidenziando generoso altruismo e non comune spirito di servizio – si legge nelle motivazione specificate per la concessione dell’onorificenza – (Sindona, ndr) si adoperava per impartire immediate disposizioni operative e si assicurava dell’incolumità delle persone presenti in caserma, prima di acconsentire ad essere trasportato in ospedale. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere”.

“Il 41bis è legge di Stato, dobbiamo attenerci”

Si aspettava di sentire parlare di Cospito e di anarchia venti anni dopo l’attentato di Roma?

Non ho mai conosciuto Cospito di persona – ha dichiarato al QdS l’ex Maresciallo siciliano – e all’epoca dei fatti non era noto come in questi giorni. Secondo il mio modesto parere siamo di fronte a una situazione di pretesto per sollecitare la piazza. Il 41bis è una legge dello Stato, la legge è al di sopra delle parti, e se vogliamo far parte di questa Repubblica dobbiamo attenerci a quel che la legislazione chiede”.

Sindona, l’attentato e la rinascita

“Per colpa degli anarchici ho dovuto smettere la divisa”

Smessa la divisa Sindona è rimasto al servizio della propria comunità di appartenenza, quella di San Filippo del Mela (Messina). Dopo diciotto anni da giocatore nella Peppino Cocuzza, realtà cestistica storica fondata nel 1947, l’ex carabiniere è diventato dirigente e allenatore, avvicinando centinaia di giovani allo sport. La sua vita è cambiata dopo il 4 novembre 2003.

“Sono vicino a festeggiare i 20 anni dalla mia rinascita – spiega – non posso che esserne contento e gioioso. Altri non hanno avuto la mia stessa fortuna. L’unica cosa che mi rimane dentro è la rabbia nei confronti di queste persone. Prima indossavo la divisa e da quel giorno non ho potuto indossarla più. E’ vero quello che si dice, che i carabinieri rimangono con gli alamari appiccicati alla pelle. L’unico mio dispiacere è questo, non aver potuto più prestare servizio. Come per ognuno di noi la vita viene segnata da vari passaggi. Io sono credente, sento di aver vissuto un miracolo”.

Caso Cospito, Sindona: “Politici facciano mente locale”

Nel 1991 Alfredo Cospito ha già ricevuto una grazia dopo aver iniziato uno sciopero della fame da detenuto in carcere per non aver svolto il servizio di leva. Con la firma del 41bis da parte della ministro della Giustizia Marta Cartabia è diventato il primo anarchico ad essere sottoposto al carcere duro. Cospito continuava ad intrattenere comunicazione con altri attivisti da punto di riferimento principale della galassia anarchica dopo una somma di condanne pari a 30 anni di carcere.

“I nostri rappresentanti politici dovrebbero fare mente locale e ripensare a quanti hanno perso la vita per costruire una società moderna e democratica come è la nostra. Ricordiamoci delle opportunità che abbiamo oggi e di quelle che non abbiamo avuto in passato”, conclude Sindona.