Inchiesta

Benvenuti in Italia, il Paese di bonus e sussidi. Poche le riforme e molte le mance

“Grazie per il Reddito di Cittadinanza!”. Un’ovazione ha accompagnato settimane fa la visita di Giuseppe Conte, leader M5s, a Palermo, dove i cittadini non lo hanno ringraziato per aver realizzato il Ponte sullo Stretto o per aver risolto l’emergenza rifiuti grazie ai termovalorizzatori. Lo osannavano perché aveva permesso loro di avere l’elemosina.

Benvenuti al Sud, “patria” dell’assistenzialismo, metadone sociale, che ha spento ogni speranza di sviluppo, che ha mortificato una parte del Paese condannandola a restare perennemente indietro.
OpenBdap, portale della Ragioneria Generale dello Stato e Banca Dati delle Amministrazioni pubbliche, riporta un dato agghiacciante: le prestazioni sociali assorbono risorse per 409 miliardi di euro, cioè quasi la metà del totale della spesa pubblica (1.029 miliardi).

Attenzione, però, perché tirare a campare è sempre meglio che tirare le cuoia ma quella delle mance e dei sussidi è una moda che ha superato lo Stretto, trasformandosi in una forma mentis che è stata fatta propria da tutti i governi e promossa, ahinoi, a cultura nazionale.

Prendiamo i famigerati “bonus”: più che a chi li ha ricevuti, hanno fatto gola ai governi di ogni colore politico che ne hanno fatto lo strumento col quale hanno provato a risolvere un problema senza affrontarlo in modo strutturale. Un modo facile e veloce, in pratica, di mettere soldi nelle mani dei contribuenti senza fare le riforme.

La metà della spesa pubblica è assistenzialismo puro

Prendiamo la manovra di Bilancio, ad esempio, ribattezzata a giusto titolo “la manovra delle bollette” proprio perché gran parte delle risorse, la bellezza di 21 miliardi, sono vincolati alla crisi energetica.
Peccato che se avessimo investito tempo e risorse in politiche di approvvigionamento energetico, oggi non saremmo qui a discutere di come mettere una pezza ed evitare il tracollo di famiglie e imprese.
Sussidi a pioggia erogati senza controlli e dunque finiti nelle mani di chi ne aveva bisogno ma spesso e volentieri nelle mani sbagliate.
Sussidi a pioggia, ancora, erogati anche senza un criterio preciso: abbiamo assistito in questi anni ad una “stratificazione” insensata e non oculata di leggi e aiuti che rispondevano a logiche clientelari e non a logiche sensate. Il risultato? La metà della spesa pubblica è assistenzialismo puro.
Sacrosanto quando utilizzato per sostenere i bisognosi, inutile quando erogato solo per mettere una toppa senza andare alla radice del problema. Una parcellizzazione di risorse che rischia di non essere di aiuto a nessuno.

E qui il riferimento va ad un altro dato “agghiacciante”, tirato fuori dalla Ufficio studi della Cgia: anche se di sole 205 mila unità, a livello nazionale il numero delle pensioni erogate agli italiani (pari a 22 milioni e 759 mila assegni) ha superato la platea costituita dai lavoratori autonomi e dai dipendenti occupati nelle fabbriche, negli uffici e nei negozi (22 milioni 554 mila addetti). La situazione più “squilibrata”, rileva la Cgia, si verifica nel Mezzogiorno. Se nel Centro-Nord – con le eccezioni di Liguria, Umbria e Marche – i lavoratori attivi, anche se di poco, sono più numerosi delle pensioni erogate dall’Inps e dagli altri istituti previdenziali, nel Sud il sorpasso è già avvenuto: queste ultime, infatti, superano i primi di un milione e 244 mila unità.

Dagli occhiali da vista ai rubinetti, c’è un bonus per ogni occasione

Bonus mobili

Inserito nella legge di bilancio 2022, valido anche per il 2023 e il 2024, permette di usufruire della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio. Si possono scaricare le spese per acquistare mobili e grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla classe A per i forni, alla classe E per le lavatrici, le lavasciugatrici e le lavastoviglie, alla classe F per i frigoriferi e i congelatori.

Bonus idrico

Consiste in un contributo fino a 1.000 euro per le spese relative alla sostituzione di rubinetti e sanitari. Possono accedere allo sconto le persone fisiche maggiorenni residenti in Italia, proprietarie dell’abitazione o titolari di altri diritti reali o personali di godimento, già registrati alla data di presentazione dell’istanza, per edifici esistenti e singole unità immobiliari. La legge di bilancio 2022 ha prorogato l’incentivo fino al 2023 con una dotazione finanziaria di 1,5 milioni di euro.

Bonus verde

È stato introdotto per la prima volta con la Legge di Bilancio 2018 e, come molti altri bonus casa, è stato rinnovato fino al 2024 nella legge di Bilancio 2022. Si tratta di una detrazione Irpef del 36% su tutte le spese sostenute per la tenuta e la sistemazione della zona verde negli immobili, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. È previsto un incentivo che ricopre una spesa massima di 5.000 euro.

Bonus Sicurezza

Dalla legge di bilancio 2022, proroga fino al 2024; consiste in una detrazione fiscale del 50% per le spese relative all’installazione di sistemi antifurto, allarmi e altri strumenti di videosorveglianza e di domotica. Anche in relazione al rilevamento degli incendi, per l’evacuazione e il controllo di fumi. Il limite massimo di spesa consentita per accedere a questo tipo di bonus è di 96.000 euro.

Bonus vista

La misura applica quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2021, che ha stanziato 15 milioni per il triennio 2021-2023 per l’acquisto di occhiali da vista, ovvero di lenti a contatto correttive. Possono beneficiare del programma, e del rimborso di 50 euro, i membri di nuclei familiari con ISEE non superiore ad 10 mila euro.

Evasione fiscale e contributiva all’appello mancano 100 mld

Nel 2021, secondo l’Istat, sono poco più di 1,9 milioni le famiglie in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7,5%), per un totale di circa 5,6 milioni di individui (9,4%). Per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà segnalata è pari a 852,83 euro mensili se risiede in comune centro area metropolitana del Nord, a 576,63 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno.

Sempre secondo l’Istat, nel 2021, il 20,1% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800 mila individui). E anche in questo caso: quali sono i criteri adottati? Rientrano nell’insieme coloro che “hanno avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 10.519 euro)”.

Ci sono poi dei segnali che l’Istat rileva come di “grave deprivazione” che però sono raccolti tramite questionari. Sono gli intervistati, insomma, a dichiarare la propria condizione e le proprie abitudini di spesa. In un Paese in cui la piaga del lavoro nero è dilagante e in cui c’è una stima approssimativa dell’evasione fiscale e contributiva intorno ai cento miliardi, è opportuno porsi delle domande: i veri poveri sono davvero così numerosi?

L’indagine condotta dall’Istat – ci spiega Venera Tomaselli, professore ordinario di Statistica sociale dell’Università di Catania – ha una attendibilità che si attesta al 95% e “soltanto nel 5% di tutti i possibili infiniti campioni che, con procedura probabilistica e casuale è possibile estrarre dalla medesima popolazione, i risultati possono essere difformi rispetto a quelli ottenuti sul campione estratto”.

Nel 2020 il complesso di trasferimenti e di misure straordinarie di sostegno è stato imponente, più di una famiglia su tre (36,2%), ha beneficiato di almeno una delle misure emergenziali.
Se per un verso queste misure hanno raggiunto destinatari effettivamente bisognosi, dall’altro sono state certamente intercettate (e la cronaca lo documenta quasi quotidianamente) da individui che non ne avrebbero avuto diritto.