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Carceri affollate, Paese incivile

Secondo una statistica pubblicata il 16 ottobre dello scorso anno, nel carcere di Piazza Lanza, a Catania, a fronte di una capienza regolamentare di 279 posti, erano presenti 354 reclusi. In base al più recente rapporto dell’Associazione Antigone, che si occupa dei diritti dei detenuti, alla data del 30 giugno 2022, gli ospiti della medesima struttura sarebbero scesi a 307, di cui 47 donne e 39 stranieri. Sempre secondo lo stesso rapporto, ai reclusi non sarebbero garantiti nemmeno 3 metri quadrati di spazio ciascuno, ne dovrebbero avere almeno 7, non tutte le celle sono munite di riscaldamento, né di acqua calda, non è assicurata la separazione tra giovani e adulti, non ci sono spazi dedicati alle lavorazioni, non vi è un’area verde per i colloqui nei mesi estivi o con i bambini. Ma c’è di più: a fronte di 347 agenti previsti in organico ve ne sarebbero effettivamente in servizio soltanto 222, i reclusi a cui è consentito di svolgere un lavoro intramurario sono 48, davvero pochi.

Situazione migliore nel carcere di Bicocca

Nella seconda struttura penitenziaria Catanese, quella di Bicocca, alla periferia della città, la capienza è di 137 posti mentre i presenti, sempre alla data del 30 giugno 2022, sono 202, nessuna donna e 19 stranieri. A Bicocca i reclusi in espiazione di pena sono solo 64, gli altri sono in transito, in custodia cautelare o in attesa di destinazione definitiva, una situazione di promiscuità che non favorisce di certo la rieducazione prevista dall’art. 27 della Costituzione Italiana. In tutte le celle sono garantiti almeno 3 metri quadrati di spazio per ciascun recluso, meglio di Piazza Lanza, ma comunque pochi, il riscaldamento è funzionante ed è presente l’impianto di acqua calda e la doccia in ogni cella. È inoltre assicurata la separazione dei giovani dagli adulti ed in ogni cella sono presenti 2/3 reclusi.

Nella struttura in questione vi sono spazi dedicati alla socialità, alla scuola, allo sport, una circostanza che rende sicuramente migliore la detenzione, anche se siamo ancora molto lontani dagli standard auspicati più volte dagli organismi preposti dell’Unione Europea. Ad esempio, a fronte di una dotazione organica di 201 agenti di polizia penitenziaria, ne sono effettivamente presenti solo 121, una situazione che rende difficile la vita non solo dei reclusi, ma anche del personale di custodia, per non parlare degli educatori e degli psicologi, che vengono distribuiti con il contagocce. A tal proposito, bisogna dire che la puntualità della consistenza numerica delle statistiche penitenziarie risente di tre elementi di cui pochi parlano, anzi talvolta vengono proditoriamente omessi: gli eventi giudiziari, che si susseguono da un giorno all’altro, la chiusura per lunghe manutenzioni di reparti che vengono comunque considerati attivi, e la tendenziale autoreferenzialità del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, sempre restio a dire la verità fino in fondo.

Nel carcere di Piazza Lanza fino a 6/8 reclusi per cella

Tuttavia, per i parenti dei reclusi della Casa Circondariale di Piazza Lanza “le chiacchiere stanno a zero”, come ci ha riferito qualcuno di loro, e tanto è bastato per fare in modo che si organizzasse una protesta, nel corso della quale sono state denunciate condizioni davvero gravi, culminate, ad avviso degli organizzatori, con la presenza di 6/8 reclusi per cella.

Si tratta di una una situazione davvero insostenibile, soprattutto quando, come in quest’ultimo caso, non tutte le celle sono dotate di doccia e la temperatura ambientale sale fino a sfiorare i 40 gradi. Appare del tutto chiaro che non è certamente questo il modo per poter assicurare rieducazione e reinserimento ai reclusi, anzi, questo è proprio il sistema migliore per fornire ai cittadini che scontano la loro pena dentro una cella una buona ragione per odiare lo Stato il quale, per primo, in simili condizioni, viola le sue stesse leggi. Eppure la Costituzione italiana e la legge che regola la vita penitenziaria, sul piano meramente teorico, sarebbero perfettamente idonee, ma solo se venissero applicate con il buonsenso e con le risorse necessarie.