Trapani

Cgil trapanese: “Apriamo la questione femminile”

TRAPANI – Un fronte ampio, che colpisce duro, che fa vittime. Che produce violenza. Che consolida disparità, che non consente parità di trattamento, in sintesi, un deficit di democrazia. Chi paga si chiama donna. Chi subisce si chiama donna. Se c’è un fronte, c’è anche una prima linea, per provare a resistere e soprattutto a cambiare. Come? Ponendo la questione femminile.

È pronto a farlo la sindacalista della Cgil trapanese Antonella Granello, componente dei coordinamenti nazionale e regionale Politiche di Genere e Pari Opportunità della Cgil . Con una strategia: “C’è l’urgenza di aprire un confronto sistematico con il governo regionale e con tutte le forze politiche. Nell’agenda di lavoro è necessario dare priorità alla condizione di vita delle donne in tutti i suoi aspetti: economico, sociale, lavorativo, culturale, politico. Ciò pone delle sfide che non possono essere ignorate, sia per l’affermazione di una reale parità sia per la ripresa economica, civile e sociale del nostro Paese. In tal senso, l’occasione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può rappresentare un’occasione da non perdere per un reale cambio di passo”. L’attuale crisi pandemica come elemento di svolta: “Un’opportunità per aggiustare il cammino da percorrere”. Ma con una novità:

“È necessaria una nuova leadership femminile che sappia connettere e attivare la rete di questo cambiamento”. A Trapani, e da Trapani, emerge un primo tassello di questa sfida. La Rete consultiva provinciale delle Donne ha posto il problema della piena applicazione della legge sull’aborto. Perché negli Ospedali gli obiettori di coscienza rischiano, nella sostanza, di negarla. La situazione regionale e locale è da allarme rosso. Anche in questo caso Granello si trova in prima linea come portavoce della Rete: “È impensabile mettere in contrapposizione due diritti individuali, quello della donna a scegliere liberamente della sua gravidanza e quello dei medici di obiettare, perché la scelta di interrompere una gravidanza è un atto di libertà e di scontata responsabilità personale, che riguarda la donna e lei sola. Un atto cui nulla si può obiettare. E coloro che oggi stanno rischiando sono proprio le donne, che non hanno garanzie di un diritto che va reso esigibile, anche perché riguarda la loro salute fisica e psicologica. Questo è ciò che oggi sta accadendo, non solo nella provincia di Trapani, che ha un solo non obiettore, ma anche in Sicilia, con cinque ginecologi su sei che sono obiettori di coscienza. E, considerato quanto sostegno stiamo avendo da molte parti d’Italia, ciò accade anche in molte altre Regioni. Dai dati della relazione del Ministero della Salute del 2019 il tasso dei medici obiettori risulta dell’82,7% a cui va aggiunto quello degli anestesisti che è pari al 79,2%”.

L’iniziativa della Rete ha aperto le porte ad interrogazioni parlamentari alla Camera, al Senato ed all’Assemblea regionale siciliana. La questione femminile va dunque affrontata con nuove leggi e con un nuovo approccio culturale ma anche puntando sui territori. La sindacalista Granello definisce il piano d’azione: “Dobbiamo portare avanti una vertenzialità territoriale facendo più rete fra associazioni femminili, parti sociali, istituzioni varie, politica. E se vogliamo cambiare la fotografia sulla questione femminile, pure a livello territoriale, bisogna partire dal fatto che le politiche di genere vanno inquadrate non come complemento, ma come elemento fondamentale in ogni agenda politica o piano di sviluppo che sostenga una piattaforma attenta alle richieste delle donne”.
Con quattro priorità: “Occupazione, welfare, cultura del rispetto e rappresentanza politica ed istituzionale”.