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Come cambia il centro storico di Palermo

L’immagine più diffusa di Palermo è quella di una città complessa e contraddittoria. Ma proprio le sue tante dinamiche sociali e identitarie riflettono un orizzonte fortemente plurale. Lo rivela un’indagine di Maria Giulia Franco, semiologa laureata all’università di Bologna, che ne ha tratto il volume “Centralità ai margini”, Mohicani edizioni. Per la sua ricerca sul profilo identitario di Palermo e sull’evoluzione del centro storico Maria Giulia Franco ha mappato e scomposto la città nei suoi spazi e nelle sue rappresentazioni, oltre che nei suoi linguaggi.

E ha scelto tre spazi simbolici e molto diversi come il cortile Cascino, il quartiere dell’Albergheria e il Capo. Del cortile Cascino come luogo di degrado urbano e grande povertà si è occupato negli anni Cinquanta il sociologo Danilo Dolci, il Ghandi siciliano protagonista di grandi lotte sociali. La disperata condizione di vita dei suoi abitanti è stata poi raccontata da documentaristi americani e infine da Goffredo Fofi che per qualche tempo affiancò Dolci nelle sue denunce e andò a vivere proprio nel cortile Cascino.

L’Albergheria è un altro quartiere popolare che attorno al mercato di Ballarò ha visto crescere una forte presenza multietnica. Il Capo, terzo luogo simbolo dell’indagine, è il quartiere nel quale si trova il mercato popolare che ha acquistato una forte attrattiva turistica dopo il declino della Vucciria. Questi tre luoghi esprimono una grande diversità fisica e socio-economica rispetto al resto della città che con gli ultimi piani regolatori (quello del 1957 e quello del 1962) si è sviluppato nel segno di un’espansione verso le aree periferiche e verso quelle residenziali. Il centro storico ha così subito un processo di accentuata marginalità morfologica e sociale.

Maria Giulia Franco coglie in questa realtà urbana i segni di una “spazialità confinata” ma vi ritrova anche caratteri autonomi, indipendenti e dinamici di grande interesse. Il Borgo, l’Albergheria o il Capo “racchiudono – scrive – differenti forme di vita e profili identitari, che attualizzano una coesione e un’appartenenza a un determinato status sociale”. E questo li rende “parte integrante di quel luogo e non di un altrove, ma sono ugualmente portatori di una diversità socioeconomica da non poter sottovalutare”. Le differenze e le complessità di Palermo offrono così ai luoghi simbolo del centro storico un possibile itinerario di rinascita.