Scuola

Coronavirus, alunni in aula in gennaio, già pronto il Piano



Mancano gli ultimi ritocchi ma è molto probabile che il Piano per la ripartenza della scuola sarà pronto per oggi o al massimo domani.

L’imperativo è riaprire il sette gennaio in presenza, anche per le Superiori, seppure, come prevede il Dpcm, per il settantacinque per cento degli allievi.

Ma alcune Regioni, Veneto e Campania, chiedono che nei loro territori la percentuale scenda al cinquanta per cento, almeno all’inizio. Anche se un ostacolo non di poco conto alla riapertura potrebbe essere rappresentato dalla nuova variante del virus che ha portato l’Italia a seguire la line della “massima prudenza” e a chiudere i voli da e per il Regno Unito.

Proprio in questi giorni saranno effettuate delle verifiche per analizzare la possibilità di una eventuale diffusione della nuova variante anche in Italia. E non sono escluse misure più stringenti.

Intanto si lavora sul nodo trasporti, “sul quale i Prefetti ci stanno dando una grande mano perché le misure devono essere territoriali”, ha detto la ministro Lucia Azzolina.

Nel frattempo però i presidi, come già hanno fatto i sindacati, chiedono alla Azzolina che “a tutti i tavoli provinciali coordinati dai Prefetti siano invitati anche i dirigenti scolastici per evitare soluzioni calate dall’alto: solo i presidi hanno piena contezza delle necessità di spostamento di studenti e docenti e quindi sono in grado di proporre soluzioni ragionevoli e basate sui dati di realtà.

Gli altri pilastri della ripartenza sono gli orari scaglionati di uffici, negozi e scuole e il tracing prioritario per il mondo dell’istruzione.

Su questi tre pilastri, dai quali non si può prescindere, il Governo ha trovato un accordo.

“Siamo stati unanimi nell’indicare la data del sette gennaio”, ha tenuto a precisare Azzolina in tv e poco prima il ministro della Salute Roberto Speranza aveva detto la stessa cosa.

Insomma, l’esecutivo marcia compatto sulla riapertura, “e non importa – ha sottolineato la Ministro – che il sette sia un giovedì: non possiamo perdere nemmeno un’altra ora se lasciamo i nostri studenti a fare solo didattica a distanza è il Paese che perderà competenze e la Scuola è anche motore di sviluppo economico del Paese”.

“La Scuola – ha spiegato – è considerata da alcuni non come un’attività produttiva. Ma non si capisce che l’istruzione è ascensore sociale, che può migliorare e salvare le vite delle persone”.

Lucia Azzolina ha parlato anche di uno studio condotto dall’epidemiologa Sara Gandini che dimostra come “non siano gli studenti i responsabili degli aumenti dei casi positivi in autunno: la scuola appare un luogo sicuro, non di contagio”.

Per questo da settimane la Ministro spinge per la riapertura.