Giustizia

Corte conti, pratica in ritardo, condannati dirigenti regionali

I giudici della Corte dei Conti presieduta da Vincenzo Lo Presti (nella foto) hanno condannato i dirigenti del dipartimento Territorio e ambiente della Regione Siciliana Pietro Tolomeo, Vincenzo Sansone e Salvatore Anzà a pagare
centoquarantaseimila euro ciascuno.

Assolti Francesca Marcenò, dirigente del dipartimento Industria e Gioacchino Genchi, dirigente del dipartimento Territorio e ambiente.

La procura contabile aveva chiesto duecentonovantamila euro ciascuno per un danno erariale subito dalla Regione siciliana che nel 2016 ha dovuto risarcire la New Energy srl, una società romana che avrebbe voluto realizzare a Ragusa un impianto di energia alimentato da biomasse.

Il via libera è arrivato con incomprensibile ritardo, quando ormai la società aveva perduto il finanziamento europeo.

La New Energy si è rivolta alla giustizia amministrativa che gli ha dato ragione sia in primo grado, al Tar, che in appello davanti al Cga. Il “protrarsi del procedimento amministrativo” è stato “ingiustificato e illegittimo”.

Alla fine secondo i giudici contabili è all’Assessorato regionale al territorio che la pratica si sarebbe bloccata e non al dipartimento all’Industria.

Nella sentenza i giudici parlano di “incapacità organizzative, scarsa razionalità delle procedure, resistenze a oltranza a dismettere ambiti di potere e logiche procedimentali-organizzative, incapacità degli stessi vertici politico-istituzionali dell’assessorato di mettere ordine alle competenze e alle procedure” che “hanno contribuito a sterilizzare gli istituti di semplificazione previsti dal legislatore e a dimenticare l esigenza di certezza e tempestività della risposta attesa dal privato entrato in contatto con la pubblica amministrazione”.

Le persone citate in giudizio si sono difese sostenendo di avere rispettato le procedure. Che i ritardi, gli intoppi e il mancato via libera non è imputabile a loro colpe, semmai a quelle di altri. I funzionari condannati presenteranno ricorso. Erano difesi dagli avvocati Massimiliano Mangano e Mauro Barresi.