Fatti

Covid, allarme Cts, “Varianti presenti nell’88% delle regioni”

Da domani la Sicilia sarà “zona gialla“. La diffusione delle nuove varianti nell’Isola – e nel resto del Paese – preoccupa gli esperti. Il consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi, chiede un nuovo lockdown totale, con chiusura di tutte le attività non essenziali e delle scuole. Il Comitato tecnico scientifico raccomanda di rafforzare le misure.

Varianti virus, presenti nell’88% delle regioni esaminate

La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico – che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni (vendita degli skipass contingentati e impianti al 50%) – scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia. Un’analisi condotta in 16 regioni e province autonome dalla quale è emersa la presenza delle varianti nell’88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%.

I dubbi sulla “zona gialla” e le raccomandazioni del Cts: “Rafforzare le misure in tutta Italia”

Alla luce di ciò lo studio raccomandava di “intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il Paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto“. Rispondendo a Speranza, gli esperti sottolineano innanzitutto che la situazione epidemiologica “rimane un presupposto fondamentale” per poter procedere alle riaperture e che in ogni caso ogni azione “va valutata con cautela rispetto al possibile impatto” sui territori.

Anche perché le misure previste per le zone gialle “dimostrano una capacità di mitigare una potenziale crescita dell’incidenza ma non determinano sensibili riduzioni” che, invece, si osservano nelle zone arancioni e rosse.

Nessun ok per gli impianti sciistici e perplessità sulla scuola

C’è poi da tener conto di altri due fattori: la ripresa della scuola in presenza, il cui “impatto andrebbe monitorato prima di valutare ulteriori rilasci”, e, appunto, la presenza delle varianti del virus che, dice lo studio, stanno provocando una nuova crescita dell’epidemia, “con un impatto sostenuto sui sistemi sanitari”. “È, pertanto, evidente – dicono gli esperti – che la riapertura degli impianti…non può prescindere da una attenta valutazione dall’impatto di quanto sopra rappresentato”. Per questo, è la conclusione del Cts, spetta al decisore politico la valutazione, ma “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”.

L’ipotesi di nuove restrizioni in arrivo

Tutte le misure per contenere il virus, indicate nei protocolli tecnici – da quelli per bar e ristoranti a quelli per lo sci fino alle indicazioni su cinema, teatri, musei, palestre e piscine – “dovranno essere modulate in funzione delle condizioni epidemiologiche”. Lo sottolinea il Cts nel verbale dell’ultima riunione ribadendo, in ogni caso, che le disposizioni applicative dei pareri, le decisioni se applicare o meno le misure e i tempi con cui queste vanno attuate “rimangono in capo al decisore politico”. I pareri tecnici, i protocolli di sicurezza, la validazione e l’approvazione di procedure per la salvaguardia dei cittadini, dicono i tecnici, sono infatti tutti documenti che contengono “indirizzi operativi specifici, finalizzati a fornire uno strumento di applicazione delle misure di prevenzione e contenimento”, che devono sempre essere valutate in base all’andamento del virus. Le scelte finali spettano poi alla politica.