Politica

Covid, domani le nuove strette, anche su Pasqua

Con un tasso di positività nazionale salito al 6,2% e soprattutto con le terapie intensive sature, in cui è stata superata la soglia critica, il Comitato tecnico scientifico ha raccomandato più rigore nei weekend e regole più stringenti anche in zona gialla.

Ma tra i ministri c’è anche chi non vorrebbe penalizzare ancor più ristoranti e negozi. Vedremo dunque quanto costerà tutto questo in termini di vite umane visto che ci sono stati altri 332 morti nell’ultimo bollettino.

Italia rossa a Pasqua

Si parla di un’Italia zona rossa anche a Pasqua come a Natale, con regole, divieti e restrizioni in giorni festivi e prefestivi per arginare la diffusione del coronavirus. Chiusure nel weekend, zona gialla rafforzata con misure ad hoc destinate a integrare il Dpcm del sei marzo per contrastare la variante inglese del covid.

Oggi il governo, che ha in programma un confronto con le regioni, sulla base delle informazioni aggiornate, valuterà i provvedimenti da adottare domani.

“Nel governo e nella Cabina di Regia – ha detto il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli – è ovvio che ci sia dibattito: dopo un anno di pandemia c’è una economia molto provata e c’è una discrasia tra esigenze di misure di contenimento della pandemia, mentre si sviluppa un piano vaccinale e il sostegno a una economia che soffre”.

Per cui, secondo Patuanelli, “E’ molto probabile che per Pasqua si vada verso un meccanismo simile a quello adottato per Natale: zone rosse nei festivi e prefestivi, ossia nei giorni in cui i movimenti potrebbero essere più massicci”.

Draghi ha sottolineato l’importanza di informare i cittadini in anticipo: varare le misure domani e introdurle nel weekend del 13 e 14 marzo comprimerebbe i tempi.

Si punta sui vaccini

Si punta intanto sui vaccini e il ministro della Salute Roberto Speranza si è dimostrato ottimista sulla campagna vaccinale: aspettiamo “fino a ottanta milioni di dosi nel terzo trimestre”, ha detto.

“Servono nuove misure, nuove regole – ha detto Speranza – perché il virus corre più velocemente con la variante inglese del Covid, più contagiosa del 35-40%. Le decisioni devono essere sostenute da dati il più possibile aggiornati. La richiesta degli scienziati è assumere misure più rigorose, dovremo valutare con attenzione i numeri e adottare misure proporzionate. Davanti a noi abbiamo settimane non semplici ma arriveranno dosi di vaccino in misura più consistente e questo ci permetterà di correre”.

Atteso nel pomeriggio dall’Ema il parere sul vaccino Johnson&Johnson e di questi fatti si parlerà oggi nel vertice Governo-regioni sul Piano vaccini.

Nel Ministero dello Sviluppo economico è invece in programma il tavolo con Aifa, Farmindustria e Figliuolo.

Terapie Intensive, superata soglia critica

Ma ciò che preoccupa di più è l’occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid che in Italia è tornata a superare la soglia critica del 30%, salendo in dieci giorni del 6% e portando l’orologio indietro di due mesi, al livello di metà gennaio.
La Sicilia, per fortuna, anche se i contagi sono in crescita, non è in emergenza e il quadro nazionale è caratterizzato da grandi differenze territoriali, come emerge dal monitoraggio dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).

Rispetto ai dati del primo marzo si è passati dal 25% al 31% e a superare la soglia critica del sono: Abruzzo (41%), Emilia Romagna (40%), Friuli Venezia Giulia (34%), Lombardia (43%), Marche (44%), Molise (67%), Province autonome di Bolzano (39%) e Trento (54%), Piemonte (36%), Toscana (36%), Umbria (57%).

A crescere, secondo il monitoraggio Agenas è anche il numero dei posti letto per malati Covid nei reparti ospedalieri: il valore nazionale tocca quota 35%, ovvero +5% rispetto al primo marzo, ma comunque ancora sotto la soglia critica, definita in questo caso pari al 40%. A superarla sono sette regioni: Abruzzo (45%), Emilia Romagna (47%), Lombardia (46%), Marche (54%), Molise (45%), Piemonte (42%) e Umbria (51%).

Più giovane il paziente medio

Colpisce poi, il cambio del paziente tipo: medici di 45-50 anni ora ritrovano in corsia, intubati, ex compagni di scuola. Non vedono più gli anziani, ora curano i coetanei.

I medici parlano di un abbassamento di almeno dieci anni dell’età media dei ricoverati in rianimazione, da 64-74 anni della prima ondata a 54-64.