Agricoltura

Crisi agrumicola, dalla Sicilia un grido di allarme

CATANIA – L’ennesimo peggioramento delle condizioni del comparto agrumicolo unite alle difficoltà imposte dalla pandemia e le modifiche delle condizioni di mercato hanno spinto alcune delle principali sigle sindacali del mondo agrumicolo a fare sistema per scrivere al Governo centrale. Giovedì 25 febbraio Cia Sicilia Orientale, Confagricoltura Catania e Frutimpresa Sicilia si sono riunite in conferenza stampa nella “casa comune” del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia per illustrare un altro status quo complicatissimo e annunciare l’invio di un documento condiviso che porti all’apertura di un dibattito con la Regione Siciliana e il Mipaaf.

“Abbiamo avviato la nuova stagione con grandi speranze, con l’umiltà di chi vuole continuare a svolgere con spirito di servizio il ruolo di aziende produttrici di arance, ma ci ritroviamo a dover lanciare nuovamente un grido di allarme – spiega il presidente di Confagricoltura Catania, Giovanni Selvaggi -. L’eccezionalità delle condizioni climatiche ci hanno consegnato un frutto medio piccolo, di scarsa qualità e con problemi di collocazione nel mercato. La chiusura di mercati e ristoranti ci ha perfino costretto a declassare i grossi calibri per lo smercio. Sono alcune delle motivazione per cui chiediamo un intervento immediato del nostro governatore Musumeci e del neo eletto ministro all’Agricoltura Stefano Patuanelli”.

“Da anni chiediamo un intervento programmatico – continua Selvaggi -, aspettiamo una soluzione legislativa ai problemi che riguardano la nostra attività, ma sentiamo parlare di agricoltura solo quando viene tirato in ballo il caporalato. Non possiamo più piegarci a questa distorsione. Siamo aziende che hanno garantito lavoro vero e non lavoro nero, abbiamo fatto tutto il possibile per lavorare con dignità e per questo desideriamo essere ascoltati da un governo che riconosca le nostre vere crisi e le nostre vere necessità. Siamo qui insieme per lanciare un nuovo grido di allarme sperando porti finalmente a delle conclusioni”.

Da Catania è intervenuto anche il presidente della Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro. “L’arancia era il simbolo della Sicilia, oggi è prodotta in tutto il mondo, ma rimane una delle nostre principali economie. Tra i problemi rimasti attuali c’è sempre il virus Tristeza, che ha costretto molte aziende a rinnovare gli impianti con sacrificio e senza veder ripagato il proprio investimento. Questa è una denuncia che facciamo da diversi anni, che abbiamo sottoposto a tutti i Governi che si sono succeduti senza mai trovare una soluzione. Il bando Tristeza che prevede un indennizzo per 8 milioni di euro è insufficiente a fronte di migliaia e migliaia di euro di danni subiti per il virus dalle aziende siciliane e aggiungo: al bando hanno avuto accesso solo pochissime aziende. Uscito nell’ottobre 2020, con scadenza dicembre 2020, è andato quasi deserto perché i burocrati hanno fatto di tutto perchè fosse così. Evidentemente alla politica non importa nulla delle nostre difficoltà, ma siamo qui insieme perché è necessario che ascoltino le esigenze del nostro territorio. Chiediamo di essere incontrati”.

Il presidente di Frutimpresa Sicilia Placido Manganaro ha evidenziato un altro problema. “Bisogna attenzionare la problematica dei costi. Quelli in cui c’imbattiamo in Sicilia non sono uguali a quelli di Spagna o Polonia e nemmeno della Puglia. In un momento di crisi come l’attuale, in cui abbiamo una grande quantità di prodotto e poco mercato, questo problema è estremamente reale. I prezzi di vendita sono così bassi da non riuscire neppure a coprire le spese, dobbiamo capire davvero quale futuro vogliamo dare alle arance in Sicilia”.

Twitter: @ChiaraBorzi