Impresa

Crollo dei prestiti concessi alle partite Iva in Sicilia, così molte a rischio usura

PALERMO – Calano i prestiti concessi dalle banche alle piccole e medie imprese siciliane. Nel 2022 ben 161 milioni di euro in meno rispetto all’anno prima. Questo significa che gli imprenditori sono sempre più a rischio usura nell’Isola. È sempre più difficile, per le piccole e micro imprese siciliane e i liberi professionisti, accedere al prestito e riuscire a ripagare i debiti senza affrontare criticità. Si tratta dei cosiddetti “impieghi vivi”, cioè i prestiti al netto delle sofferenze, che non presentano difficoltà in termini di insolvenza.

I numeri peggiori riguardano la provincia di Ragusa

I dati della Banca d’Italia, elaborati dall’ufficio studi della Cgia, raccontano come questi casi positivi siano calati, dal 2021 al 2022, su tutto il territorio isolano: i numeri peggiori riguardano la provincia di Ragusa, dove si segna una riduzione del 6,22%, che si concretizzano in quasi 42 milioni di euro in meno; a seguire si trova Siracusa, con una percentuale del -3,63%, e 16 milioni di euro in meno. Sulla falsariga di Siracusa c’è Catania, con una riduzione del -3,22%, e una differenza di 42 milioni di euro. Subito sotto c’è Agrigento, al -3,06%, e una riduzione di 13 milioni di euro; quindi, Messina, a -2,33%, Enna, a -2,25%, e Trapani, a -1,9%. Sempre in negativo, Palermo, a -1,26%.

La situazione migliore a Caltanissetta

La situazione migliore, con una sostanziale stabilità da un anno all’altro, è Caltanissetta, unica provincia che segnala una percentuale in positivo dello 0,14%, e un aumento degli impieghi vivi per circa 300 mila euro. In totale, nella regione si passa da 5 miliardi e 719,60 milioni di euro del 2021 di impieghi vivi a 5 miliardi 558,90 milioni del 2022.

Un risultato in negativo di 160 milioni, per una percentuale media, per l’intera Isola, del -2,81%. A livello nazionale, i dati sono anche peggiori: tra il 2021 e il 2022 i soli impieghi vivi alle aziende con meno di 20 addetti sono scesi di 5,3 miliardi di euro (-4,3%). Lo stock complessivo dei prestiti erogati a questo segmento di aziende è passato da 124 a 118,7 miliardi di euro.

Prestiti a partite iva e Pmi, un problema non di poco conto

Queste micro realtà, tradizionalmente sottocapitalizzate e a corto di liquidità, da tempo non sono più appetibili commercialmente dal sistema bancario. I motivi sono tanti: l’esplosione del commercio on line, la storica concorrenza praticata dalla grande distribuzione, il peso delle tasse e dei costi fissi hanno contribuito a diminuire il numero delle botteghe e dei negozi di prossimità presenti nel Paese. Il mondo del credito, poi, nell’ultimo decennio ha subito molte restrizioni imposte dalla Banca centrale europea in materia di erogazione del credito. Questi vincoli hanno aumentato enormemente la soglia del merito creditizio, “allontanando” tantissimi piccoli imprenditori dai canali ufficiali di approvvigionamento della liquidità.

Non sono pochi quelli ‘caduti’ nella rete tesa dagli usurai

“E tra questi ultimi, purtroppo – hanno sottolineato dalla Cgia di Mestre – non sono nemmeno pochi quelli ‘caduti’ nella rete tesa dagli usurai; un fenomeno, quello dello ‘strozzinaggio’, molto ‘carsico e sempre più spesso ‘controllato’ dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso che, nei momenti di difficoltà, sono gli unici soggetti che dispongono di ingenti quote di denaro pronte ad essere immesse nel mercato economico”.

Le regioni che hanno subito le contrazioni degli impieghi vivi più importanti sono state il Veneto con il -6,24% (pari a -821,2 milioni di euro), l’Umbria con il -6,49% (-137,1 milioni), il Friuli Venezia Giulia con il -6,54% (-177,8 milioni) e, in particolar modo, proporzionalmente la Liguria con il -7,12% (-214,4 milioni di euro). A livello provinciale, invece, la chiusura dei rubinetti del credito ha “colpito”, soprattutto Savona con il -7,92% (-61,7 milioni di euro), Venezia con il -7,93% (-173,8 milioni) e Sondrio con il -8,32% (-59,8 milioni). Le realtà più colpite sono state due province della Romagna: Forlì-Cesena che ha visto diminuire il flusso dei prestiti del 9,38% (-135,5 milioni) e Ravenna con il -10,36% (-135,2 milioni). Delle 107 province italiane monitorate dall’elaborazione dell’ufficio studi della Cgia, solo cinque presentano risultati positivi: oltre Caltanissetta, ci sono Biella (+0,10%), Sassari (+1,49%), Sud Sardegna (+1,61%) e Nuoro (+3,98%).