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Dall’Avvocatura un aiuto concreto per il Governo e le varie istituzioni

Intervistato dal direttore, Carlo Alberto Tregua, l’avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli, risponde alle domande del QdS.

di Anna Maria Verna

Lei è la prima donna, nella storia dell’Avvocatura dello Stato, ad assumere il ruolo di avvocato generale…
“A dicembre scorso il Presidente Mattarella, nel discorso tenuto in occasione degli auguri per le festività alle alte cariche, ha detto che il 2019 è stato un anno bello perché ha visto alcune donne raggiungere ruoli importanti ai vertici delle istituzioni, come Maria Elisabetta Alberti Casellati in Senato e Marta Cartabia in Corte Costituzionale. Le donne, ha sottolineato il Presidente, sono un fattore di crescita e di equilibrio. Trovo questa una sintesi molto felice. Non chiamatemi, però, avvocata. Il termine al maschile si riferisce alla carica che ricopro, non certo alla mia persona, per cui è improprio usarlo al femminile”.

Cosa pensa delle quote rosa?
“La legge Golfo-Mosca ha aiutato moltissimo. Va detto, anche ai più alti livelli della Pa conta molto la competenza e nel settore pubblico, paradossalmente, è più facile che ciò accada. Le nostre modalità di reclutamento sono molto severe e selettive. Avendo di regola pochi posti da mettere a concorso automaticamente la selezione è più elevata, tant’è vero che i nostri avvocati sono spesso ai primissimi posti anche nei concorsi in Magistratura. Le discriminazioni non c’entrano. Nel privato, invece, le aspettative di carriera sono spesso più difficili da realizzare. Qualche volta accade che si accetti un livello più basso di inquadramento o si rinuncia addirittura a una promozione per rendere il lavoro più facilmente compatibile con la famiglia”.

Serve una rivoluzione culturale?
“Anche per la mia provenienza napoletana, sono convinta dell’importanza di una borghesia intellettuale colta e illuminata che giochi un ruolo decisivo anche sociale. A Napoli per tradizione c’è e c’è sempre stata grande attenzione verso la cultura”.

Bisognerebbe puntare sui giovani dotandoli non soltanto delle conoscenze ma di maggiori competenze?
“Da noi la formazione che si riceve consente molte opportunità. In Avvocatura, anche da giovanissimi, si può difendere davanti a tutte le giurisdizioni italiane e anche davanti ad alcune sovranazionali. Questo fa di noi un unicum nel panorama generale, perché di solito gli studi sono specializzati in campo solo nazionale o solo internazionale. Non a tutti gli avvocati capita di difendere in Corte Costituzionale, mentre questa è, ad esempio, una possibilità più realizzabile per gli avvocati dello Stato. Stiamo facendo crescere i giovani anche la coassegnazione degli affari più complessi. Cerco di coinvolgere a rotazione tutti: è giusto che io e quelli della mia generazione insegniamo ai nuovi quello che abbiamo imparato e offriamo loro occasioni di crescita, come gli avvocati più anziani hanno fatto con noi. ”.

L’Avvocatura mi sembra una struttura molto motivata…
“Io vorrei che si diffondesse l’idea di un’Avvocatura meno sconosciuta nei suoi compiti e funzioni istituzionali, con particolare riferimento alla collaborazione con il Governo e con le Istituzioni della Repubblica. Per esempio, a Genova si è creata un’ottima sinergia tra noi di Roma, i colleghi della Distrettuale e le varie amministrazioni. Si possono raggiungere risultati importanti collaborando. Consideri che la Corte di Giustizia, durante l’emergenza, era restia a farci fare le udienze da remoto, ma poi ce le ha concesse, perché ha capito la difficoltà del momento emergenziale. Ho affittato l’attrezzatura ad hoc e ho allestito una delle nostre sale, bandiere comprese per dare anche l’immagine istituzionale più solenne”.

Siete già digitalizzati?
“Perseguiamo questo obiettivo da circa vent’anni. Già nel 2002 avevamo rinnovato tutto il sistema informatico per rendere possibile il fascicolo digitale. Il mio predecessore, l’Avv. Massella Ducci Teri, ha denominato il progetto avanzato di digitalizzazione Avvocatura 2020. L’ho citato anche nel mio discorso d’insediamento. Poiché sono anche l’Agente del Governo alla Corte di Giustizia dell’Unione europea e dal 2012 è operativo il sistema telematico, il mio ufficio di Agente del Governo è totalmente paperless, con un risparmio di circa 300.000 euro all’anno. In Italia il processo civile e il processo amministrativo sono telematici, mentre non lo sono ancora il processo penale, e quelli innanzi alla Corte costituzionale e alla Corte Suprema di Cassazione”.

Cos’è cambiato con il Covid?
“Quando è arrivata l’emergenza epidemiologica abbiamo capito che dovevamo organizzarci subito. All’inizio non si sapeva se addirittura la carta potesse essere veicolo di contagio. Nel giro di pochi giorni abbiamo dotato il personale di possibilità di accesso da remoto a tutte le nostre banche dati, messo in smart working circa il 70% del personale amministrativo e ridotto l’orario di apertura delle Sedi. Abbiamo stilato con il sindacato un mansionario per affrontare il lavoro nell’emergenza. Il rischio, semmai, è che lavorando da casa non c’è mai una fine”.

Avete esentato qualcuno dal lavoro?
“In bassa percentuale durante il lockdown. La Distrettuale di Milano ha funzionato benissimo anche da remoto quando per la gravità della situazione sanitaria ha dovuto chiudere. Ero regolarmente in contatto con gli Avvocati Distrettuali delle zone più colpite, Milano, Brescia, Torino e Bologna”.

Ci sono le premesse per una diversa e migliore organizzazione del lavoro?
“Eravamo praticamente pronti per questo salto qualitativo. La pandemia ha funzionato da stress test e da acceleratore. Ora anche alcuni dei colleghi prima più restii non vogliono più tornare indietro. Abbiamo riconvertito alcune mansioni per ottimizzare i processi di lavorazione. Facendo un bilancio ex post, posso dire che la risposta è stata buona. Certo, poi ci siamo accorti che l’economia locale stava risentendo del nostro smart working. Nessuno a mangiare nei ristoranti vicini, a prendere il caffè al bar. È chiaro che non tutto è perfetto. I momenti difficili ci sono e, se ci sono problemi di connessione è un guaio, però questo cambiamento ci consentirà di rimodulare l’organizzazione interna in senso più moderno e sfruttare al meglio tutte le professionalità. Fortunatamente, il Governo nell’ultima Finanziaria ci ha assegnato 25 amministrativi e 15 avvocati”.

In Avvocatura l’avvocato è anche il capo dell’organizzazione?
“Nell’Avvocatura i singoli avvocati non si occupano della parte amministrativa, tranne il segretario generale e l’Avvocato distrettuale. Sono stata segretario generale e mi sono resa conto che quel lavoro non è sempre facile per un avvocato, perché presuppone un altro tipo di formazione. È sufficiente che un impiegato inciampi in un filo, si faccia male e si può essere responsabili penalmente dell’accaduto. Mi sono sempre battuta perché l’Avvocatura avesse il ruolo dirigenziale. Grazie alla Finanziaria stiamo ovviando anche a questo. Prenderemo dei dirigenti tramite concorso”.

Quante cause seguite?
“Nel 2019 gli affari legali contenzioni nelle nostre 25 sedi sono stati circa 140.000. A oggi, nel 2020, ne abbiamo 50.000. Ne vinciamo più del 65%. Siamo riusciti a ottenere molti risultati positivi nel contenzioso tributario in Cassazione attraverso le udienze tematiche e anche attraverso la riconduzione a unità di orientamenti giurisprudenziali non univoci. Risultati positivi anche innanzi al giudice amministrativo”.

Il sistema telematico vi consente di seguire meglio anche le Distrettuali?
“Durante l’emergenza abbiamo potenziato il coordinamento fra le 25 Avvocature distrettuali. Ogni volta che sono state approvate nuove norme o protocolli d’intesa per le udienze da remoto ho provveduto a inviare note di comunicazione e di chiarimento. Almeno su tutto il territorio nazionale abbiamo cercato di avere un comportamento omogeneo”.

Lei ha una diversa mentalità rispetto a ciò con cui di solito si ha a che fare nella Pubblica amministrazione…
“Abbiamo una doppia veste istituzionale: una amministrativa per le strutture di supporto e una più simile a uno studio legale per l’attività professionale. Credo che l’orgoglio dell’appartenenza alla Avvocatura sia anche espressione di elevato senso del dovere e di consapevolezza del proprio ruolo. Quando due anni fa sono entrati in servizio i nuovi procuratori, abbiamo dedicato loro una lezione non solo sulle funzioni e i compiti dell’Avvocatura dello Stato, ma anche sulla deontologia professionale e sul cerimoniale. Gli abbiamo detto, per esempio, come è corretto comportarsi con i colleghi più anziani, come regolarsi in udienza nei confronti dei giudici e degli avvocati”.