Bellezza

Dal teatro ai fumetti…La cultura è donna

Una storia che parla di libertà, riscatto sociale e di emancipazione femminile. È “Vento di libertà” l’ultimo lavoro del fumettista Lelio Bonaccorso, il primo da solista, uscito per la collana Ariel di Tunuè, curata da Simona Binni dedicata al dialogo tra il femminile e il maschile.

Nel 1282 la Sicilia si ribella al dominio degli oppressori francesi, gli Angioini, dando vita a quella che la storia ricorda come una delle prime rivoluzioni popolari: i Vespri siciliani. Tra le vicende di quel periodo c’è l’assedio di Messina che durò 72 giorni e vide due donne, Dina e Clarenza, sfidare la morte e combattere per la libertà. Una storia tutta al femminile di coraggio e determinazione che Bonaccorso ci restituisce in un graphic novel che mescola finzione e realtà.

Con questo lavoro, spiega all’Adnkronos il fumettista messinese, “ho voluto rendere omaggio alla mia terra, raccontando la storia di autodeterminazione di un popolo poco nota, e alle donne, che nei racconti del passato vengono narrate sempre come prostitute, pazze, streghe come se non avessero mai avuto un ruolo importante ed invece non è così. Ci sono delle figure che sono state un po’ cancellate dalle cronache storiche e Dina e Clarenza sono due di queste”.

Appartenenza ad un territorio, libertà, pari opportunità e diritti ma anche il pregiudizio verso lo straniero, il diverso e l’amore come motore per il raggiungimento della salvezza: temi centrali, oggi più di ieri.

Il primo passo per una società libera e giusta, secondo Bonaccorso, “è cercare di comprendere quello che si considera diverso. Senza la comprensione non c’è una reale consapevolezza neanche di se stessi e di conseguenza le scelte che si fanno sono parziali. Tante volte le persone giudicano senza sapere, senza conoscere le situazioni per un pregiudizio che ci massacra. È un lavoro culturale lungo che dobbiamo fare. Apriamoci dunque anche a chi non conosciamo e iniziamo un percorso collettivo” dove anche la narrazione può fare la sua parte.

Credo nella potenza delle storie che veramente possono cambiare la realtà. La narrazione tante volte ha ribaltato le situazioni. Per questo voglio raccontare storie che sono poco note, di persone comuni che hanno fatto la differenza” afferma Bonaccorso che con il suo lavoro intende restituire un’immagine diversa della sua terra: “la Sicilia non è soltanto mafia o bel mare, bella spiaggia. Noi soprattutto a Messina abbiamo dimenticato chi siamo; per cui il mio intento è ricordare le nostre origini. Solo se sai da dove vieni riesci a progettare un futuro”.

Un lavoro per la sua terra che Bonaccorso ha realizzato coinvolgendo giovani esordenti messinesi: Giuliana La Malfa, Deborah Braccini, Giuliana Rinoldo, Alessandro Oliveri.

Prende il via oggi il ciclo di “Confini e Sconfinamenti”

Ritorna oggi “Confini e Sconfinamenti” con un ciclo di otto incontri-bio-interviste realizzati con importanti autori e autrici della drammaturgia siciliana contemporanea. L’evento, che si svolgerà in diretta streaming, ideato e curato da Filippa Ilardo e Simona Scattina, è organizzato da Rete Latitudini con la collaborazione del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania e in partnership con Theatron 2.0.

Emma Dante, raffinata e pluripremiata regista, attrice e drammaturga, insieme all’attore e scenografo Carmine Maringola, inaugureranno questo ciclo di incontri proprio in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, alle ore 18.30 collegandosi insieme ai professori Anna Barsotti dell’Università di Pisa e Vittorio Fiore dell’Università di Catania. Questo primo atteso appuntamento, coordinato da Simona Scattina, si incentra sulla poetica di Emma Dante e si intitola ”Vissi d’arte, vissi d’amore”.

La critica teatrale Filippa Ilardo descrive così Confini e Sconfinamenti: “In queste puntate metteremo gli autori in condizioni di raccontarsi, di narrare il loro lavoro, il loro percorso creativo, di svelare al pubblico gli arnesi del loro mestiere, la riflessione e il pensiero che c’è dietro un’opera teatrale. Può la creazione artistica essere tradotta in narrazione? Definire l’arte è sempre qualcosa di molto difficile. Eppure noi ci proviamo, anche solo per dare un ordine e avere poi il gusto di sovvertirlo, cercare un senso e sconfinare nell’oltre”.

Simona Scattina, docente di Discipline dello spettacolo presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, aggiunge: “Confini e Sconfinamenti nasce nel 2020 dalla volontà di Filippa e mia di rivolgere il nostro sguardo al teatro contemporaneo e alle sue ibridazioni. Attraverso questo secondo ciclo di incontri continueremo a muoverci tra i confini della Sicilia e la volontà di andare ‘al di fuori’, nella prospettiva dell’altrove. Per l’appunto di ‘sconfinare’”.

Gli incontri di “Confini e Sconfinamenti” verranno trasmessi in diretta sulle pagine Facebook di Latitudini e Theatron 2.0 e saranno disponibili successivamente anche sul canale YouTube di Latitudini.

Il secondo appuntamento, in programma mercoledì 16 marzo alle ore 18.30, sarà dedicato al drammaturgo Davide Enia e al musicista Giulio Barocchieri ed avrà come titolo “Nell’abisso drammaturgico”. Questo ciclo di incontri dedicati alla nuova drammaturgia siciliana, si concluderanno a inizio maggio.

Un’occasione per riflettere sul superamento del gender gap

La Giornata internazionale dei diritti della donna ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo.

“Oggi più che mai, le celebrazioni in occasione di questa festa dovrebbero far riflettere in merito al gender gap e alle equiparazioni salariali e sociali”, spiega Rossana Berardi, presidente di Women for Oncology Italy. “Nel mondo della medicina, il genere femminile di base è sempre stato associato con un aspetto più di accoglienza, di presa in carico e di cura delle persone. Non è un caso che nei secoli scorsi la donna in ambito sanitario sia sempre stata associata con la figura dell’infermiera, mentre l’uomo con il medico e la scienza. Questa è una visione tradizionale che stiamo cercando di superare, tenendo conto del fatto che le donne hanno skills trasversali che andrebbero valorizzate e incentivate. Vorrei sottolineare il fatto che qui non è in discussione la contrapposizione di genere”.

“Noi come Women for Oncology Italy – aggiunge – pensiamo che ci siano donne di grande valore come il contrario e la stessa cosa negli uomini. Quello che vorremmo proporre come donne e professioniste è un’equità che è al di là del genere. Tradotto significa che se il 70% di donne entrano nell’ambito sanitario, diventando medici o ricercatrici, non è pensabile che solo il 16% abbiano una posizione apicale. Questo è iniquo, come lo sarebbe se riguardasse un uomo. Non è una contrapposizione di genere, ma dare a tutti la pari opportunità di fare un percorso dimostrando il proprio valore e venendo riconosciuti per il proprio merito. Le nostre doti ci portano a occuparci di attività lavorative che magari ci vengono più congeniali e che ci permettono di esprimere al meglio queste doti di accoglienza e di comunicazione, ma certamente ciò non vuol dire che non possiamo essere abili anche in altri settori, così come non possano essere abili gli uomini in settori prettamente più femminili. Dove c’è un’abilità è giusto che venga esplicitata, così come anche nel mondo dell’educazione e della formazione, a mio avviso importantissimi e che sono prevalentemente femminili. È altrettanto evidente però che non ci sono lavori da donna e lavori da uomini, ci sono lavori per le persone che sono portate, hanno capacità, abilità e professionalità in quel tipo di attività, a dispetto del genere”.

Stiamo quindi andando nella giusta direzione e il numero di donne in sanità raggiungerà quello degli uomini? La presidente Berardi non ha dubbi: “Stiamo andando in questa direzione e lo dimostra il fatto che ne stiamo parlando con un’ottica di equità che superi il gender gap. Il problema è che dalle stime che gli esperti fanno, per arrivare a una vera equità passerà tanto tempo. Si parla addirittura di 200 anni. Bisogna quindi premere sull’acceleratore. Ci uniamo a tutti gli appelli delle istituzioni e dei politici sia a livello nazionale sia internazionale e chiediamo che tra i parametri di valutazione possa essere inserito come valore la capacità di far crescere tutti a dispetto del genere in maniera equa”.