Inchiesta

Energia, quasi 200 progetti siciliani per impianti rinnovabili “bloccati” dallo Stato

Una matassa ingarbugliata e indistricabile di procedure, pareri, autorizzazioni, procedimenti burocratici che blocca il tanto agognato efficientamento energetico e lo sviluppo di fonti alternative. Fotovoltaico, eolico, geotermico, idroelettrico e da bioenergie, in Italia sono numerosissimi gli impianti “fermi ai box” in attesa che le Regioni o la Stato diano il via libera. È questo il quadro a tinte fosche che emerge dal rapporto “Scacco matto alle rinnovabili” redatto da Legambiente e pubblicato nei giorni scorsi. Ne emergono diversi dati che fotografano alla perfezione la situazione. I progetti ancora in lista d’attesa e in fase di valutazione sono ben 1.364, il 76% dei quali si trova tra Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. Ovvero quell’area della nazione che, per caratteristiche naturali e posizionamento geografico potrebbe dare maggior impulso allo sviluppo di energia da fonti rinnovabili.

Il 2022, dal punto di vista delle autorizzazioni, è stato un vero e proprio annus horribilis. Le Regioni, a cui è in capo la maggior parte delle procedure, hanno dato il loro assenso soltanto all’1% dei progetti per impianti fotovoltaici (in netto calo rispetto agli anni precedenti, nel 2019 il dato era del 41%). Ancor peggio è stato fatto per l’eolico off-shore che – sempre negli scorsi 12 mesi – è rimasto fermo al palo con un emblematico 0%.

Ne consegue una forte contrazione del contributo delle rinnovabili al fabbisogno nazionale, pari al 32% nel 2022. A pesare, lo abbiamo accennato, sono i lunghi iter autorizzativi e le lungaggini burocratiche dovute all’intervento di Regioni e Soprintendenze ai Beni culturali. Un contesto ben riassunto dal “mostruoso” apparato legislativo che regola tali procedure: sotto la lente d’ingrandimento di Legambiente almeno quattro normative nazionali e 13 leggi regionali che mettono i bastoni tra le ruote allo sviluppo delle rinnovabili. Una situazione paradossale considerando la costante crescita, tanto dei progetti quanto delle richieste di connessione alla rete elettrica nazionale gestita da Terna, richieste che ad oggi sono ben 4.401.

Una “potenza di fuoco” che genererebbe 303 GW di energia, praticamente il triplo del target al 2030, pari ad 85 GW, in base agli obiettivi fissati dal Repower EU nella tabella di marcia verso la decarbonizzazione. Anche in questo caso a guidare la classifica delle richieste sono le regioni meridionali. Capolista è la Puglia, con un potenziale poco superiore agli 80 GW, seguono Sicilia (73,05), Sardegna (54) e Basilicata (16). E non è dunque casuale che proprio per la Puglia, come sottolinea Legambiente, è dovuto intervenire il Consiglio dei ministri per sbloccare 15 progetti (630 MW di potenza complessiva).

Per capire quanto positivamente inciderebbe questa “energia sospesa” aggiungiamo che, con i ritmi garantiti dall’attuale parco rinnovabili nostrano, l’obiettivo europeo sarebbe raggiunto tra vent’anni. Spulciando le risultanze del rapporto, lo si accennava precedentemente, sono 1.364 i progetti in attesa di Via/Vas statale. Anche in questo caso è la Puglia ad ottenere il poco invidiabile primato con 462 procedure sospese, seguita da Basilicata (201), Sicilia (194) e Sardegna (177). A fornire un quadro più completo della situazione, specie se incrociati con quelli fin qui esposti, sono i dati relativi alla percentuale di autorizzazioni concessi dalle Regioni, per impianti fotovoltaici ed eolici, nel 2022 e nel periodo 2019-2022. Se per quanto riguarda la Sicilia, in merito ai via libera concessi per impianti fotovoltaici, si registra un sostanziale equilibrio rispetto al numero delle domande, altrettanto non si può dire per la Puglia.

L’Isola, infatti, si piazza al primo posto nel 2022 (31%) e al secondo posto nel quadriennio (27%), mentre il “tacco d’Italia” è relegato in fondo ad entrambe le classifiche nonostante sia – lo abbiamo detto – la regione con il maggior numero di richieste. Va un po’ meglio per ciò che concerne l’eolico on shore, dove la stessa Puglia ottiene due secondi posti (26% e 25%). In questa “categoria” la nostra regione è terza nella graduatoria del 2022 (19%) e prima in quella 2019-2022 (40%). A distinguersi positivamente, proprio nel rapporto tra richieste ed autorizzazioni concesse, sono Lazio e Campania che vantano buone percentuali, rispettivamente, su fotovoltaico ed eolico.

Non si dimentichi, tuttavia, che il quadro generale in Italia non è positivo e che – quindi – anche i dati regionali più “lusinghieri” non devono far gioire. Per concludere si devono e si possono evidenziare gli esempi virtuosi che esistono, incoraggiando e migliorando alle stesso tempo le loro prestazioni con il fine ultimo di raggiungere standard adeguati in tutto il Paese. Facile a dirsi un po’ meno a farsi, visto che sarebbe necessario un serio e risolutivo intervento legislativo. Delle indicazioni, da questo punto di vista, giungono proprio dal rapporto di Legambiente.

L’associazione ambientalista anzitutto evidenzia che, nonostante i Decreti semplificazioni e Pnrr dei governi Draghi e Meloni abbiano permesso dei passi in avanti, c’è ancora tanta strada da fare. Semplificazione ed armonizzazione, queste le parole d’ordine da seguire.

Risulta, quindi, indispensabile un lavoro congiunto tra i ministeri dell’Ambiente e della sicurezza energetica, delle Imprese e del Made in Italy e della Cultura “con l’obiettivo di pubblicare un Testo unico che semplifichi gli iter di autorizzazione degli impianti, definisca in modo univoco ruoli e competenze dei vari organi dello Stato, dia tempi certi alle procedure. Un testo che dovrà essere in grado di rispondere al nuovo scenario energetico che dovrà evolvere verso la configurazione di nuovi paesaggi energetici risultato dell’inserimento armonioso nel paesaggio degli impianti e delle opere connesse necessarie”. Una simile “rivoluzione” sarebbe il primo tassello di un sistema energetico integrato, basato tanto sulle fonti rinnovabili che sulle altre tecnologie pulite. In questo modo l’Italia, oltre a raggiungere quella indipendenza e quella sovranità energetica la cui assenza oggi sta costando carissima, potrebbe diventare anche una fonte di approvvigionamento per il resto d’Europa.

E altri 200 progetti si trovano negli uffici della Regione siciliana

Questa la situazione sul piano nazionale ma altrettanto interessante è quella specifica della Sicilia. Le attuali normative, infatti, lasciano alle singole Regioni o addirittura ai Comuni tutta la procedura di autorizzazione per progetti di “piccola taglia”. Nel dettaglio per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici in area agricola la soglia regionale è quella compresa tra 1 e 10 MW, che sale a 20 MW in area industriale. Per quanto riguarda, invece, l’installazione di pannelli in area idonea (ovvero laddove esistono già impianti simili e non sono necessari interventi di modifica sostanziale) i Comuni si occupano di progetti fino a 10 Mw e le Regioni di quelli fino a 20 Mw. Leggermente diversi i numeri per gli impianti eolici: tra 1 e 30 Mw la competenza è regionale, oltre questa soglia statale.

Ma qual è la situazione attuale nella nostra Regione? Abbiamo detto che, tanto nel 2022 quanto nel quadriennio di riferimento qualcosa si è fatto: segno di un impegno significativo a dispetto dei numerosi ostacoli. I numeri che si possono ricavare dal portale regionale valutazioni ambientali sono comunque significativi. Per quanto concerne il fotovoltaico le procedure concluse sono 173, mentre quella ancora in itinere (tra istruttoria dipartimentale, trasmissione alla Cts e Paur) ammontano a 167. Sono, invece, 33 le procedure concluse per gli impianti eolici e 42 quelli ancora in sospeso.

È evidente, quindi, l’urgenza di un’accelerazione burocratica tanto a livello statale quanto a livello locale. Sono infatti tante le storie siciliane di rinnovabili bloccate, alcune delle quali (più emblematiche) figurano nel già citato rapporto di Legambiente. Come ad esempio i parchi eolici offshore al largo delle Isole Egadi, fermati dalla risoluzione votata (nel febbraio 2022) dalla commissione Cultura dell’Ars o la centrale fotovoltaica da 228,7 milioni e con una potenza solare di 384 Mw bocciata dalla Sovrintendenza dei Beni culturali di Enna. A giustificare questi dinieghi ragioni di “tutela culturale” che, ad un’analisi approfondita, appaiono quantomeno pretestuose. Preservare il patrimonio culturale è certamente importante, ma non può in alcun modo diventare una scusa né tantomeno un ostacolo alla necessaria transizione energetica.