Energia, Rizzolo: “Dopo 4-5 anni di attesa progetti obsoleti, imprese chiedono risposte”

Di connessioni, iter burocratici e attività di intermediazione abbiamo parlato con il vicepresidente di Sicindustria con delega all’energia, Luigi Rizzolo.

In Sicilia, nei primi sei mesi del 2022 sono stati connessi alla rete elettrica 139,1 megawatt prodotti da 4.334 impianti da fonti rinnovabili (tra fotovoltaico ed eolico). Si tratta di piccoli impianti nella maggior parte dei casi. Secondo lei non sarebbe più consono avere meno impianti ma di dimensioni maggiori?

“Il così alto numero di piccoli impianti è dovuto soprattutto al Superbonus 110%, che conteneva alcune misure che riguardavano la produzione da fonti rinnovabili. Nelle abitazioni private sono stati installati perlopiù pannelli solari. Parliamo di impianti sui tetti delle abitazioni civili o delle pmi che, avendo il problema della bolletta, hanno voluto autoprodursi l’energia. Cosa che non hanno fatto in passato perché i prezzi non permettevano di avere un ammortamento in tempi inferiori ai cinque o sei anni. Oggi, con gli attuali prezzi di acquisto della materia energia, l’ammortamento dell’impianto si può già raggiungere in due anni”.

Rispetto allo scorso anno c’è un aumento enorme, soprattutto in Sicilia dove si conta il +599% di con nessioni di impianti fotovoltaici. Questo aumento potrebbe essere dovuto al fatto che la performance dell’anno precedente non era soddisfacente?

“Innanzitutto le dico che si deve in ogni caso gioire perché tutto quello che va nella direzione del green ha degli aspetti positivi sia nell’immediato che per il futuro. I numeri parlano chiaro: negli ultimi anni si è fatto veramente poco. Anche in termini di grandi im pianti, non c’è stata un’opportunità finanziaria allettante per imprenditori. Nonostante questo c’è stato qualcuno più lungimirante che ha intuito ciò che poi sarebbe accaduto e ha presentato i progetti di investimento”.

Quanto verrebbe a costare meno all’utente finale l’elettricità da fonti rinnovabili?

“Sulla base di accordi europei, il prezzo dell’energia elettrica è legato a quello del gas, che viene determinato dalla borsa olandese. Questo perché fino a qualche tempo il gas fa era la fonte meno impattante dal punto di vista del prezzo dell’energia. Un modo per andare incontro a imprese e cittadini. Poi è iniziata, già negli ultimi mesi del 2021, una speculazione in giustificata. Adesso si sta cercando di staccare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas con l’obiettivo di fissare un prezzo solamente per l’elettrico facendo una distinzione tra quello che viene dagli impianti fossili e quello che viene dalle rinnovabili. C’è un decreto, che sarà pubblicato a breve, che dovrebbe fissare il prezzo delle rinnovabili a circa venti centesimi a Kw/h, ossia con una riduzione del 75% rispetto agli attuali prezzi”.

C’è una differenza sostanziale tra le autorizzazioni ambientali che vengono rilasciate e poi l’effettiva con nessione degli impianti. Questa differenza a cosa è dovuta?

“Dopo che viene data l’autorizzazione, le imprese non hanno la bacchetta magica per connettere l’impianto il giorno dopo. Il problema è sempre il solito: l’imprenditore pre senta un progetto alla Regione per co struire un impianto e l’autorizzazione arriva dopo quattro o cinque anni. Dopo tutto questo tempo, la tecnologia prevista potrebbe essere anche obsoleta e quindi sarebbe inutile portare avanti quel progetto. Sicindustria con tinua a battersi affinché la legge sulla semplificazione sia rispettata e quindi l’imprenditore riceva le risposte nei tempi previsti. In questo caso, un parere positivo o negativo deve arrivare in 60 giomi. Dopodiché, aggiungo, che sarebbe auspicabile che per i grandi impianti le competenze autorizzative fossero gestite da un tavolo tecnico nazionale, cosi da evitare trattamenti differenziati sulla base della regione di provenienza”.

Alla burocrazia regionale va anche aggiunta quella relativa alla richiesta di connessione. Anche in questo caso le tempistiche sono lente?

“Noi abbiamo fatto un’azione di lobby importante insieme ad Enel. In Sicilia avevamo un sistema di allaccio e di cavidotti legato a un Regio Decreto del 1933. Qualche mese fa finalmente questa normativa è stata abrogata e adesso l’iter è più snello. Terna, per tanti anni, ha cercato di potenziare la rete e crearne una chiusa a livello siciliano. Probabilmente questi progetti sono stati fatti in ritardo ma anche loro si sono scontrati con la burocrazia regionale da un lato e con signor no dei comitati locali: i cosiddetti
Nimby, Naturalmente ci vogliono altri investimenti sul territorio: certe volte non si costruiscono grandi impianti perché il punto di allaccio è a qualche chilometro da dove è allocato l’impianto e il solo passaggio del cavo a terra per arrivare al punto di allaccio fissato dal distributore di rete prevede l’autorizzazione di tutti i proprietari del terreno dove deve passare l’elettrodotto”.

L’attività di intermediazione è stata additata come uno dei problemi che impedisce lo sviluppo delle rinnovabili. Secondo lei è così?

“No. Ci sono degli studi professionali che si occupano di sviluppo delle rinnovabili. La loro attività è incentrata sul trovare i terreni, valutarli tecnicamente, fare accordi con i proprietari, progettare gli impianti e richiedere al gestore della rete il punto di allaccio. Un processo essenziale che deve con cludersi in tempi precisi fissati dalla normativa sulle connessioni. In que st’ottica il loro ruolo di intermediazione è indispensabile e si conclude con il passaggio agli investitori che hanno la capacità finanziaria ma, solitamente, poca dimestichezza con il settore”.