Enna

Enna, la telemedicina rivoluziona l’assistenza ai malati cronici

ENNA – La telemedicina conquista uno spazio sempre più rilevante all’interno del panorama sanitario provinciale. Nei giorni scorsi, infatti, un cittadino ha scritto ai vertici dell’Asp – e in particolare al direttore generale Francesco Iudica – per ringraziarli del supporto dato alla madre proprio grazie a questo strumento.

Per illustrare ulteriormente le opportunità offerte dal servizio attivato dall’Azienda sanitaria provinciale è intervenuto poi Massimo Campisi, responsabile del Servizio di Lungodegenza e Telemedicina dell’Ospedale Umberto I di Enna, attivato presso l’Unità operativa di Medicina interna, diretta da Mauro Sapienza. “Con l’aiuto di dispositivi medicali in dotazione al paziente, viene monitorato l’andamento delle malattie croniche. I dati provenienti dal domicilio del paziente arrivano direttamente tramite internet al medico di telemedicina che segue nel tempo l’evoluzione della malattia. Tanti pazienti hanno avuto l’opportunità di ricevere l’aiuto tempestivo e preventivo da parte del servizio di Telemedicina.

La telemedicina fa parte dell’Ict (Information communication tecnology), quindi è una tecnologia per comunicare. Vengono sfruttate le infrastrutture digitali per comunicare dati clinici quali frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno, temperatura, elettrocardiogrammma, e altri dati indispensabili per seguire la malattia a casa del paziente. “La medicina moderna – ha sottolineato Campisi – tende a deospedalizzare il paziente cronico perché la struttura ospedaliera deve occuparsi dei pazienti acuti e la cronicità deve essere gestita da strutture dedicate. La telemedicina, opportunamente organizzata per i pazienti cronici anziani, aumenta l’aderenza del paziente alle cure, riduce i costi di gestione della malattia, il paziente diventa, insieme al caregiver, artefice della gestione della propria malattia. La malattia cronica non può essere guarita: il paziente curato a domicilio convive meglio con la propria condizione patologica ma quando la malattia si riacutizza il paziente deve essere curato in ospedale. Il percorso terapeutico del paziente ha l’obiettivo di stabilizzare la riacutizzazione della malattia. Quindi, il ricovero in Medicina, Neurologia, Nefrologia, serve a risolvere l’acuzie; la stabilizzazione della malattia avviene in lungodegenza e continuiamo il percorso assistenziale in telemedicina. Spero che in un prossimo futuro si possa creare un ‘Polo per la cronicità’ che comprenda anche l’Ospedale di Comunità che è un’altra struttura indispensabile per gestire anche i pazienti cronici”.

La telemedicina, inoltre, crea e amplifica le basi per un rapporto di collaborazione tra medico ospedaliero e territoriale a beneficio del paziente e degli operatori sanitari. “In generale – ha sottolineato – le malattie croniche che affliggono l’anziano, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, la bronchite cronica, lo scompenso cardiaco, l’insufficienza renale cronica. Bisogna considerare che il paziente riceve le cure e l’assistenza nel proprio ambiente e per il soggetto anziano e fragile, questo è un valore aggiunto. Con gli strumenti per la video-chiamata che i pazienti hanno a disposizione, come il tablet, possiamo anche vederci e dialogare direttamente. Fino a oggi nessuno ha lamentato la mancata presenza fisica del medico.

A tutto questo, però, non corrisponde un disimpegno da parte dei medici e degli altri professionisti coinvolti, anzi. “Organizzare un servizio di telemedicina – conclude Campisi – non è semplice. Dietro questo progetto Rea (Remote elderly assistance) che ha ricevuto, tra l’altro, una parte di finanziamento da parte dell’Unione europea, ci sono almeno quattro anni di programmazione e il lavoro instancabile di diverse figure professionali non solo mediche. I pazienti oggi beneficiano del servizio grazie alla lungimiranza del direttore generale dell’Asp, Francesco Iudica e del direttore sanitario Emanuele Cassarà. Ambedue sempre in prima linea in tutte le fasi della programmazione del servizio”.