Cronaca

Chi ha “mantenuto” il boss Messina Denaro? Pm a caccia dei finanziatori della latitanza

I pm sono alla ricerca dei finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro, il boss di Castelvetrano (TP) arrestato lo scorso 16 gennaio dopo un clamoroso blitz alla clinica “La Maddalena” di Palermo.

Non è certo un segreto che, nei suoi 30 anni di latitanza, il Padrino abbia usufruito di una fitta rete di collaboratori per mantenere segreta la propria localizzazione e il proprio operato. Tra i nomi emersi c’è quello di Andrea Bonafede, il prestanome che ha garantito al boss l’anonimato anche in fase di accesso alle cure per il cancro, ma non si tratta di certo dell’unico in mano alle autorità. E gli inquirenti continuano a indagare nella speranza di ricostruire al più presto la lunga latitanza di Messina Denaro.

Il boss, detenuto nel carcere de L’Aquila, ha risposto alle domande dei pm durante degli interrogatori, ma al momento sembra non avere intenzione di collaborare o pentirsi.

Caccia ai finanziatori della latitanza di Messina Denaro, le indagini

Dall’arresto dello scorso 16 gennaio, sulla vita di Messina Denaro dalle stragi del ’92 al 2023 sono emersi numerosi dettagli. Amanti, una Giulietta a sua disposizione per andare in giro in città, lettere e pizzini, soldi e orologi di lusso: tutti questi elementi sono noti al grande pubblico e agli inquirenti. La domanda dei pm adesso è: chi ha permesso effettivamente che il Padrino mantenesse uno stile di vita così da benestante?

L’ipotesi è che il boss Messina Denaro abbia avuto a disposizione una fitta rete di collaboratori pronti a fargli arrivare i soldi in qualsiasi momento ne avesse bisogno. Il tutto, naturalmente, garantendo l’anonimato e la sicurezza del mafioso stragista.

Nel giorno dell’arresto, gli inquirenti hanno trovato dei conti correnti intestati ad alias. Su quei conti, però, sembra non ci fossero abbastanza soldi da spiegare il tenore di vita altissimo mantenuto negli anni dal boss. Si cerca quindi chi possa aver finanziato la spesa di circa 15mila euro al mese per il suo “mantenimento”. I pm ipotizzano che i collaboratori abbiano consegnato il denaro al boss nel covo di Campobello di Mazara, quello in cui abitava fino all’arresto. Ma da dove provenivano quelle somme? Estorsioni, droga, attività illecite gestite da prestanome? Questo l’interrogativo degli inquirenti che indagano su Matteo Messina Denaro.