Leadership

Il fisco italiano esoso e complicato

Il fisco italiano, di certo non scopro nulla di nuovo, è esoso e complicato, anzi, forzando un azzardato neologismo, è palesemente “evasogeno”, vale a dire induce i cittadini alla generazione di evasione o elusione fiscale, per indole truffaldina, per “autotutela” o per necessità.

Una riforma del sistema, sia in termini di costo per i contribuenti, sia in termini di semplificazione burocratica, avvicinerebbe parecchio gli italiani allo Stato, li renderebbe pienamente consapevoli delle condizioni dell’intera macchina pubblica e ridurrebbe strutturalmente ed immediatamente le storture e le furbizie. Per limitare l’esosità del sistema fiscale, insieme a tante altre ipotesi, ci sono due strade maestre: quella della riduzione dell’evasione e dell’elusione fiscale, che determinerebbe maggiori entrate, dunque una minore esigenza di elevare la tassazione, e soprattutto quella di una realistica ed efficace revisione della spesa, che possa tagliare gli sprechi di sistema, che hanno raggiunto livelli davvero insostenibili.

La spending review, concepita una quindicina di anni addietro, infatti, nonostante le buone intenzioni del governo del tempo, si è rivelata un vero fallimento, dunque va rivista, altrimenti il cosiddetto “fisco amico” continuerà ad essere un vero nemico e come tale verrà trattato dai contribuenti, con il crescente uso dell’arma dell’evasione e dell’elusione di cui si è già detto. Per ridurre questi due cancri del bilancio pubblico e, contemporaneamente, semplificare il sistema, permettendo al cittadino di non vivere con la costante preoccupazione di sbagliare qualcosa e pagare salatissime multe, sia pure in buonissima fede, basta rendere generale il modello che attualmente viene adoperato per i medici, per le medicine e per alcuni altri ambiti: nulla di più e nulla di meno! Ogni spesa, intendo dire proprio tutte le spese, dal pane alla casa, dalla discoteca all’automobile, dai prodotti per l’igiene intima all’elettricista, ecc., finisce in una sorta di cassetto fiscale, come quello già esistente, il cui saldo finale ci dice automaticamente se siamo a debito o a credito, magari senza dover inseguire commercialisti, Patronati, Caf e funzionari dell’Agenzia delle entrate.

E già, perché nonostante abbiamo certosinamente raccolto tutte le pezze giustificative necessarie, nonostante aver compilato i modelli di dichiarazione ed averla fatta verificare a chi è più competente di noi, con il complesso meccanismo esistente, nessuno può garantirci, al cento per cento, che tutto vada bene e che non si rischi nulla di grave e soprattutto nulla di costoso.

Gli errori, infatti, non siamo solo noi o i nostri consulenti a poterli compiere, ma anche i solerti, ma a volte umanamente distratti, funzionari dell’Agenzia delle entrate, chiamati a verificare la veridicità e la correttezza della nostra denuncia dei redditi. Insomma, nel settore del fisco, ora come forse non mai, volere è potere ed il potere, in questo caso, è quello di passare dalle parole ai fatti, dai proclami dai toni comiziali alle leggi facili, chiare e comprensibili. Ebbene, aver affermato una tale semplicissima teoria, quando sedevo a Palazzo Madama e dicevo le stesse cose che dico adesso e da decenni, mi costò diffidenze e liti furibonde con alcuni colleghi e con importanti ministri e sottosegretari dei vari governi dell’epoca. Eppure, diciamocelo con la massima franchezza, non mi sembra che si tratti di una ipotesi difficile da realizzare, non mi pare che vi siano difficoltà insuperabili da affrontare, né che vi siano costi insostenibili da prendere in considerazione.

Al massimo, per evitare “traumi burocratici”, si possono prevedere passaggi transitori, una sorta di gradualità applicativa, ma non mi pare proprio che sia una strada tanto difficile da preferirgli l’attuale assurdo e costoso meccanismo, palesemente “nemico” dei cittadini.

Riusciranno i nostri eroi a varare una riforma del fisco che sappia raggiungere il contemporaneo risultato di ridurre le spese, aumentare le entrate, combattere l’evasione e l’elusione e semplificare la vita ai cittadini, soprattutto a quelli onesti che le tasse le hanno sempre pagate? Sperare non basta, bisogna agire.
Potrebbe sembrare la domanda retorica che precede la conclusione di un film di avventura, invece è soltanto quello che gli italiani si attendono da sempre, ma in modo particolare dal governo in carica.