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Giornalisti: “Ordine da riformare, ecco come”

L’accesso all’Ordine dei Giornalisti andrebbe concesso solo con la laurea e anche l’esame di Stato per accedervi dovrebbe essere riformato.

Questa è l’opinione di Carlo Bartoli, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, di recente protagonista di un Forum di QdS sulla qualità e sugli investimenti necessari per il mondo dell’informazione e sulle riforme da intraprendere.

Riforma dell’Ordine dei Giornalisti, dalla laurea al voto: “Una priorità”

“La nostra priorità è la riforma dell’Ordine, che significa innanzitutto riforma dell’accesso sulla base di requisiti importanti, primo fra tutti la laurea. E anche l’esame di Stato andrebbe poi modificato”, spiega il presidente del Consiglio nazionale dell’OdG.

Serve una riforma, ma non solo per l’accesso all’Ordine. Per Bartoli serve anche cambiare il meccanismo elettorale e perfino il modo di fare informazione e guardare al lavoro del giornalista.

“La riforma non deve riguardare solo l’accesso ma anche il meccanismo elettorale”. Per il presidente, il sistema attuale sarebbe ormai “antiquato”. I giornalisti iscritti sono ormai molti più che in passato e quel che andava bene prima non necessariamente va bene adesso. “L’attuale piattaforma di voto elettronica è complessa, quasi tutti sono votabili. Abbiamo in atto 3 turni elettorali. È più complesso di eleggere il Presidente della Repubblica”.

Sanzioni disciplinare: “Bisogna poter intervenire subito”

Una cosa che il presidente del Consiglio OdG nazionale chiede a gran voce è una riforma sulle sanzioni disciplinari. “Da sessant’anni abbiamo una legge che prevede 5 gradi di giudizio: due domestici, due collegi integrati con magistrati in Tribunale e Corte d’Appello e, infine, possibilità di andare in Cassazione anche per un avvertimento. Non vogliamo la legge del taglione, ma neanche 5 gradi di giudizio“.

Inoltre, “non possiamo affidare l’unico strumento dell’Ordine dei Giornalisti alla sanzione disciplinare, che arriva dopo. Chiediamo che ci venga data la possibilità di fare un giuri dell’informazione che possa intervenire subito“.

Nuovi linguaggi, nuovo giornalismo

Per una corretta riforma dell’Ordine dei Giornalisti, poi, per Bartoli serve un nuovo modo di concepire il giornalismo e l’informazione. Al passo con i tempi, che si arricchisca di linguaggi e delle possibilità offerte dal mondo circostante e dalla tecnologia.

“Bisogna aprirsi alle nuove modalità di produzione delle notizie, ai nuovi linguaggi. Se un collega è molto bravo a fare un podcast o un video da mobile, questo deve essere valorizzato. Non può non contare niente. La parola scritta è fondamentale, non si può prescindere; però, ci sono anche altri linguaggi che oggi sono una ricchezza”.

Forum con testi a cura di Paola Giordano e Patrizia Penna