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Chinnici: “Tempi certi e responsabilità per efficientare la burocrazia”

Intervistato dal direttore Carlo Alberto Tregua e dal vice presidente Filippo Anastasi, il candidato alla Presidenza della Regione Siciliana, Caterina Chinnici, risponde alle domande del QdS.

C’è un contratto vigente per i dirigenti risalente al 2005. Come pensa di affrontare il tema della burocrazia regionale?
“Questo è un argomento centrale, perché qualunque riforma amministrativa si possa andare a fare, o qualsiasi misura si possa adottare nei diversi settori, se non c’è un’amministrazione che funziona, tutti gli sforzi vengono vanificati. Avendo lavorato molti anni fa nell’assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, ho conosciuto molti dirigenti competenti e validi, ma forse c’è stato un po’ di appiattimento su un sistema che si è fermato. Ho notato già allora che se si riusciva a motivarli, a interessarli al lavoro e a coinvolgerli rispondevano e anche bene. Pertanto, occorre andare a rivedere la dotazione organica del personale, che è carente per la mancanza di concorsi per il turn over, compatibilmente con le risorse economiche, decidendo in quali tempi e quanto personale immettere. Poi, occorre coinvolgere il personale per motivarlo. Infine, occorre riprendere il funzionamento della Pubblica amministrazione, poiché, già allora, feci una legge di riforma che prevedeva tanti punti, in grado di rendere la nostra Pa più efficiente, più snella e più efficace. Quella legge in buona parte è rimasta inattuata. Riprenderemo, quindi, la legge 5 del 2011, dove si stabilivano le procedure, i tempi di realizzazione, i criteri di rotazione, le premialità e le eventuali responsabilità per inadempienze. Si semplificheranno le procedure che renderanno così più efficiente e agevole il lavoro dei dirigenti”.

In questo contesto rientra anche la digitalizzazione, che rende più trasparente il lavoro amministrativo. In Sicilia però siamo fermi al 12%, è così?
“Nella legge 5 del 2011 era presente anche la digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Ma, oggi, siamo arretratissimi. Seppur le case private siano già digitalizzate, la cittadinanza usa poco questa possibilità. Inoltre c’è da aggiungere che una parte consistente del 20% dei Comuni possiede una rete incompatibile, rendendo impossibile il trasferimento dei dati. Inoltre, in quella legge, c’era una semplificazione per le attività d’impresa per evitare eccessivi passaggi di documentazioni e autorizzazioni”.

È sufficiente ammodernare quella legge?
“Sarà essenziale farlo, anche perché erano inserite anche le norme anticorruzione. Già allora erano presenti criticità in questo senso. In Europa, questo tema è stato trattato tantissimo e dal punto di vista legislativo siamo sempre andati avanti. Le norme inserite nella Legge 5 del 2011 avevano anticipato di due anni la normativa nazionale, anche se poi si è fermato tutto. Purtroppo, pur avendo norme avanzate, finiamo per essere in ritardo”.

L’aspetto della lotta alla corruzione è fondamentale…
“C’è da ascoltare l’allarme lanciato da tutti gli organi con i finanziamenti europei, con il probabile interesse della criminalità organizzata a infiltrarsi attraverso la corruzione, usando professionisti. La mafia si è fatta imprenditrice e cerca i grossi finanziamenti usando la corruzione come strumento per arrivarci”.

L’Aran, che gestisce i dirigenti, può essere utile per questi processi di rinnovamento. D’altronde dipende dal Presidente della Regione…
“Sicuramente sarà utile, ma servono soprattutto la volontà di raggiungere gli obiettivi prefissati e disponibilità delle persone a spendersi per la causa”.

Le infrastrutture di competenza regionale sono le autostrade del Cas, ma occorre un’azione di sollecito sia per l’Anas che per le Ferrovie della Stato. Che cosa intendete fare?
“C’è innanzitutto la necessità che siano portate a termine le opere finora incompiute, per esempio la Caltanissetta-Agrigento e l’autostrada Catania-Palermo e c’è la priorità di aprire i cantieri per le opere appaltabili oppure già appaltate, per esempio la Catania-Ragusa. Interverremo subito per le opere di competenza della Regione. La manutenzione delle strade di competenza del Cas va a rilento e dovremo individuare le cause dei ritardi e rimuoverle. Per le infrastrutture di competenza statale avvieremo tavoli di confronto con Anas, Rfi e tutti gli altri player nazionali. Ho in mente, se eletta, di fare un Governo della Regione che abbia l’autorevolezza per sedersi a un tavolo in modo da risolvere le criticità”.

Le strade provinciali, gestite dai commissari degli Enti intermedi, sono anch’esse in condizioni pessime. Abbiamo 890 funzionari attivi contro i 220 della Lombardia, possibile che non si riesca ad agire adeguatamente? Come intendete intervenire sulla viabilità provinciale?
“Ci deve essere una presenza costante di chi ha ruoli di responsabilità nel seguire le diverse parti dell’Amministrazione per renderla efficiente. I dipendenti vanno ben organizzati, distribuiti, seguiti e ben motivati, peraltro la nostra Regione ha competenze più ampie rispetto alla Lombardia. Ci vorrà un piano per le strade secondarie e provinciali che necessitano di interventi immediati”.

Energia verde e gestione del ciclo dei rifiuti
la Sicilia può diventare modello in Europa

Negli uffici della Regione, ci sono 150 progetti di energia rinnovabile bloccati nella Commissione Via-Vas, mentre la Russia minaccia la chiusura del gas. Come intendete agire?
“In questo caso, occorre semplificare i meccanismi, mantenendo la correttezza delle pratiche. La Sicilia può diventare una regione moderna, attivando tutte le forme di energia rinnovabile, riqualificando palazzi pubblici e privati, e ammodernando l’illuminazione pubblica, che sembra una sciocchezza e, invece, comporta un’importante spesa energetica. Poi, potenzieremo le colonnine di rifornimento per le auto elettriche, l’efficientamento degli impianti di climatizzazione, la mobilità sostenibile e la riconversione delle centrali termoelettriche. Inoltre, aiuteremo le famiglie nell’autoproduzione di energie rinnovabili. Lavoreremo all’individuazione di aree attrattive per impianti fotovoltaici da collocare al suolo e in particolare predisporremo un piano energetico per il settore dell’agricoltura con disposizioni per la generazione distribuita attraverso piccoli impianti, senza consumo di suolo coltivabile”.

Una fonte importante di energia sarebbero i rifiuti solidi urbani, non crede?
“Siamo indietro rispetto alle indicazioni dell’Unione europea in materia di raccolta differenziata. Occorre partire dalle Città metropolitane, mentre nei Comuni più piccoli i servizi funzionano. È necessario programmare e realizzare impianti di prossimità per il trattamento dei rifiuti differenziati a opera dei Comuni, cosicché i rifiuti possano iniziare un vero percorso di economia circolare, divenendo ricchezza anziché un costo. Parallelamente occorrerà pianificare, con date certe, la graduale dismissione e bonifica delle discariche. Per il residuo indifferenziato da smaltire si ricorrerà a impianti di tecnologia avanzata con il minor impatto ambientale. Ammoderneremo le reti elettriche e sarà rilanciata la strategia regionale per l’idrogeno, centrata sulle attività di ricerca, soprattutto nel settore della mobilità sostenibile e sulla candidatura della Sicilia a ospitare il Centro nazionale di alta tecnologia. A questo scopo, potremo utilizzare le aree dei petrolchimici già dismesse”.

Spendere per migliorare rete idrica e depurazione

Le reti idriche oggi perdono circa il 50% dell’acqua trasportata. Cosa pensate di fare su questo fronte?
“Tutta la rete va rimessa in efficienza, vanno ridotte al minimo le perdite. Adotteremo misure per il risparmio idrico, per il riutilizzo delle acque reflue depurate, per una rete di raccolta delle acque bianche, nonché per il monitoraggio e il miglioramento ambientale dei corpi idrici. Il Servizio idrico integrato in Sicilia è stato riorganizzato con la Legge regionale 19/2015. Il modello suggerito si pone l’obiettivo di sottrarre l’acqua a qualsiasi meccanismo di mercato, definendo il servizio come ‘pubblico’ e ‘di interesse generale’. L’acqua va considerata un patrimonio da tutelare perché è limitata, necessaria e preziosa”.

La seconda rete che non funziona è quella dei depuratori. Anche in questo caso la metà di essi è fuori uso. Qual è la strategia su questo tema?
“Il mio approccio al lavoro è di individuare il problema e trovare le soluzioni, mantenendo una visione complessiva e non con interventi spot. L’obiettivo è assicurare la copertura dell’intero territorio regionale per i sistemi fognari e depurativi, riducendo le perdite attualmente presenti. Riprenderemo le condotte dei depuratori e faremo un lavoro integrale, risistemando e riorganizzando la rete sulla base dei fondi disponibili, utilizzando al meglio i finanziamenti europei. Incrementeremo il lavoro anche per superare le infrazioni comunitarie mettendo in regola gli impianti”.

La Sicilia, tra fondi comunitari e nazionali, avrà a disposizione 50 miliardi di euro fino al 2027. Le risorse quindi ci sono…
“Abbiamo la possibilità di investire sul potenziamento delle reti ed è quello che faremo”.