Infrastrutture

Il gioco delle “tre campate” per non farlo, il Ponte

MESSINA – La verità sul Ponte sullo Stretto. Quella che si cerca per spiegare perché non si fa, quella che confuta tutte le falsità che si sono dette e che ancora si raccontano intorno alla realizzazione di questa grande infrastruttura. Il dibattito promosso dall’Ordine degli architetti di Messina vuole essere la tappa di un percorso che scardina quel blocco culturale che ha fatto segnare il passo in questi anni allo sviluppo del Sud.

Obiettivo ambizioso che gli architetti vogliono raggiungere coinvolgendo anche gli altri ordini professionali ed esperti in vari campi che aiutino a fare chiarezza. Come ha ribadito il presidente Pino Falzea il Ponte serve alla crescita dell’Italia, a riposizionarsi al centro del Mediterraneo e al sistema dei grandi traffici. Si ricomincia con lo studio di fattibilità, si è riaperto il dibattito sulle tre campate, un’ipotesi impraticabile come ribadisce anche il geologo Bruno Copat, che sa di scusa per prendere tempo e non fare un’opera che disturba qualcuno, sottolinea Falzea, certo disturba i grandi porti del Nord Europa perché la Sicilia con il Ponte avrebbe una posizione di centralità.

Durante il dibattito si è decisamente ribadito che il no al ponte è un no politico, oltre che giuridico, forse essendoci un contenzioso in corso con richiesta di risarcimenti per centinaia di milioni di euro per la non realizzazione dell’opera. Nessuno tecnicamente – dicono – può dimostrare che quel progetto realizzato e approvato nel 2004 da tutti gli Enti non sia valido. “Il progetto definitivo – dice il professore Enzo Siviero – risolve tutti i problemi posti nel progetto preliminare. Nel 2010 il progetto definitivo viene consegnato e si cercano i pareri, le validazioni e viene approvato da tutti anche da Anas, Ferrovie e dalle Regioni Sicilia e Calabria, ci sono solo alcune raccomandazioni nel passaggio al progetto esecutivo, aspetti marginali. C’erano sei mesi di tempo per produrre l’elaborato e in questi sei mesi si doveva anche iniziare la cantierizzazione”.

Siviero, ingegnere e architetto oltre che docente universitario, smonta anche il falso problema posto sul percorso ferroviario. “Il vero problema, – sottolinea – era il giunto di otto metri, ma risolto con un lavoro che da solo è un capolavoro di ingegneria. Tecnologie che sono state riprese da altri (ponte sui Dardanelli a Canakkale, terzo ponte sul Bosforo) mentre noi stiamo ancora a discutere”. Di fronte ad un governo nazionale che non decide – prosegue Siviero che ha recentemente inviato una lettera al premier Draghi sulle ragioni del Ponte -, ci dovrebbe essere una posizione netta e forte da parte dei due governi regionali che in qualche caso, dice, si sono mostrati non abbastanza incisivi.

“Il presidente del Consiglio si dovrebbe esprimere – ribadisce Falzea – visto che ha ricevuto una nota chiara, dettagliata da un comitato scientifico che ha studiato la questione, deve dare le risposte”.

Salvatore Mondello assessore comunale con delega al Ponte sullo Stretto vuole che si decida presto, in un verso o nell’altro. Questo tergiversare – dice – blocca la crescita della città, impedisce di avere una visione di futuro certa verso cui guardare. “Stiamo redigendo il Prg ed è grave non sapere se dobbiamo fare scelte di pianificazione per una città con o senza Ponte”. C’è un impatto ambientale come per tutte le grandi opere, dice Falzea, ma noi guardiamo alla bellezza che si può produrre e costruire intorno a questa opera.

C’è anche un ambientalismo strumentale che ha ostacolato – secondo Giovanni Mollica, ingegnere esperto di trasporti e rappresentante di Rete civica per le infrastrutture – la realizzazione dell’opera. Mollica sottolinea come il traghettamento con i treni a bordo sia fuori da ogni regola e quanto notevole sia l’inquinamento prodotto dalle 1.700 navi che ogni settimana attraversano lo Stretto, peraltro destabilizzando la fauna marina. Ma per questo nessuno protesta.