Consumo

Con la guerra in Ucraina sale alle stelle il prezzo di pane, pasta e pizza

Il prezzo di pasta, pane e pizza rischia di salire alle stelle. Con lo scoppio della guerra infatti dovrebbe salire vorticosamente il prezzo dei cereali – grano, mais e soia – ma anche degli oli da cucina che già ora sono lievitati. Una vera e propria stangata per i consumatori.

Le previsioni degli analisti

Sono queste le previsioni degli analisti secondo i quali la situazione di tensione sul fronte ucraino imprimerà un duro colpo alle esportazioni, in primis del grano, e di conseguenza sui prezzi.

Non solo petrolio dunque, sotto la spinta dell’attacco della Russia all’Ucraina i prezzi del grano sono balzati del 5,7% in un solo giorno raggiungendo il valore massimo da 9 anni a 9.34 dollari a bushel, sugli stessi livelli raggiunti negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina. E’ quanto emerge dall’analisi alla chiusura del mercato future della borsa merci di Chicago che rappresenta il punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole con il rischio reale di speculazioni e carestie che nel passato hanno provocato tensioni, sociali, politiche e flussi migratori anche verso l’Italia. 

Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), la Russia è infatti il più grande esportatore di grano al mondo, seguita al quarto posto dall’Ucraina: i due paesi sono responsabili del 29% del commercio globale di grano, quasi il 20% delle esportazioni di mais e l’80% delle esportazioni di olio di girasole.

Già aumentati i prezzi nei supermercati

Il clima di tensione, in verità, ha già contribuito a far lievitare i prezzi in questi ultimi giorni: una pagnotta di pane costa già qualche centesimo in più, la pasta integrale (mezzo chilo) è salita da 99 centesimi a 1 euro e 35 centesimi.

Ricordiamo che l’Italia produce circa il 65% del grano necessario a coprire il fabbisogno dell’industria della trasformazione. Quindi il restante 30-35% viene coperto dalle importazioni, che non rappresentano un’alternativa bensì una misura necessaria a colmare il divario tra domanda e offerta interna.