Editoriale

“I preti si sposeranno ma a una certa età”

“Anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età”. Così recitava una strofa di una famosa canzone di Lucio Dalla, L’anno che verrà.
La questione che proponiamo oggi alla vostra attenzione riguarda il rinnovamento della Chiesa di Roma, di cui Papa Francesco è un artefice intelligente, silenzioso, ma molto concreto, come lo sono i gesuiti.
Intervistato da un sito argentino, egli ha dichiarato: “Non c’è contraddizione che un prete si sposi. Il celibato nella Chiesa occidentale è una prescrizione temporanea”.

Bisogna ricordare che il celibato è stato imposto con il concilio Lateranense IV nel 1215 da papa Innocenzo III mentre non vi è traccia nella Bibbia.
Può sorprendere la posizione di Bergoglio, anche quando dice: “Chi sono io per giudicare?”, riferendosi a tutte le altre questioni che sono aperte e per le quali vi sono forti richieste che provengono da sacerdoti e fedeli, finora inascoltate, ma che devono trovare risposte.

Fino ai nostri giorni possiamo dire che vi è stata la Chiesa dei conservatori, mentre “la Mafia di San Gallo”, ovvero un’associazione che ha sede in quel cantone svizzero, è formata da cardinali riformisti, cui apparteneva il non dimenticato Carlo Maria Martini, mancato papa, e cui sembra faccia riferimento l’attuale discendente di San Pietro.
Mentre Papa Ratzinger apparteneva alla rigida visione della Chiesa conformista e su di lui il citato cardinale Martini scrisse tanto e in maniera intensa, ma con molta prudenza, tanto che egli stesso si definiva “l’ante-Papa”, per indicare che precedeva il Papa, e non “l’anti-Papa” cioè colui che lo contrastava.

La questione che poniamo non sembri essere di tipo religioso, bensì di tipo sociale, dato che nominalmente aderisce allo Stato del Vaticano oltre un miliardo di cittadini/e del mondo, un ottavo di tutti gli abitanti terrestri.
La Chiesa cattolica è presente anche in Cina, ove però vi è una piccola quantità di fedeli, forse cinquantamila, che non gode di alcuna autonomia dal regime comunista.
Qualche decennio fa la Chiesa di Roma fece un accordo con il presidente della Repubblica cinese, Xi Jinping, affinché i vescovi cattolici potessero essere nominati concordemente fra quel governo e il Papa. Oggi sembra che quest’accordo non sia più valido, tanto è vero che il regime nomina i cardinali anche senza l’accordo di Roma.

Abbiamo voluto dare alcune piccole e semplici indicazioni di uno scenario mondiale perché è sempre necessario capire le questioni locali, partendo da lontano e, con una specie di zoomata, passare dalla periferia al centro. Non sempre tale zoomata porta a risultati concreti, però è sempre necessario cominciare dalla storia, dagli eventi lontani per capire quelli odierni e per fare proiezioni future.
Purtroppo nell’informazione moderna e in particolare in quella del nostro Paese, non vi è l’abitudine di correlare il passato al presente per guardare ciò che verrà negli anni successivi. Questa mancanza di liaison non fa capire bene le questioni, che perciò vengono trattate in maniera superficiale.

Oltre al celibato vi sono altri problemi all’ordine del giorno nella Chiesa di Roma. L’ordinamento delle suore come è già avvenuto nella Chiesa anglicana, che, come è noto, si è staccata da quella di Roma nel 1534, passando alle “dipendenze” del re. Ancora oggi Carlo III, oltre a essere il monarca del Regno Unito, è anche il capo della Chiesa anglicana, cui devono obbedienza tutti i sacerdoti che la amministrano.

All’evidenza della Chiesa di Roma vi è il problema degli omosessuali e dei loro figli, ottenuti con l’utero in affitto; vi è il problema dei divorziati risposati che non possono accedere alla comunione; la prevenzione sessuale con l’uso dei contraccettivi o della pillola; il sesso fuori dal matrimonio; e così via elencando.
Non sarà facile trovare soluzione a tutte le questioni elencate perché la resistenza della curia pontificia è enorme in quanto ritiene che è meglio lasciare le cose come stanno e non cambiare nulla, ovvero, come ricordava Tomasi di Lampedusa: “Cambiare tutto perché nulla cambi”.