Attività produttive

Crisi delle imprese siciliane: Enna provincia più in difficoltà, Siracusa la “meno peggio”

PALERMO – Per il 2023 non sembrano esserci rosee aspettative per il comparto produttivo siciliano, anzi. Se la crescita economica di quest’anno aveva fatto ben sperare, il prossimo anno non darà continuità a tale ottimismo: secondo le elaborazioni dei dati Prometeia effettuate dall’ufficio studi della Cgia le previsioni per il 2023 sono tutt’altro che positive.

Se il 2022 aveva segnato un netto recupero rispetto alle condizioni economiche rilevate prima della pandemia, la crescita delle principali città siciliane segnerà variazioni percentuali soltanto in negativo. La peggiore, Enna, che perderà circa lo 0,9% del valore aggiunto reale. La perdita è di poco minore a Messina e Ragusa, con il -0,8%, seguite da Catania con il 0,6%, Caltanissetta, Trapani e Palermo, al -0,5%, In ultimo, Agrigento, a -0,4%, e Siracusa, a -0,3%. Un vero peccato, considerato che nel 2022 si parla di una crescita del Pil di oltre il 2,3% in tutte le provincie, con Siracusa che sale al 3,1%; numeri che avevano permesso a tutto il territorio un recupero sul periodo pandemico, tale da riportare i valori in positivo o comunque quasi in pari in tutte le provincie.

La Cgia ha anche stilato una classifica delle città in base al Pil, e le città siciliane si trovano tutte molto in basso rispetto ai vertici dell’elenco: Siracusa, la prima, si trova soltanto al 65esimo posto, Agrigento al 79esimo, Trapani all’83esimo. Poco sotto, Palermo, all’85esimo, Caltanissetta all’86esimo; Catania scende ancora, al 95esimo posto, Ragusa, Messina e Enna sono rispettivamente alla posizione 102, 103 e 105.

A livello nazionale, nel 2023 Enna, Rovigo e Vibo Valentia saranno le province più in crisi del Paese. “È in arrivo uno degli inverni più difficili degli ultimi 50 anni”, dicono dalla Cgia. Secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese, per salvare i bilanci delle famiglie e delle imprese, sarà necessario impiegare entro la fine dell’anno almeno 70 miliardi di euro. Di questi, 35 per dimezzare il caro bollette e altrettanti, con la legge di bilancio 2023, per non far decadere dal prossimo gennaio alcune misure introdotte dal governo uscente: quasi 15 miliardi di euro per rinnovare nel primo trimestre le misure contro il caro energia previste dal decreto Aiuti ter; almeno 8,5 miliardi di euro per indicizzare le pensioni; almeno 5 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego; 4,5 miliardi di euro per lo sconto contributivo del 2 per cento a carico dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro; 2 miliardi di euro di spese indifferibili.

La situazione è critica: il nuovo esecutivo dovrà fare l’impossibile per recuperare tutte queste risorse senza ricorrere ad un aumento del deficit, visto che, al massimo, potrà beneficiare su un ‘tesoretto’ che potrebbe toccare i 25 miliardi di euro. Se non riuscirà a recuperarne altri 45, rischiamo un 2023 molto complicato”, dicono senza mezzi termini dalla Cgia. Secondo le ultime previsioni, infatti, ben 6 province su 10 registreranno una crescita negativa.

Delle 107 province monitorate da Prometeia, 67 pari al 62%, l’anno prossimo registreranno una crescita negativa. Anche se di poco, tra le province che l’anno prossimo registreranno una crescita positiva si segnalano Roma, Belluno, Viterbo, Fermo e Bari, tutte con il +0,3%, Venezia, Foggia e Modena, con il +0,4 per cento, Cremona, Verona e Bologna, con il +0,5 per cento. A guidare la graduatoria a livello nazionale, infine, sarà il capoluogo di regione della Lombardia. Nella provincia di Milano, infatti, l’aumento del valore aggiunto toccherà il +0,8%.