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Inchiesta ambulanza della morte, testimone chiave svela propria identità

Domani, martedì 25 maggio, in prima serata su Italia 1, un nuovo appuntamento con “Le Iene”. Spazio agli ultimi sviluppi sull’inchiesta di Roberta Rei dal nome “Ambulanza della morte” che un paio di giorni fa ha portato Davide Garofalo alla condanna all’ergastolo per omicidio ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La terribile vicenda accadde a Biancavilla (CT) tra il 2012 e il 2016 e l’inviata iniziò a raccontarla a partire dal 2017: due barellieri, Garofalo e Agatino Scalise (per il secondo il processo procederà con rito abbreviato), stando all’imputazione formulata dalla Procura, durante il trasporto dall’ospedale a casa con un’ambulanza privata, acceleravano il decesso di alcuni pazienti gravemente malati attraverso iniezioni d’aria, al fine di provocare delle embolie.

Tale azione sarebbe stata messa in atto per guadagnare più soldi dal servizio di trasporto delle persone ormai decedute, dalle vestizioni delle stesse e dal servizio funebre completo. A dare il via alle indagini le dichiarazioni di due testimoni chiave, proprietari di un’agenzia funebre, stanchi delle continue pressioni e delle troppe estorsioni subite dai due barellieri per conto di alcuni clan mafiosi della zona.

Dopo il loro racconto i due fratelli sono entrati a far parte di un programma di protezione. Oggi uno dei due decide di svelare a Le Iene la propria identità e raccontare la propria delusione maturata in questi anni. La Iena prova a capirne di più con il Senatore Vito Crimi che si era occupato della gestione da parte dello Stato della protezione testimoni, affidata al Ministero dell’Interno, di cui era viceministro fino a tre mesi fa.