Fatti

Le mani della ‘ndrangheta sui fondi anti-Covid

Le Fiamme Gialle di Milano hanno eseguito otto arresti, 4 in carcere e 4 ai domiciliari, e misure cautelari su beni per un ammontare complessivo per 7,5 milioni di euro nell’ambito di un’operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia che ha coinvolto circa 200 militari. In Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria, Lazio, Calabria e Sicilia sono state eseguite 34 perquisizioni e sono state notificate a 27 indagati gli avvisi di conclusione delle indagini. Viene contestata, a vario titolo, la realizzazione di un’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, “aggravata dalla previsione dell’articolo 416 bis del codice penale e dalla disponibilità di armi, auto-riciclaggio, intestazione fittizia di beni e valori, bancarotta fraudolenta”.

Le indagini, spiega la procura di Milano in una nota, “hanno consentito di disvelare una complessa frode all’Iva nel settore del commercio di acciaio”. Secondo gli inquirenti, “diverse imprese, tutte di fatto gestite, tramite prestanomi, da soggetti che alcuni collaboratori di giustizia hanno indicato quali affiliati alla ‘ndragheta in particolare al clan di San Mauro Marchesato”.

Gli indagati avrebbero messo in atto “condotte di auto-riciclaggio di proventi illeciti accumulati per oltre mezzo milione di euro, avvalendosi di canali bancari e conti correnti in Bulgaria e Inghilterra”. Secondo la Procura, in tempi recenti “il principale indagato ha ottenuto da un lato i contributi a fondo perduto attestando un volume d’affari non veritiero e dall’altro ha tentato di beneficiare di finanziamenti finalizzati a sostenere il sistema imprenditoriale nella particolare congiuntura economica determinata dall’emergenza sanitaria” legata al coronavirus.

“Ho appreso dalle agenzie – ha dichiarato il viceministro alla Salute e senatore M5s, Pierpaolo Sileri – che grazie alle indagini della Guardia di Finanza e alla Direzione distrettuale Antimafia di Milano, è emersa una maxi frode fiscale in cui la società avrebbe mirato all’uso dei fondi Covid, previsti dal decreto 34 del 19 maggio, ovvero il decreto rilancio e le misure di sostegno al lavoro e all’economia in esso contenute: contributi a fondo perduto per garantire chi nell’emergenza ha avuto difficoltà, non certo le persone indagate peraltro connesse, secondo i magistrati, alla ‘ndrangheta”.

“L’indagine – ha sottolineato – ha portato ad 8 arresti, persone contigue, sembrerebbe, al clan Greco di San Mauro Marchesato. Voglio fare un ringraziamento alla Dda di Milano e alla Gdf che stanno facendo un lavoro straordinario e che hanno fatto emergere ancora una volta come il malaffare si nutra dello Stato, tenta di prosciugarlo, sottraendo ai cittadini possibilità e diritti In un momento di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, è fondamentale riuscire ad assicurare alla giustizia chi commette un reato a danno della collettività e soprattutto non far venir meno le opportunità di ripartenza costruite per i cittadini”.

“Gli arresti a Milano – ha aggiunto il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd e capogruppo dem in Antimafia, commentando l’operazione – confermano gli allarmi che in tanti hanno lanciato in questi mesi. Le mafie e, in questo caso la ‘ndrangheta, cercano di appropriarsi dei soldi pubblici stanziati per far fronte alla crisi prodotta dal Covid-19. Vogliono i soldi che servono alle aziende e al lavoro, cercano di insediarsi così, ancora di più, nell’economia sana, soprattutto al Nord. Tutto ciò conferma che bisogna tenere alta la guardia e rafforzare i presidi di legalità e che chi, come Salvini, propone invece la sospensione del codice antimafia e delle regole, rischia di fare il gioco della criminalità. Oggi la lotta alle mafie è sempre più una priorità e nessuno può pensare di delegarla alle sole forze dell’ordine”.