Sanità

Manager sanità, scoppia la polemica sul conflitto d’interessi dentro all’assessorato

La vigilia della votazione sulle nomine dei nuovi direttori generali delle aziende ospedaliere registra una nuova piccola polemica. In attesa dei pareri che domani la la commissione Affari istituzionali dell’Ars dovrà dare sulla lista dei 18 scelti dal governo Schifani per andare ai vertici delle strutture sanitarie dell’isola – il tema più caldo di questi mesi anche per via dei numerosi casi di designati con procedimenti giudiziari in corso –, questa mattina un nuovo colpo di scena si è registrato. Almeno per i deputati della commissione presieduta dal democristiano Ignazio Abbate. In agenda, infatti, c’era l’audizione del dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica Salvatore Iacolino. Il confronto, tuttavia, non si è tenuto, dopo che Iacolino ha comunicato la propria indisponibilità per un conflitto d’interesse di cui il governo aveva preso atto già l’estate scorsa.

I motivi del passo indietro

All’origine della decisione di Iacolino di non rispondere alla convocazione della commissione c’è quanto ricostruito in un decreto del presidente della Regione. “In ragione del conflitto di interessi già oggetto del decreto presidenziale 555 Gab del 7 luglio 2023 il sottoscritto comunica che non potrà partecipare alla prevista audizione”, si legge nella nota recapitata ieri da Iacolino alla commissione.

Il decreto è stato emanato poco più di due mesi dopo che Iacolino era stato nominato dirigente generale del dipartimento per la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, uno dei rami della pubblica amministrazione regionale direttamente coinvolto nella gestione dell’iter di selezione della rosa di papabili nuovi manager. Un compito che però lo stesso Iacolino a metà giugno aveva dichiarato di non poter assolvere. Con una nota protocollata il 14 giugno, il dirigente aveva infatti comunicato “di avere partecipato all’avviso pubblico di selezione per il conferimento degli incarichi di direttore generale presso le aziende e gli enti del servizio sanitario generale” che a inizio gennaio era stato pubblicato dall’assessorato; e, per questo motivo, di trovarsi in “potenziale conflitto di interessi”.

Alla luce della nota, il governo – dopo aver preso atto che anche il dirigente generale dell’altro dipartimento che fa capo all’assessorato alla Salute, ovvero quello alle Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, aveva risposto all’avviso – ha deciso di guardare fuori dall’assessorato per individuare il sostituto di Iacolino. La scelta è ricaduta su Giovanni Bologna, l’avvocato generale della Regione. A lui, dunque, è spettata l’adozione degli atti relativi al procedimento di selezione per il conferimenti degli incarichi delle aziende sanitarie.

La nota di Sud chiama Nord

L’informazione riguardante la sostituzione di Iacolino con Bologna sembrerebbe essere stata appresa dai deputati della prima commissione soltanto nelle scorse ore. “È con profonda preoccupazione che segnaliamo l’ennesima grave contraddizione emersa durante i lavori della prima commissione per i pareri sulle nomine dei direttori generali – si legge in una nota del deputato di Sud chiama Nord, Giuseppe Lombardo – Nella seduta odierna, il dottor Iacolino, convocato per chiarimenti sulle nomine proposte in giunta dall’Assessore Volo, ha comunicato l’esistenza di un conflitto di interessi, gettando così una nuova tegola sul procedimento di nomina”. Nel mirino del deputato messinese c’è il periodo in cui Iacolino avrebbe rivestito la doppia veste di candidato e dirigente del dipartimento incaricato di fare le valutazioni. “Prima della rimozione – continua Lombardo – era responsabile della selezione dei direttori dei partecipanti, nonché partecipante alla medesima selezione. Questa situazione, a nostro avviso, mina la trasparenza e l’integrità della procedura di nomina, mettendo in discussione la legittimità delle nomine proposte. Riteniamo – conclude Lombardo, facendo riferimento al fatto che la candidatura di Iacolino è precedente alla sua nomina al vertice del dipartimento – che chi avrebbe dovuto vigilare e garantire l’imparzialità del processo debba assumersi la piena responsabilità per questo grave errore”.