Infrastrutture

Zes, “Spingere il Mezzogiorno a diventare hub del Mediterraneo”

“Obiettivo comune delle Zone Economiche Speciali è spingere il Mezzogiorno a diventare uno dei grandi Hub logistici del Mediterraneo. La sfida, quindi, è attrarre attività nell’ambito dei network globali della produzione, partecipando al processo lungo le catene globali del valore, possibilmente nelle fasi in cui esso è più̀ elevato. La strategia è quella di aggredire tutti quegli aspetti che storicamente hanno rappresentato le maggiori criticità per gli investitori e costituito “gap di competitività” così da affacciarsi ai mercati internazionali”. Con queste parole Alessandro Di Graziano, del Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Catania ha tracciato la strada della “mission” della Zes Sicilia orientale nei prossimi anni.

Una Zes che proprio il docente di Infrastrutture e Sistemi di Trasporto dell’ateneo catanese guiderà nelle vesti di commissario a seguito della nomina dei giorni scorsi da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi su proposta del Ministro per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna e con l’intesa del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci.

Quadrante Sicilia orientale area di fondamentale importanza

“Occorre, innanzitutto, costruire legami tra le diverse peculiarità delle Zes italiane, in tutto 8 di cui due in Sicilia, e attraverso la prevista cabina di regia ministeriale muoversi in ambiti non individuali, bensì (inter)nazionali, contribuendo così a costruire un disegno unitario della politica di attrazione degli investimenti basata sulla specializzazione e la complementarità tra le singole aree” spiega il docente Alessandro Di Graziano.

“Il quadrante della Sicilia orientale costituisce un’area di fondamentale importanza per il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo per l’intercettazione dei flussi dell’area del mediterraneo visto che comprende interamente le province di Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna e la parte meridionale della provincia di Caltanissetta – aggiunge il neo commissario della Zes della Sicilia orientale -. Fanno parte della Zes Sicilia orientale, per una estensione complessiva di circa 3.600 ettari, almeno cinque poli economico-produttivi in corrispondenza dei porti principali dell’area come Milazzo, Messina, Catania, Augusta e Gela, nonché alcune aree interne che, pur non essendo prossime alle aree portuali, sono ad esse collegate economicamente e funzionalmente”.

“L’obiettivo “infrastrutturale” è quello di contribuire ad integrare la rete logistica connettendo al meglio i porti con i sistemi di trasporto ferroviario, stradale e con le piattaforme logistiche (interporti) – aggiunge il docente -. In tal senso una maggiore integrazione è possibile solamente intravedendo una adeguata funzione retroportuale che presuppone che vengano trasferiti una serie di servizi attraverso pratiche quali i corridoi doganali, servizi ferroviari dedicati e che venga garantita un‘interoperabilità delle piattaforme tecnologiche”.

Incrementare l’attrattività dei territori di riferimento

“Per far questo sono di competenza delle Zes importanti interventi infrastrutturali che hanno lo scopo di intervenire per la realizzazione di efficaci collegamenti “ultimo miglio” tra le aree industriali e le reti del Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti (SNIT) e le reti Trans-Europee dei Trasporti (TEN-T), ma anche per accelerare le urbanizzazioni primarie in alcune aree produttive e per rafforzare il livello di sicurezza delle infrastrutture esistenti – continua il prof. Di Graziano -. Per la Zes Sicilia orientale tra le misure già previste dalla terza componente della Missione 5 del Recovery Plan (M5C3) “Interventi speciali per la coesione territoriali” vi sono 54 milioni di euro di interventi di connessione ultimo miglio per interporto di Catania, porti di Augusta, Gela, Riposto, Sant’Agata di Militello”.

“L’obiettivo economico è connesso ai benefici associati alle Zes in grado di incrementare l’attrattività dei territori di riferimento, quali agevolazioni finanziarie e fiscali (fino a 100 milioni di euro di credito di imposta), semplificazione burocratica (tempi ridotti di un terzo, autorizzazione unica), interlocuzione unica di interfaccia tra Governo, Regione, enti locali, enti e istituzioni di controllo, possibile istituzione della zona franca doganale interclusa, nonché cosa più rilevante la specialità dei settori/filiere già presenti all’interno della Zes che devono diventarne il brand di riconoscimento – ci tiene a precisare il neo commissario -. In tale contesto la Zes può diventare luogo di sperimentazione di una visione “smart” del sistema retroportuale, attraverso il coinvolgimento delle università e dei centri di ricerca, degli attori dei processi economici e produttivi e degli enti di riferimento, trasformandosi in un laboratorio di sussidiarietà culturale e di processo che possa essere replicato anche all’esterno”.