Cronaca

Migranti, il sindaco di Lampedusa: “Isola foglia di fico di un’Europa ferma e inerme”

Sono 30 anni che la situazione è sempre la stessa: a Lampedusa gli sbarchi non si fermano, nell’hotspot c’è un numero di persone ben al di sopra della sua capacità di accoglienza e in più raccogliamo morti. Lampedusa non può essere l’unico porto sicuro di tutto il Mediterraneo, questa isoletta di venti chilometri quadrati non può risolvere il problema dell’immigrazione di tutto il Mediterraneo”. A sfogarsi con l’Adnkronos è il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino. Questa notte altri 121 migranti sono arrivati sulla grande delle Pelagie, mentre nell’hotspot ci sono 1599 persone a fronte di una capienza massima di 350. 

“L’anno prossimo saranno 10 anni dalla strage del 3 ottobre in cui furono accertati 368 morti e non è cambiato nulla – aggiunge – Servirebbe collaborazione fra tutti gli Stati europei e invece l’Europa rimane ferma e inerme a guardare quello che succede. Il trattato di Dublino non si cambia, i corridoi umanitari non ci sono e l’Europa non ha nessuna politica sui flussi immigratori. Lampedusa è la foglia di fico di una politica europea inesistente e il nostro Comune è diventato un parafulmine”. 

“L’attuale blocco in mare di 985 persone è illegale e disumano”. Così Sos Mediterranee che ha richiesto l’intervento di Grecia, Spagna e Francia per ottenere la designazione di un porto sicuro per i 234 migranti a bordo della Ocean Viking, i 179 a bordo di Humanity 1 e i 572 sulla Geo Barents.  “Le tre navi – scrive la Ong – hanno inviato ripetute richieste di un porto sicuro ai Centri di coordinamento del soccorso marittimo più capaci di fornire assistenza, ossia Malta e l’Italia. Senza risposte. Siamo di fronte a un silenzio assordante. Oltre a questo silenzio, che ormai da anni è triste prassi, il 25 ottobre scorso il nuovo ministro dell’interno italiano Matteo Piantedosi ha emesso una direttiva con la quale avvertiva le forze di Polizia e le Capitanerie di Porto che il Viminale stava ‘valutando’ il divieto di ingresso della nostra nave nelle acque territoriali italiane. Un divieto implicito perché mai comunicato alla nostra nave in alcun modo”. 

Sos Med esorta “gli Stati membri europei e gli Stati associati a rispettare i loro obblighi e ristabilire un sistema di sbarco prevedibile. E necessario alleviare la pressione sugli Stati costieri europei che non possono essere lasciati da soli a farsi carico di un problema che riguarda l’intero continente – dice – Tale sistema deve però garantire la possibilità di sbarcare i sopravvissuti nel porto sicuro più vicino alla zona in cui vengono condotte le operazioni di ricerca e soccorso. I naufraghi soccorsi in mare non possono essere l’oggetto di dibattiti politici”.