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Monsignor Renna: “La città riscopra quei valori lasciati dalla Patrona Agata”

Intervistato dal direttore, Carlo Alberto Tregua, e dal vice direttore, Raffaella Tregua, l’arcivescovo metropolita di Catania, monsignor Luigi Renna, risponde alle domande del QdS.

Monsignore, quelli che stiamo vivendo sono giorni importanti per la città di Catania: siamo già entrati nel vivo dei festeggiamenti in onore della Patrona, Sant’Agata: quale sarà il vostro lavoro, come Curia, per quel che riguarda le celebrazioni?
“Aspettiamo milioni di persone, favorite da un Festa di Sant’Agata che coincide con il weekend e dal ritorno delle funzioni senza restrizioni. Le celebrazioni sono iniziate come di consueto con l’offerta della cera del 3 febbraio alle 12, con appuntamento nella Chiesa di Sant’Agata alla Fornace alle ore 11. Si andrà in cerimonia alle 11,45 verso il Duomo. Oggi è in programma alle 6 la celebrazione della messa dell’Aurora per cui ci siamo preparati proprio per la previsione di un grande flusso di persone. Sarà possibile confessarsi, data la cortesia chiesta ai sacerdoti di rendersi disponibile per quanti vorranno accostarsi alla Comunione”.

Ma il giorno clou è quello di domani…
“Sì. Il 5 febbraio alle 10,15 è previsto il Solenne pontificale, per cui ci prepareremo già alle 9,45. La concelebrazione sarà anticipata dalla processione verso la Cattedrale e dunque la conclusione della Festa per la nostra Santa Patrona Sant’Agata. Annuncio, servizio e sacramenti sono i Tria Munera, che indicano l’unità e la pluralità della missione della Chiesa. Ogni occasione deve diventare un modo per renderli presenti ed equilibrarli”.

Al di la di Sant’Agata, vorremmo concentrarci un momento sul territorio etneo. Quali sono, a suo avviso, le problematiche più urgenti che interessano la comunità?
“Catania e i catanesi, che amano Sant’Agata, devono riscoprire i valori che hanno reso speciale la vita della propria Santa Patrona, cioè la capacità di non scendere a compromessi accogliendo il sacrificio. La nostra è una città che concede ampie libertà: tutti sembrano poter fare quel che vogliono in campo economico e dei servizi, ma questa da un’opportunità diventa spesso una limitazione. Catania non si accorge di essere periferia per larghe parti e se non si ha cura di rimediare a questo, anche ricorrendo a interventi semplici di carattere strutturale, la nostra città è destinata a rimanere indietro”.

Un legame molto forte che non va dimenticato

Il legame tra Sant’Agata è la comunità catanese, e non solo, è sempre fortissimo, quasi simbiotico. Magari, ispirandosi alla Patrona, i cittadini possono riscoprire quei valori che negli ultimi anni sono stati un po’ trascurati…
“In tutti i Paesi italiani e in tante zone d’Europa le feste sono identitarie. La comunità civile si identifica con il proprio Santo Patrono e questo per Catania avviene in modo molto, ma molto forte. Le invocazioni richiamano i ‘cittadini’, si è con Sant’Agata in quanto catanesi. Da un punto di vista antropologico fa riflettere, perché la prospettiva religiosa rimane a Catania unita alla dimensione civile. Sono però alleanze che con il tempo devono crescere. Nella misura in cui cresce la dimensione religiosa, andando all’essenziale e non semplicemente verso l’esteriorità, può crescere anche la dimensione di carattere civico. Una vita cristiana, che si ispira a Sant’Agata, è una vita autentica, che sa andare incontro al sacrificio e non accetta compromessi. Se Catania si identificasse davvero in Sant’Agata farebbe un bel salto di qualità, ma non sono tutti a identificarsi. Abbiamo scandali all’Università, politici inquisiti, personale sanitario di alto livello inquisito, elementi che purtroppo ci dicono che questa città ama troppo il compromesso”.

Evangelizzazione della pietà popolare per riempire la vita familiare e sociale

Come affrontate le tematiche della comunicazione? Esiste un indirizzo per guidare i sacerdoti nel dialogo con i fedeli?
“La religione è qualcosa di naturale nell’uomo, ha valori che hanno inciso fortemente sugli individui e larga parte dell’Umanità. Nelle radici europee c’è il cristianesimo grazie all’azione dei Benedettini, così come il cristianesimo nell’Isola si è riaffermato grazie alla loro presenza dopo il dominio saraceno. La Sicilia, dal punto di vista religioso, ha una marcia in più rispetto ad altre zone dell’Europa, perché ha una grande concentrazione di Sante martiri. C’è sempre comunque lo sforzo da parte della Chiesa di evangelizzare la pietà popolare, affinché la persona che si affida a Sant’Agata e la vede amica, la chiama per nome, arricchisca di contenuti di fede questo rapporto di vicinanza. Di un contenuto che vada tutto a vantaggio della propria vita familiare, sociale e civile. Sant’Agata è una martire cristiana, ha dato la vita per rivendicare la propria fede in un’epoca di mancanza di libertà religiosa. I martiri del nostro tempo manifestano con altrettanta convinzione la ricchezza del Vangelo. Rosario Livatino o Pino Puglisi sono dei martiri come Agata e come Lucia, ma sono dei martiri della contemporaneità”.

Quindi, in quanto siciliani, abbiamo forse responsabilità maggiori…
“Il Signore ha donato a questa terra grandi modelli di fede che ci permettono di creare un ponte tra passato e presente. Penso, per esempio, a Biagio Conte, recentemente scomparso. Possiamo dire che questa è la terra in cui ha abbondato la mafia, ma ha sovrabbondato la grazia dall’antichità fino a oggi. Per questo abbiamo un grosso senso di responsabilità verso noi stessi e verso la storia. La storia di una Diocesi è anche la storia del suo Seminario: noi sentiamo l’importanza di curare la formazione dei presbiteri e dei laici. A Catania è avvenuto un grande miracolo formativo ed educativo grazie all’opera del cardinale Dusmet, che scelse di chiamare qui schiere di salesiani e di figlie di Maria Ausiliatrice. Questo ha permesso un salto di qualità. In tema di comunicazione, quest’anno si celebrerà a Catania il ‘Festival della comunicazione’ nazionale dal 14 al 21 maggio”.