Cronaca

Morta Liliana Ferraro, magistrato e collaboratrice di Giovanni Falcone

E’ morta oggi Liliana Ferraro, magistrato di lungo corso che poi prestò servizio presso il ministero della Giustizia nel periodo delle stragi mafiose. E’ stata una delle più strette collaboratrici di Giovanni Falcone che conobbe nell’82 durante un convegno, e fu lì che nacque l’amicizia scaturita nella collaborazione tra i due. Liliana Ferrario dedicò molti anni della sua esistenza professionale alla collaborazione con gli uffici giudiziari, prima per la lotta contro il terrorismo, poi contro la mafia. Fu lei che contribuì alla ristrutturazione del carcere dell’Asinara per far rinchiudere le Brigate rosse, così come dopo, assieme all’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli. Fu sempre lei a far riaprire le carceri speciali per rinchiudere i mafiosi dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Una vita dedicata alla lotta alla criminalità organizzata.

Le sue parole su Falcone

Anni fa, durante una presentazione di un libro, parlando di Giovanni Falcone disse: “Aveva una buona dose di scetticismo sciasciano, io avevo una buona dose di fatalismo edoardiano. Fummo però, subito d’accordo su alcune convinzioni: Giovanni Falcone, come peraltro ha scritto in cose di cosa Nostra, era un servitore dello Stato: “Io credo nello Stato”. “Sono un servitore dello Stato che lavora in un territorio ostile”. Con questa premessa fu facile trovare l’intesa: avremmo lavorato insieme per lo Stato!”. E disse ancora: “Rispetto delle leggi, rispetto dei ruoli, rispetto dei protagonisti del processo, dall’inquirente all’imputato, dai difensori ai collaboratori. Tutti importanti”.

“È per questa convinzione che nonostante il dolore immenso che mi attanagliava nell’aereo che mi portava a Palermo il 24 maggio del 1992, trovai la forza di rivolgermi al Presidente Spadolini per chiedergli di ritornare a Palermo anche il giorno successivo, per assistere ai funerali di Stato. Il massimo rappresentante dello Stato sulla bara di Giovanni Falcone. Poca cosa? Certo – aggiunse Liliana Ferraro -Ma io pensai che Giovanni, guardandoci dalle celesti praterie sarebbe stato contento. Ringrazio Bianconi per averlo ricordato e lo ringrazio anche per la fredda e lucida descrizione dell’atmosfera a Palermo il giorno dopo la strage: “Il teatro delle dichiarazioni e prese di posizioni che suonano quasi tutte incomplete, imbarazzate, preoccupate di mettere in luce qualche aspetto e lasciarne in ombra altri. A volte ipocrite. Per continuare a barcamenarsi, senza avere capito prima quello che stava accadendo. E forse nemmeno adesso”.

Processo Stato-mafia

Liliana Ferraro fu più volte sentita nell’ambito del processo trattativa Stato-mafia. Ecco cosa scrissero di lei i giudici del processo stralcio a Calogero Mannino, poi assolto: “La teste Ferraro, con dichiarazioni, precise, logiche, circostanziate, costanti, disinteressate, della cui attendibilità non quindi dato alla Corte dubitare, ha affermato che De Donno le chiese di fare conoscere al ministri il tentativo, adottato dal Ros, di avvicinare Vito Ciancimino per ottenere confidenze o, addirittura, una collaborazione della cattura dei responsabili dell’assassinio del giudice Falcone”.