Inchiesta

Nel 2022 sbarcati oltre 104 mila migranti. Spesa per l’accoglienza stimata in 4 mld

ROMA – Da qualunque parte politica si voglia leggere la vicenda, i numeri dicono sempre la verità. E quelli del ministero dell’Interno sul fenomeno migratorio, riportati come sempre dal Cruscotto statistico sull’immigrazione, parlano chiaro: il 2022 si è chiuso con oltre 104 mila persone arrivate in Italia.

Un dato che, preso da solo, dice poco, ma che se confrontato con quello degli anni precedenti fa comprendere come il fenomeno stia crescendo a dismisura, anche a causa di condizioni socio-politiche che in Nordafrica continuano a essere instabili e di temperature tutto sommato miti che hanno favorito la partenza di barche e barchini dalle coste del Mediterraneo. I numeri raccontano che rispetto alla fine dello scorso anno, gli arrivi di migranti sulle coste italiane sono cresciuti di 37 mila unità rispetto al 2021, quando si erano fermati a quota 67 mila e si sono triplicati rispetto ai 34 mila del 2020.

Anche per questo il tema è al centro dell’azione del Governo guidato da Giorgia Meloni, con la recente approvazione in Consiglio dei ministri del già contestatissimo decreto per definire l’operatività delle varie Organizzazioni non governative (Ong) che operano nel Mediterraneo. “Sono fedele al pensiero di Papa Wojtyla – ha detto la premier in occasione della recente conferenza stampa di fine anno – il quale sosteneva che prima di garantire il diritto di emigrare bisogna garantire il diritto di non farlo”.

Meloni: “Il nostro obiettivo è fermare le partenze”

“Con il decreto sulle Ong – ha aggiunto nel suo appuntamento Facebook ‘Gli appunti di Giorgia’ – facciamo rispettare il diritto internazionale: se salvi delle persone devi portarle al sicuro. Se non vengono rispettate le norme, abbiamo previsto delle sanzioni. Il nostro obiettivo è fermare le partenze, distribuire solo chi ha diritto equamente tra i 27 Paesi europei. Norme adottate per rispettare il diritto internazionale. Lo facciamo per rispettare i migranti e combattere i trafficanti di vite umane, scafisti senza scrupoli”.

“Le norme portate avanti dal Governo italiano – ha precisato la presidente del Consiglio – vogliono circoscrivere il salvataggio dei migranti a quello che è previsto dal Diritto internazionale. Se qualcuno sta rischiando la vita ha diritto ad essere salvato, ma cosa diversa è farsi utilizzare dalla tratta degli esseri umani del terzo millennio e continuare a far fare miliardi di euro a scafisti senza scrupoli che il Governo italiano vuole combattere”.

Una linea chiara, rimarcata in seguito anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “I soccorsi in mare sono garantiti dallo Stato. Le Ong si concentrano solo sulla rotta dalla Tripolitania e incentivano le partenze. Il 93% delle persone che soccorrono parte da lì. I naufraghi e le presenze in Libia si riducono solo se si impediscono le partenze irregolari”.

La questione dell’accoglienza

Piantedosi si è poi concentrato anche sulla questione dell’accoglienza, che per il rappresentante del Governo “è già al collasso. Stanno andando deserte le gare per assicurare nuovi posti. La possibilità di un’accoglienza adeguata è una questione di dignità delle persone. Trovo singolare che la sensibilità collettiva si fermi al momento dello sbarco mentre non c’è attenzione sulla sostenibilità di flussi incontrollati che generano emarginazione”.

I numeri, come detto, parlano da soli. E su questi Piantedosi ha voluto rimarcare i passi già compiuti dal nuovo Esecutivo. “Abbiamo già invertito la tendenza all’aumento senza intaccare le attività di soccorso in mare, che sono state garantite efficacemente dalle autorità statali. Gli ultimi due mesi segnano un abbassamento della curva di incremento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno: soltanto del 35%, a fronte di un incremento del +59% nei primi dieci mesi di quest’anno. Molti predicano la solidarietà e l’accoglienza sulle agenzie di stampa ma poi, quando sul territorio si devono accogliere migliaia di migranti irregolari, tutti condividono le criticità di un sistema senza regole. E questo avviene perché, in un quadro di solidarietà, abbiamo deciso di far sbarcare i migranti in tutti i porti italiani e non più solo in Calabria e Sicilia con strutture sotto stress”.

Proprio dalla Sicilia, però, si è alzata una delle voci più critiche contro quello che è stato definito “l’imbarazzante e incredibile decreto approvato dal Consiglio dei ministri”. È quella del sindaco di Pozzallo (comune in provincia di Ragusa da sempre in prima linea nell’emergenza sbarchi) Roberto Ammatuna, secondo il quale il documento “ha come obiettivo non quello di regolarizzare, controllare e governare l’opera delle navi Ong, ma purtroppo quello di impedire che le stesse possano operare per salvare le vite umane nel Mediterraneo”.

“La vita – ha aggiunto Ammatuna – è il dono più grande e prezioso, è il valore assoluto e viene prima di ogni altra cosa. Ecco perché è un dovere morale, non solo delle Ong, ma di tutti impegnarsi per salvare le vite se ha ancora un senso essere uomini. Invece non si potrà fare più di un soccorso alla volta, non si potranno fare i trasbordi di passeggeri da una imbarcazione all’altra e le navi umanitarie, quasi sempre, non dovranno recarsi nel porto più vicino come logica vorrebbe, ma in quello più lontano. Se le Ong non si atterranno a questo ‘codice di comportamento’ sono previste pesanti sanzioni economiche. Come dire, bisogna impedire a chi salva vite umane di poter operare, con il risultato che il numero dei morti nel mare Mediterraneo sarà sempre più alto. Questa è una delle pagine più nere della Repubblica dal dopoguerra a oggi”.

Le dichiarazioni della portavoce di Open Arms Italia, Veronica Alfonsi

Una posizione ovviamente condivisa dalle Ong, come dimostrano anche le dichiarazioni della portavoce di Open Arms Italia, Veronica Alfonsi: “L’ennesimo decreto immaginato per fermare il soccorso in mare. Ci hanno provato tutti con mezzi e metodi differenti, ma l’obiettivo è sempre stato lo stesso: fermare le navi umanitarie”.

“Se l’obiettivo è fermare la flotta civile – ha aggiunto – la domanda vera che tutti dovrebbero porsi è: perché? Sappiamo che le persone arrivano sulle coste italiane prevalentemente con mezzi autonomi, dunque questa guerra scatenata contro la società civile europea che soccorre in mare non dipende da questo. Ma allora da cosa? Il punto probabilmente è che la flotta civile rappresenta un problema che va ben oltre le operazioni di soccorso che opera. È la testimone inconfutabile delle violazioni dei diritti quotidiane e reiterate che l’Europa compie in accordo con Stati illiberali, con dittature, con regimi, ai quali peraltro continua a dare un mucchio di soldi pubblici. Il vero problema è questo. Con il nuovo decreto si arriva a imporre il numero di soccorsi possibili, si teorizza che il soccorso può essere solo uno. E gli altri? E se ci sono altre imbarcazioni in difficoltà si lasciano morire le persone a bordo? Donne, bambini, ragazzini minorenni? Ravenna, Livorno, La Spezia: quattro giorni di navigazione per togliere le navi umanitarie di mezzo. E nel frattempo in mare chi soccorre?”.

“Noi – ha concluso Alfonsi – non ci fermeremo, come del resto non abbiamo mai fatto. Esistono leggi internazionali che regolano la nostra attività e che per fortuna difendono ancora i diritti e la vita di ogni essere umano”.

La questione, quindi, rimane aperta e soltanto i prossimi mesi ci diranno se la linea del Governo Meloni riuscirà a garantire i soccorsi in mare e allo stesso tempo limitare l’arrivo dei migranti sulle coste italiane. I numeri, come sempre, daranno una reale prospettiva sulla vicenda.

Aumento dei flussi, aumento delle spese

ROMA – Quanto costa all’Italia il sistema di accoglienza dei migranti? E qual è l’aumento previsto in relazione al sostanzioso incremento dei flussi?

Per rispondere alla prima domanda la Fondazione Openpolis ha analizzato nel dettaglio il dossier intitolato “La pubblica amministrazione, l’ordine pubblico e l’immigrazione” che tra le altre cose contiene un’analisi della “Missione 27: immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti”.

Come spiegato dalla Fondazione, “se si vogliono individuare le spese per la gestione del sistema di accoglienza e comprendere come queste siano suddivise, conviene dunque isolare capitoli di spesa. In particolare quelli che riguardano l’accoglienza a gestione prefettizia nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e nei centri di prima accoglienza, il finanziamento del sistema a titolarità pubblica (Sprar, Siproimi, Sai) e l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati (Msna)”. Il totale, per quanto riguarda i numeri del 2020, ha prodotto spese per 1,4 miliardi.

Stando ai freddi numeri, quindi, essendo nel 2022 triplicato il totale di migranti sbarcati nel nostro Paese, possiamo ipotizzare che debbano fare altrettanto i costi dedicati a tale capitolo, che schizzano così a 4,2 miliardi. Una somma che il nuovo Governo vuole necessariamente comprimere.