Sanità

Omicron, troppe le incognite, l’Europa si blinda

La variante Omicron fa sempre più paura, soprattutto perché porta con sé innumerevoli incognite, e l’Europa, per proteggersi, si blinda per evitare di mandare in crisi i propri sistemi sanitari.
Misure restrittive sono pronte in Danimarca, Germania, Portogallo e Svezia e domani in Italia una cabina di regia precederà la riunione del Consiglio dei ministri presieduta dal premier Mario Draghi per definire una linea che possa consentire di “piegare la curva”.

Omicron, quali sono le incognite

Al di là di pochi dati certi sulla Omicron – una capacità di infettare fra tre e sette volte più alta rispetto alla variante Delta, un alto numero di mutazioni (32) – ci sono domande fondamentali su questa variante che non hanno ancora risposte, come quelle relative alla sua capacità di sfuggire ai vaccini e di provocare o meno una forma grave della malattia.

Identificata per la prima volta un mese fa, il 22 novembre 2021 nei laboratori di Botswana e Sud Africa che stavano analizzando campioni del virus prelevati fra l’11 e il 16 novembre, la variante si è rapidamente imposta all’attenzione di tutto il mondo. Il 24 novembre, infatti, il Sud Africa la segnalava all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che già il 28 novembre parlava di una “corsa contro il tempo” per riuscire ad arginarla.

Presente in 78 Paesi, prevalente in 15

Al momento sappiamo che sono 78 i Paesi nei quali è presente e che in un mese sono state oltre 19.100 le sequenze genetiche della Omicron depositate nella banca dati internazionale Gisaid. Sappiamo inoltre che la nuova variante sta diventando prevalente in alcuni Paesi: attualmente sono almeno 15 quelli in cui la Omicron è presente nella maggior parte delle sequenze genetiche depositate; in sei di questi Paesi la Omicron ha già raggiunto il 100% delle sequenze, sostituendosi alla Delta.

Omicron “buca” i vaccini?

Quanto ai vaccini, un’altra grande domanda riguarda la loro capacità di contrastare la Omicron. Molti studi sono in corso e i dati preliminari sembrano indicare che i contagi non vengono evitati. Soprattutto per certi vaccini.
Resta da capire poi se e quanto la terza dose del vaccino sia in grado di bloccare la Omicron e in proposito non ci sono dati sufficienti per trarre delle conclusioni.
Ci si domanda anche quanto tempo è necessario alla Omicron per replicarsi, ossia ogni quanto tempo i casi provocati da questa variante raddoppiano, e al momento l’ipotesi prevalente indica da 2 a 3 giorni.
Nessun dato definitivo nemmeno sulla rapidità con la quale la variante infetta la cellula umana e resta da chiarire, infine, se e quante persone già colpite da altre varianti possono reinfettarsi.

Omicron, “Tempesta sui sistemi sanitari”

“Possiamo vedere un’altra tempesta in arrivo” ha detto Hans Kluge, direttore dell’Ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa. Perché l’enorme volume di nuove infezioni potrebbe portare a più ricoveri e a interruzioni diffuse dei sistemi sanitari e di altri servizi critici.

Le misure restrittive in Germania

In Germania il cancelliere Olaf Scholz ha annunciato una serie di restrizioni – valide anche per i vaccinati e i guariti dal Covid – che entreranno in vigore tra una settimana, tra cui l’obbligo di disputare gli eventi sportivi a porte chiuse. Scholz ha spiegato che le nuove regole hanno lo scopo di dissuadere le persone dal partecipare a feste numerose a Capodanno.
“Ora non è il momento per le feste in grandi gruppi”, ha detto il cancelliere, confermando che sarà imposto un tetto massimo di dieci persone per riunioni private, escludendo dal conto i minori di 14 anni.
L’accesso ai ristoranti resta limitato alle persone che possono dimostrare di essere vaccinate o guarite. A partire dal 28 dicembre, inoltre, sarà vietata la presenza di spettatori a eventi sportivi, spettacoli culturali, concerti e altri grandi eventi pubblici. Saranno infine chiuse tutte le discoteche.

Danimarca, Portogallo e Svezia

La Svezia sollecita il ricorso allo smart working, evidenzia la necessità di rispettare il distanziamento sociale e impone nuove regole per bar e ristoranti. L’obiettivo è evitare che i contagi si impennino fino a raggiungere i 15.000 casi quotidiani previsti a metà gennaio nello scenario peggiore. Nelle precedenti ondate, i bollettini quotidiani non hanno mai superato quota 11.000.
Il Portogallo dispone la chiusura di locali e bar, lo smart working diventa la regola dal 26 dicembre almeno fino al 9 gennaio. Per entrare negli alberghi portoghesi servirà un tampone negativo, a Capodanno non saranno consentite riunioni con più di 10 persone. La stretta viene varata con un incidenza di 433 casi per un milione di abitanti. La settimana precedente il dato era di 386 casi.
La Danimarca aspetta che comincino a fare effetto le restrizioni già in vigore da alcuni giorni. Domenica il paese ha chiuso cinema, teatri e sale da concerto e ha limitato gli orari di apertura dei ristoranti. Le misure dovrebbero durare almeno quattro settimane. Ieri, intanto, sono stati annunciati 13.558 nuovi casi, almeno 500 dei quali riguardano persone che avevano già contratto il virus.

Omicron Italia, attesa per dati

E anche in Italia, che comunque è in una situazione migliore rispetto al resto d’Europa grazie all’alto numero di vaccinati anche con le terze dosi, ci si sta muovendo.

“L’arrivo della stagione invernale e la diffusione della variante Omicron ci obbligano alla massima cautela nella gestione dei prossimi mesi”.

Il premier Mario Draghi – il quale probabilmente ne parlerà anche oggi durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno – si è espresso così in vista della cabina di regia che precederà domani il Consiglio dei ministri chiamato a decidere sulle eventuali restrizioni da adottare per arginare i contagi e la variante Omicron.

E c’è grande attesa per i dati su Omicron che il professor Mauro Pistello – direttore dell’Unità di Virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, vicepresidente della Società italiana di microbiologia, e tra i fondatori della rete di sequenziamento dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – ha annunciato per domattina.

“Inizialmente – ha spiegato – la scadenza era il 29 dicembre, ma ci è stato chiesto di fare uno sforzo prima del Consiglio dei ministri, in modo da avere una foto quanto più aggiornata, puntale e recente possibile sulla diffusione di questa variante”.