Editoriale Grimaldi

OPA (offerta politica d’alleanza)

A sette settimane dalla “convocazione dei comizi” al secolo elezioni del Parlamento italiano -25 Settembre prossimo – e con la legge elettorale che ci si ritrova – “rosatellum” con un terzo di collegi uninominali e due terzi in liste proporzionali – e con Camere che in quattro anni e rotti non hanno provveduto alle incombenze relative alla riduzione dei parlamentari – 400 deputati e 200 senatori – e fine anticipata delle XVIII Legislatura prevista fino al 2023, i partiti politici, tranne uno (Fratelli d’Italia), sono andati in tilt per cercare di abborracciare il meglio possibile se non per vincere almeno per non scomparire, posto che nel proporzionale vi è il limite (3%) per avere rappresentanti.

Ed ecco il Pd con un solerte segretario che in sei anni a Parigi ha appreso qualcosa, lanciare una OPA (offerta politica d’alleanza) che nel giro di qualche giorno ha grattato il fondo del barile partitico e messo insieme un carrello elettorale dove c’è di tutto: vecchie e nuove formazioni, visi stranoti ed ignoti, vecchi ed impuberi, le sorelle killer (Gelmini, Carfagna) di Fi, ex politicanti, attuali e futuri leader in un “volemoci bene” tipo “italian love” al grido urlato “mai la destra al governo”: e per abbondare “abbasso Putin”.

Se si pone dentro questo film la pandemia lungi dall’essere scomparsa – come logico, guerre a due passi da noi (ora anche in Kossovo), crisi internazionali serie grazie anche al contributo della Pelosi 82 anni, andatura a piccolissimi passi, viso ri-rifatto e (si immagina) affittata dai Repubblicani in Usa per far fuori i Democratici che lei non ha capito rappresentare quale presidente della Camera che l’8 Novembre viene rieletta in toto per fine mandato, con l’Europa che discute se sia meglio una confederazione o una alleanza, una recessione che non solo abbaia ma morde, un inverno che ci farà riscoprire “u’ scaffaturi” alias scaldino tra le gambe per scaldarsi, ben 5,6 milioni di italiani in povertà, salari per cui i giovani cercano lavoro all’estero per potere vivere decentemente, vecchi malandati e soli si ha la “bella Italia”: tale per turisti e non per noi che paghiamo le tasse. E che tasse!
Ora il problema è che chi vince vinca bene per ben governare.

E che l’astensione non uccida le buone intenzioni. Che al momento vedrebbero la destra in vantaggio (circa 13 punti) con un programma accettabile e che ha concertato (tre partiti + altri due belli di nome, ma non di voti) chi debba essere il Presidente del Consiglio.
Ovviamente Berlusconi e Salvini ove uno dei due vincesse mentre, ed è importante, la Meloni asciutta: il partito con più voti “indicherà” il Primo ministro. Non citando se stessa.
Della serie: “Io sono Giorgia” mi ammucchio con chi governo in tante regioni e comuni: ma non mi guardo allo specchio. Scruto, dalla finestra, chi dopo Draghi (unico!) possa governare l’Italia: e lo indico!
Non male.