Animali

VIDEO | Shock e orrore in fattorie da pelliccia UE, animali “feriti e malati”

Animali mutilati o con infezioni agli occhi: è quanto avviene – secondo la denuncia dell’associazione animalista Humane Society International – nel 2023 in alcune fattorie da pelliccia in UE.

Il video – girato clandestinamente in diverse aree d’Europa – sta letteralmente facendo il giro del mondo, destando orrore e rabbia negli animalisti ma anche tra tutti coloro che si battono contro la violenza sugli animali.

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Immagini terrificanti da fattorie da pelliccia UE

Volpi morte o mutilate in gabbia, cani e procioni malati, visoni con gravi infezioni agli occhi. Le immagini diffuse dal gruppo per i diritti degli animali Humane Society International sarebbero state girate clandestinamente da diversi gruppi animalisti in Europa, fra aprile e novembre di quest’anno, in sei paesi dell’Unione europea. Secondo le prime stime, vi sarebbero 20 fattorie in Lituania, 5 in Finlandia, 4 fra Polonia, Spagna, una in Danimarca e una in Lettonia.

Solo 20 Stati avrebbero messo al bando questa industria terrificante, destinata alla vendita di pelliccia vera. Tra questi ci sono l’Italia e altri 14 Stati dell’Unione europea. Gli animalisti, però, chiedono che il bando delle “fattorie dell’orrore” abbia fine in tutto il territorio europeo. Una petizione in questo senso avrebbe già raccolto oltre un milione e mezzo di firme e sarebbe stata sottoposta alla Commissione europea. Una risposta dovrebbe arrivare entro il 14 dicembre.

La replica

La diffusione delle immagini dalle fattorie di pelliccia nell’Ue ha inevitabilmente scatenato il dibattito contro la violenza sugli animali in ambito cosmetico ed economico. La Federazione internazionale dei pellicciai ha reagito annunciando che “una revisione scientifica delle fattorie da parte dell’Ue sarebbe la benvenuta” ma che, al tempo stesso, non si possono trarre conclusioni da immagini clandestine girate da intrusi che spaventano gli animali. Sulla proposta di bando totale europeo, la Federazione esprime preoccupazione per i potenziali posti di lavoro persi.