Sanità

Ortopedia, nella Casa di cura Musumeci l’avanguardia della chirurgia robotica

Le innovazioni tecnologiche al servizio della medicina e della chirurgia possono aprire nuovi scenari ed offrire opportunità sempre più importanti per i pazienti. Guardando ad una branca delicata ed importante come l’ortopedia, ad esempio, si segnala un esempio virtuoso proprio nel territorio siciliano. Si tratta della Casa di cura Musumeci – Gecas e, nel dettaglio, appunto del reparto di ortopedia, diretto dal dottore Gaetano Palumbo. Il Quotidiano di Sicilia lo ha intervistato per conoscere “segreti” e vantaggi delle più recenti innovazioni.

Dottore, fiore all’occhiello del reparto da lei diretto è, senza dubbio, la chirurgia robotica navigata. Come funziona esattamente? Quali vantaggi determina?
“Chiariamo, anzitutto, che tale procedura può essere applicata alla chirurgia protesica del ginocchio. Ci permette di lavorare con pazienti che hanno bisogno di effettuare un intervento di protesi totale del ginocchio, di protesi mono compartimentale ed anche di protesi femoro-rotulea dell’articolazione. Nel dettaglio il ginocchio viene letto e mappato mediante una telecamera, che riproduce un’immagine fedele e tridimensionale dello stesso su un monitor. L’intervento viene letteralmente eseguito, prima dell’esecuzione di qualsiasi taglio, sul monitor. Una volta trovato il corretto bilanciamento di tutti i parametri utili per un corretto impianto, tramite una fresa robotica, manovrata ed azionata dal chirurgo stesso, l’osso del ginocchio viene letteralmente scolpito (a seconda dei parametri precedentemente pianificati) in modo da applicare la protesi che si adatta al meglio a quel tipo di articolazione. Gli enormi vantaggi di questa tecnica chirurgica sono la precisione e quindi il più corretto bilanciamento del ginocchio. Ovviamente c’è meno mortificazione delle parti molli dei tessuti periarticolari, minori perdite ematiche, minor dolore post operatorio per il paziente. Il recupero post-operatorio, quindi, è più veloce del consueto”.

Quante operazioni effettuate annualmente tramite la robotica navigata? Quanti altri centri in Italia dispongono di questa tecnologia?
“Nel 2022 abbiamo vinto un premio per il numero di interventi eseguiti di chirurgia robotica, avendo effettuato 108 interventi. Quest’anno il trend è fortemente in aumento e stiamo cercando di ampliare le indicazioni a pazienti avanti con l’età per i sicuri vantaggi che la tecnica comporta. Motivo per cui supereremo senza dubbio i numeri dello scorso anno. In Sicilia la nostra è l’unica struttura con la robotica di ultima generazione Cori, in Italia i centri saranno una quindicina. Il robot da noi utilizzato è l’unico che permette al chirurgo di eseguire interventi di protesi totale, di protesi monocompartimentale e di femororotulea. Interviene, quindi, su tutte le patologie del ginocchio che possono e devono essere trattate con protesi ortopediche. Abbiamo a disposizione il robot dal settembre 2021, il primo modello si chiamava ‘Navio’, quello odierno ‘Cori’”.

Un altro trattamento particolarmente significativo, dal punto di vista dell’innovazione medico-chirurgica, è quello della tecnica mini invasiva per la protesi dell’anca. Cosa può dirci a riguardo?
“Tutta la chirurgia un po’ più moderna, sostanzialmente, si rivolge alla mini invasività e quindi a ‘danneggiare’ il meno possibile i tessuti periarticolari nell’approccio di un’articolazione. La tecnica utilizzata si chiama Daa (Direct anterior approach). Al di là degli aspetti legati alla cicatrice chirurgica, la cosa davvero importante è ciò che si fa al di sotto della stessa. Anche in questo caso si mortificano il meno possibile tutti i tessuti attorno all’articolazione, quindi vi si accede attraversando dei piani intermuscolari ed internervosi in modo da non tagliare o danneggiare nessuna struttura intorno all’articolazione. Poi si sostituisce quello che deve essere sostituito e si rimette tutto ‘a posto’. Tutto questo si traduce in una maggiore compliance del paziente, in una perdita ematica ridotta e nel recupero post-operatorio assolutamente più veloce del consueto. Si pensi che il paziente già il giorno dopo l’intervento è verticalizzato con girello o stampelle e riesce a caricare sull’arto operato, con un progressivo carico libero che lo porta, nel giro di due-tre settimane, anche in base alle sue condizioni specifiche, ad abbandonare le stampelle. Abbiamo anche la possibilità, per quei pazienti come le donne che sono più attente al fattore estetico, di accedere all’articolazione attraverso un’incisione inguinale sulla plica cutanea detta ‘bikini’ che procede, appunto, attraverso la plica inguinale e che non è visibile, ad esempio, quando si indossa un costume. È chiaro che questo tipo di incisione può essere eseguita solo su un paziente normotipo, non lo farei certamente su soggetti in sovrappeso o con problematiche cutanee”.

State lavorando all’introduzione di ulteriori innovazioni nel prossimo futuro?
“Nei prossimi mesi confidiamo di avere a disposizione il software per la robotica navigata da utilizzare nella chirurgia dell’anca. È già stato approvato, dalla Fda, negli Stati Uniti e aspettiamo solo valutazione dell’Ema, Agenzia europea per i medicinali. Abbiamo avuto, ovviamente, la possibilità di visionare il software e devo dire che ci sono dei risvolti molto interessanti. Basti immaginare quanti passi in avanti comporterebbe l’applicazione di una tecnica mini invasiva, vale a dire il Daa, insieme al robot. L’unione di queste due procedure darà ulteriori vantaggi al paziente in termini di compliance, sanguinamento, precisione dell’impianto protesico. Tutto a favore del ripristino biomeccanico normale che è la cosa più importante in una sostituzione articolare. Altra novità sarà l’avere a disposizione un ulteriore software per la revisione delle protesi del ginocchio, cioè quando il chirurgo è costretto a sostituire per qualsivoglia motivo una protesi che è già stata impiantata”.