Palermo

Palermo, confermati i 180 mln da Roma ma in attesa della rimodulazione

PALERMO – La Giunta del sindaco Roberto Lagalla ha approvato lo schema di accordo con lo Stato che consentirà al Comune di accedere al contributo di 180 milioni in vent’anni assegnato dal cosiddetto decreto “Salva Napoli”. Si tratta di uno stanziamento di 2,67 miliardi dell’allora Governo Draghi per le Città Metropolitane in crisi: 1,2 miliardi alla città partenopea, 1,1 a Torino, 137 milioni a Reggio Calabria e, appunto, 180 al capoluogo siciliano.

Il plafond sarà così spalmato: 150 milioni nel 2022, 290 milioni nel 2023 e nel 2024, 240 milioni nel 2025 e 100 milioni all’anno dal 2026 al 2042. Per Palermo si tratterebbe, in media, di appena 9 milioni l’anno: ossigeno puro per le asfittiche casse di Palazzo delle Aquile ma comunque insufficienti secondo il sindaco Roberto Lagalla, come affermato (o meglio ribadito), nella nota che annuncia l’approvazione della delibera sull’accordo: “Adesso puntiamo a ulteriori misure di sostegno da parte dello Stato che, si auspica, potranno essere preordinate e tali da consentire la rimodulazione del Piano di Riequilibrio”.

Già a luglio l’ex rettore era andato in missione a Roma per strappare una cifra superiore ai 180 milioni previsti dall’accordo (che all’inizio si stimava dovessero essere 475, poi 435, e infine 293). E, anche se nel frattempo il Governo è cambiato, non cambia la richiesta: servono più fondi. Per questo l’Amministrazione comunale ha inserito nel testo dell’accordo “una specifica clausola – hanno spiegato da Palazzo delle Aquile – che consentirà di rimodularlo già il 30 giugno 2023, all’indomani della rimodulazione del Piano di Riequilibrio, nonostante l’originaria previsione prevedesse la sua modifica non prima del decorso di un quinquennio”. In cambio, come si legge nel documento, “il Comune di Palermo si impegna a perseguire l’obiettivo di pervenire all’incremento della riscossione delle proprie entrate per il tramite di azioni specifiche e strettamente coordinate tra loro, sinergicamente idonee – mediante introduzione di puntuali innovazioni di sistema, involgenti pure la prioritaria riorganizzazione dell’Ente anche con riferimento all’attività di accertamento – all’effettivo miglioramento dei valori afferenti alla capacità di riscossione”.

Per ottenere il via libera di Roma, l’Amministrazione comunale dovrà garantire la copertura di almeno un quarto della cifra in arrivo dallo Stato, puntando in particolare su: l’incremento dell’addizionale comunale Irpef (com’è noto, in misura molto più contenuta rispetto al Piano di Riequilibrio di orlandiana memoria); l’istituzione dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco per passeggero; l’incremento della percentuale di riscossione delle entrate tributarie e delle sanzioni elevate per le violazioni al Codice della Strada di almeno lo 0,5% all’anno, cioè di quasi 8 milioni annui in più (la prima versione del Piano prevedeva un’improbabile crescita del tasso di riscossione della Tari dal 38% al 75%, previsione all’epoca bollata come “incongrua e inattendibile” dalla Ragioneria generale e disconosciuta dallo stesso Ufficio Tributi); “una tempistica più stringente e definita” per l’affidamento anticipato all’Agenzia delle Entrate – Riscossione (Ader) dei carichi relativi ai crediti maturati ed esigibili per le entrate tributarie e per le sanzioni elevate per violazioni al Codice della Strada; la riduzione strutturale del 2% all’anno degli impegni di spesa di parte corrente per i Servizi istituzionali, generali e di gestione “rispetto a quelli risultanti dal consuntivo 2019, per un valore annuo pari a 3,6 milioni”; l’assunzione di personale a tempo determinato per potenziare le attività di riscossione.

Tra le misure che potrebbero essere inserite grazie alla clausola del 30 giugno 2023, invece, ci sono: un piano di valorizzazione e alienazione del patrimonio, la razionalizzazione delle partecipazioni azionarie (un chiaro riferimento alla Gesap?), l’eliminazione di eventuali duplicazioni di strutture o funzioni, la riduzione delle locazioni passive e l’incremento della qualità dei servizi erogati alla cittadinanza. Quanto all’aumento dell’addizionale Irpef, com’è noto è stato azzerato nel 2021 e “assorbito” da un contributo del Decreto Aiuti bis nel 2022, mentre l’anno prossimo sarà inferiore all’1% (9,4 milioni di gettito complessivo in più). Inizia a essere definita anche l’addizionale comunale sui diritti di imbarco: sarà di 65 centesimi a passeggero dal 2023 al 2026 (per un gettito complessivo, tra crociere, traghetti e collegamenti con Ustica, di 502mila euro) e di 1,30 euro a passeggero dal 2027 (un milione tondo). Quanto alla riscossione, l’Ufficio Tributi guidato dalla capo area Maria Mandalà assicura “l’anticipazione della consegna delle liste di carico ad Ader relativamente ai crediti tributari locali (Tari, Imu, Cup, imposta di soggiorno) vantati nei confronti dei contribuenti inottemperanti rispetto alla riscossione volontaria”.

Rispetto a quel famoso +75% delle percentuali di riscossione, è significativo che stavolta l’Ufficio Tributi metta per iscritto di “aderire all’incremento percentuale dello 0,5% annuo fino al 9% del ventesimo anno di riferimento dell’accordo attraverso la pedissequa applicazione del cosiddetto Regolamento antievasione, già avviata nel corrente anno con il raggiungimento di ragguardevoli risultati nei confronti dei contribuenti in black list”. L’impatto positivo del regolamento è stato dimostrato malgrado “l’attuale inadeguata dotazione organica e senza disporre di una task force dedicata con esclusività all’attuazione del sopracitato regolamento (un funzionario ammnistrativo incaricato già di altre molteplici incombenze e quattro collaboratori professionali già incardinati nei vari servizi dell’Area)”.