Palermo

Palermo, la Rap salvata dal Fondone ma con la Regione è scontro

PALERMO – A due anni di distanza dalla sua naturale scadenza, il Consiglio comunale ha approvato la presa d’atto del Piano economico finanziario della Tari 2020, sbloccando così i fondi per coprire i costi extra che la Rap ha dovuto sostenere nel 2020 per trasportare l’immondizia nelle discariche del catanese dopo la chiusura di Bellolampo, per un totale di 26 milioni di euro. Attenzione, però: i fondi, per la gioia dei contribuenti palermitani, non arriveranno da un aumento della tassa sui rifiuti, che è stato scongiurato, ma saranno garantiti in parte da una razionalizzazione dei costi della Rap e per buona misura dal famoso Fondone, assegnato dallo Stato agli Enti locali per compensare le minori entrate fiscali causate dalla crisi pandemica.

Il Fondone 2020 ammontava a 31 milion, quello 2021 a 55

In particolare, il Fondone 2020 destinato a Palermo ammontava a 31 milioni e quello 2021 a 55, per un totale di 86 milioni. Come ricorderanno i lettori, nelle settimane convulse del Piano di riequilibrio il Fondone era finito al centro di una feroce polemica tra la Giunta e il Consiglio perché secondo gli inquilini di Sala delle Lapidi il sindaco Leoluca Orlando avrebbe dovuto destinarlo alle attività produttive sotto forma di sconti sui tributi. Durante il dibattito in Aula, inoltre, era emerso che il Fondone poteva essere utilizzato, oltre che per i ristori alle imprese, anche per coprire i costi extra della Rap, scongiurando così l’aumento in bolletta. Una volta accertata la possibilità, non restava che ripresentare il Pef Tari 2020 per la terza volta. Già, perché, dopo la mancata approvazione del Pef nel 2020, a luglio 2021 gli uffici e la Ragioneria generale avevano predisposto una delibera che confermava per il 2020 le stesse tariffe del 2019 e spalmava i 26 milioni nel successivo triennio 2021-2023 (poco più di 8 milioni all’anno).

La delibera non venne neanche votata (rinviando il conseguente aumento della Tari) e il Comune, di conseguenza, non poté incassare la prima rata di 8 milioni. Il problema è che per legge la Tari deve coprire l’intero servizio dei rifiuti, incluse le spese impreviste. Tant’è vero che l’anno prima, nel 2019, il ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile aveva bacchettato Amministrazione e Consiglio per aver finanziato i viaggi dei compattatori con un debito fuori bilancio di oltre 9 milioni. Si arriva così alla nuova puntata della vicenda nel giorno di San Silvestro. La delibera, ripresentata in Aula opportunamente corretta, stavolta spalmava la stessa cifra (26 milioni) su un biennio (2022-2023), con un aumento, quindi, ancora più consistente e meno graduale dell’imposta sui rifiuti. Anche stavolta però l’Aula non ha votato l’atto, facendo infuriare la Giunta e il sindaco Orlando.

Alla fine la scoperta che la stangata in bolletta poteva essere scongiurata sfruttando il Fondone ha messo tutti d’accordo e finalmente, la scorsa settimana, il Pef Tari 2020 è stato approvato all’unanimità con 17 voti favorevoli e 1 astenuto su 18 presenti.

L’Amministrazione ha deciso di fare causa alla Regione

La delibera darà ossigeno alla Rap, in questi giorni di nuovo in affanno a causa dell’accumulo di spazzatura nei piazzali di Bellolampo. Tutto bene quel che finisce bene, dunque? No, perché, Fondone o non Fondone, in realtà questi soldi, secondo Palazzo delle Aquile, avrebbe dovuto metterli la Regione Siciliana, rea di non aver ancora completato la settima vasca (che “dovrebbe essere consegnata – ha annunciato in Aula l’assessore al Bilancio Sergio Marino – a luglio di quest’anno”), costringendo così la Rap ai “viaggi dell’immondizia”. Ebbene, stufa di aspettare, l’Amministrazione ha deciso di fare causa alla Regione, come ha confermato lo stesso Marino.

“Il ricorso – ha detto – ammonta a circa 50 milioni di euro. La cifra comprende non solo gli extra costi ma anche il contributo straordinario in favore del Comune previsto dalla legge di stabilità 2020-2022 per lo smaltimento del percolato delle vecchie vasche di Bellolampo”.

“L’atto di citazione contro la Regione è già stato trasmesso – hanno precisato i legali del Comune intervenendo al dibattito – e la prima udienza è fissata per settembre 2022. Si tratta di una citazione per risarcimento danni”.

I “danni” ammontano a 35 milioni

Secondo i calcoli di Palazzo delle Aquile, i “danni” ammontano a 35 milioni per le spese impreviste sostenute dal 2019 al 2021 più i 7,5 milioni di contributo straordinario inseriti nella legge di stabilità di due anni fa.