Cultura

Pantelleria, qui gli asini sono delle star

Chiamatelo pure Asino, ma quello di Pantelleria è ormai una star dell’isola. Fine settimana organizzati per conoscerlo, corsi di formazione per avere contezza delle sue qualità, delle sue caratteristiche ed anche della sua storia, che è antica e nobile. L’Asino s’è preso dunque la rivincita. E’ al centro di un progetto, “Pantelleria Asinabile”, che fa sul serio. Un’iniziativa che ha due marchi di fabbrica. C’è l’impegno dell’Ente Parco Nazionale e c’è la collaborazione dell’Associazione “Lento Vagare”. Lo scorso 25 giugno al Centro Visite e Museo Geonaturalistico di Punta Spadillo si è svolto un momento formativo, con la partecipazione di Massimo Montanari, responsabile dell’Asineria didattica “Asini di Reggio Emilia”.

Asino pantesco, attività per celebrarlo e cenni storici

L’Asino pantesco non c’era più da tempo nel suo territorio. Era una razza a rischio estinzione, ma è stata recuperata. Un filo rosso lega l’isola ad Erice. Nel demanio forestale di San Matteo è stato selezionato un nucleo di nove Asini riconducibili allo standard della razza pantesca. La scheda tecnica è chiara: “Antica razza originaria dell’isola di Pantelleria, nota già nel primo secolo (A.C.). Molto forte, riusciva a trasportare carichi pesantissimi lungo i sentieri dell’isola. In passato questa razza ha rappresentato per Pantelleria e per il circondario della provincia di Trapani un’importante risorsa. I suoi ibridi, i muli, erano molto apprezzati all’estero. Ci sono stati periodi in cui nell’isola venivano organizzate gare di velocità su pista e questa razza era preferita al cavallo per la sua rapidità su tutti i tipi di terreno”. Ma il destino dell’Asino pantesco sembrava tuttavia segnato. La svolta di San Matteo ha però cambiato tutto. Il progetto pilota nell’ex Azienda regionale Foreste è stato definito nel 1989 ed ha raggiunto un obiettivo strategico nel 2006: l’iscrizione al registro anagrafico delle razze equine. L’arrivo a Pantelleria – all’inizio tre esemplari – ha avuto il sigillo di un accordo sottoscritto nel mese di aprile dell’anno scorso tra l’Assessore regionale all’Agricoltura Toni Scilla ed il presidente del Parco Salvatore Gabriele.

Sarà anche una star, ma all’Asino pantesco toccherà comunque fare la sua parte. Per lui una serie di attività: il trasporto di materiale all’interno delle aree protette, escursioni per i visitatori. Sarà anche strumento di applicazioni terapeutiche, che stanno prendendo sempre più forma e considerazione. Ma per apprezzarlo bisogna conoscerlo, capirlo. E’ questa la strategia che sta dietro i corsi di formazione, con i week end dedicati in esclusiva, che prevedono, tra l’altro, anche percorsi di trekking da Punta Spadillo al Rifugio di Gelfiser. Degli Asini si occupa “Lento Vagare”, che deve prendersi cura degli animali e delle iniziative programmate: laboratori per i più piccoli, percorsi guidati.

E tanto per essere chiari: “E’ lui che diventa il condottiero dell’attraversamento dei sentieri, dettando i tempi del passo che il gruppo dovrà seguire. E’ questo il vero senso della sua interazione con l’uomo e con i bambini, per sensibilizzarli alla cultura degli animali, che devono essere visti in chiave moderna, lontana dall’ottica soltanto dello strumento di lavoro ma quale animali capaci di educare l’uomo alla loro caratteristica lentezza e riflessività”.

All’Ars un progetto di salvaguardia

L’Asino, e non soltanto quello pantesco, è approdato anche all’Assemblea regionale siciliana. Nel 2018 l’onorevole Giorgio Assenza ha presentato un disegno di legge per difendere le tre razze dell’Isola: ragusana, grigia siciliana e pantesca. Proposta di legge che il parlamentare ha voluto valorizzare rimarcando che l’Asino è stato negli ultimi anni “oggetto di crescente interesse, grazie all’onoterapia – pratica che utilizza l’asino come strumento terapeutico per rimettere in moto i sentimenti ed il piacere della comunicazione emotiva – e della riscoperta del latte di asina, prezioso alimento delle caratteristiche organolettiche molto vicine al latte materno e quindi molto indicato per i bambini con allergie alimentari”. Un disegno di legge che prevedeva un investimento triennale (2018-2020) di 2 milioni di euro per finanziare una serie di attività a tutela delle tre razze: progetti di ricerca applicata, contributi per gli acquisti di stalloni e fattrici, diffusione dell’ippoterapia, incentivi per le attività imprenditoriali nel settore della cosmesi che utilizza latte d’asina. Un disegno di legge articolato con 16 articoli che però non è riuscito a prendere la strada che porta all’Aula ed è rimasto fermo nelle Commissioni. Ma l’Asino ha tanta pazienza!