Cronaca

Tremano i Santapaola-Ercolano dell’Acese: c’è un nuovo pentito, ecco chi è

Dalla Cubisia al Loco, i quartieri a nord e sud di Aci Catena, fino ad Aci San Filippo e fuori paese. Ad Acireale, senz’altro, ma anche altrove: Giarre e Fiumefreddo, dove il clan storicamente ha contatti e interessi, o Catania, la casa base a cui tutto va riferito. L’esistenza di un nuovo collaboratore di giustizia che starebbe riempiendo verbali, facendo nomi e ricostruendo le dinamiche interne alla famiglia Santapaola-Ercolano, è un argomento che negli ambienti mafiosi – soprattutto del comprensorio acese – tiene banco. In realtà la voce circola anche tra chi, con i mafiosi, non ha nulla da spartire, se non la sventura di vivere gli stessi luoghi.

Può capitare, per esempio, che in un salone da barba, in una delle piccole botteghe che ancora resistono alla grande distribuzione o al bar, dopo avere verificato la presenza soltanto di persone fidate, qualcuno chieda: “Hai sentito che si dice in giro?”. Il discorso, in questi casi, non va per lunghe. Per soddisfare la curiosità basta un cenno del capo, una battuta a mezza voce.

Ma se la locuzione vox populi, vox dei (“voce del popolo, voce di Dio”) è spesso foriera di inganni, in questo caso si tratta di una notizia verificata: la Procura di Catania potrà presto disporre di nuove rivelazioni provenienti dall’interno di Cosa nostra. Un fatto che, considerato il soggetto, potrebbe mettere in fibrillazione più di un ambiente.

Chi è il nuovo pentito che conosce i segreti dei Santapaola-Ercolano

Il nuovo pentito è Stefano Sciuto, il figlio del defunto boss Nuccio Coscia. Classe 1982, la carriera criminale di Sciuto inizia ad Aci Catena, la città in cui è cresciuto e vissuto. Il suo è un percorso in cui ad avere un peso non secondario è stato il vincolo di sangue: il padre Sebastiano – conosciuto dai più come Nuccio Coscia – è stato, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta e fino alla data della sua morte nel 2018, il capo dei Santapaola-Ercolano nell’intero territorio acese con il benestare dei vertici della famiglia, da Nitto Santapaola ad Aldo Ercolano.

La leadership di Sebastiano Sciuto si è protratta per oltre vent’anni da dietro le sbarre, dove finì a dicembre del ’93, pochi giorni prima che scattasse il blitz Orsa Maggiore, l’inchiesta che segnerà un passaggio fondamentale nel contrasto del fenomeno mafioso in provincia di Catania. Prima dell’arresto, Coscia era stato protagonista degli anni più violenti della storia di Aci Catena e Acireale. Anni di omicidi ma anche di episodi eclatanti come la distruzione, nel ’91, della villa di Pippo Baudo, a Santa Tecla.

La famiglia del nuovo pentito e la storia con i Santapaola-Ercolano

“Questo attentato fu fatto perché il presentatore televisivo, in una puntata del programma televisivo Costanzo Show, aveva parlato male della mafia – viene ricostruito nella sentenza di primo grado sulle stragi del ’93 a Firenze, Milano e Roma, ripercorrendo le dichiarazioni del pentito Maurizio Avola – Furono proprio lui e Marcello D’Agata a recarsi da Aldo Ercolano e lamentarsi delle cose dette da Baudo. Ercolano lo fece sapere a Benedetto Santapaola e questi diede l’autorizzazione di distruggere la villa del presentatore. Quest’autorizzazione fu comunicata ad Avola ed egli la trasmise a Sebastiano Sciuto, rappresentante di Acireale, il quale provvide a portare a termine l’azione delittuosa”.

Il ’93 è anche l’anno in cui ad Aci Catena viene sciolto il consiglio comunale per il rischio d’infiltrazione mafiosa. Il provvedimento venne preso in seguito a una vicenda che aveva visto protagonista proprio Nuccio Coscia: in primavera, il capomafia era stato visto ricevere le condoglianze dall’allora sindaco Pippo Nicotra per la morte del cognato, ammazzato in seguito a un tentativo di rapina. Le autorità avevano vietato le esequie pubbliche, e Nicotra, dopo avere reso nota la propria contrarietà, andò a trovare Sciuto al cimitero. Un omaggio che, nel corso degli anni, è tornato più volte nelle vicende giudiziarie che hanno interessato l’ex sindaco e deputato regionale, che al momento attende l’avvio del nuovo processo d’appello per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo l’annullamento della condanna da parte della Cassazione.

Droga, rapine, rapporti con il potere

Anche dopo la morte del boss, il ruolo della famiglia Sciuto all’interno della gerarchia mafiosa ad Aci Catena è rimasto centrale. A testimoniarlo è stata, per ultimo, l’operazione della polizia denominata Odissea, che nel 2022 ha inferto un duro colpo agli esponenti dei Santapaola-Ercolano attivi ad Acireale e Aci Catena. Tra loro, anche Antonino Patanè, cognato del boss e zio di Stefano Sciuto, che la scorsa primavera è stato condannato in primo grado a oltre undici anni.

L’ultima inchiesta in cui Stefano Sciuto è stato coinvolto direttamente è Aquilia, la stessa che portò all’arresto di Nicotra e nella quale il 41enne è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Un reato che è stato riconosciuto in continuazione con quanto fotografato da una precedente sentenza e che ha individuato l’appartenenza di Sciuto alla famiglia mafiosa almeno dal 2008.

Stefano Sciuto collaboratore di giustizia?

L’ex rampollo, tuttavia, nel corso degli anni è stato tirato in ballo da più di un collaboratore di giustizia per rapporti risalenti anche a periodi precedenti. Sciuto è stato indicato protagonista di numerose vicende criminali: dai giri di droga alle rapine e alle estorsioni, comprese quelle che si sarebbero tenute all’interno dell’ospedale di Acireale ai danni dei parenti delle persone decedute, per imporre il trasferimento a casa a bordo delle ambulanze. Al contempo non va dimenticato il ruolo che il gruppo dei Santapaola-Ercolano avrebbe avuto in occasione delle elezioni, non solo comunali, tenutesi ad Aci Catena e attorno a cui è ruotato parte del processo a Nicotra. Stefano Sciuto è stato accusato anche del tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, uomo che in passato avrebbe gestito gli affari del padre tra Giarre e Fiumefreddo.

Tutte imputazioni che, oltre a descrivere lo spessore criminale di Sciuto, con l’avvio del rapporto con i magistrati etnei si sono trasformate in temi su cui l’uomo potrebbe fornire un contributo fondamentale per andare a fondo a storie ancora rimaste sospese e al contempo offrire nuovi spunti investigativi.

I rapporti con il clan dei Laudani

Stando a quanto verificato dal Qds, i sei mesi entro cui, per la normativa in vigore, il collaboratore di giustizia deve mettere a verbale tutto ciò di cui è a conoscenza sarebbero in procinto di scadere. Pur rimanendo nell’ambito delle previsioni, è naturale considerare che le dichiarazioni di Stefano Sciuto potrebbero preparare il terreno per nuove inchieste a carico dei Santapaola-Ercolano della fascia acese e ionica, ma non è da escludere che a temere le sue rivelazioni possano essere anche gruppi criminali esterni a Cosa nostra.

A partire dal clan Laudani che ad Acireale e Aci Catena opera da tanti anni in un clima di pax mafiosa con i Santapaola-Ercolano, finendo in più di un caso a dividersi territorio e affari. A testimonianza di ciò ci sono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori, che in qualche caso fanno riferimento ai rapporti con Stefano Sciuto: “Ad Aci Catena c’è Nuccio Coscia, nell’ultimo periodo a prendere le redini è stato il figlio Stefano, che io conosco dalle carceri minorili”, si legge in un vecchio verbale di Pippo Laudani, il boss che, giovanissimo, divenne leader della cosca per decisione del nonno Sebastiano e che, pochi anni prima di decidere di pentirsi, trascorse alcuni anni ad Acireale. Anni in curi i rapporti con i Santapaola erano “tranquilli”.

Più di recente, è stato un altro esponente dei Laudani, Sebastiano Alberto Spampinato, a menzionare Sciuto: “Ad Acireale i rapporti tra Laudani e Santapaola sono ottimi tanto che nel 2006 avevo costituito un gruppo dedito alla rapine con alcuni miei uomini dei Laudani e con altri uomini di Stefano Sciuto”, ha raccontato Spampinato nel 2017. Parole che oggi acquisiscono ancora più significato e che potrebbero togliere il sonno a più di qualcuno.

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