Infrastrutture

Reti colabrodo, ok a cinque progetti siciliani ma soltanto uno verrà finanziato

ROMA – Alla Sicilia, regione con le più vaste perdite idriche, nell’ordine in media del 50%, andrà solo il 3% dei 607 milioni, a valere sul Pnrr, che ieri il Mims ha annunciato in pompa magna come stanziamento eccezionale per ridurre gli sprechi nelle reti colabrodo. Degli altri. Questo perché i progetti siciliani sono usciti sconfitti dalla competizione con quelli delle altre regioni, ottenendo un punteggio inferiore alle proposte stilate da tecnici toscani o lombardi e dunque non riuscendo a entrare in una posizione utile per ottenere i fondi. Il “water gap”, ossia il divario infrastrutturale esistente tra il Nord e l’Isola, è destinato a crescere ancora e principalmente, come si può facilmente dedurre, per una delle più gravi emergenze meridionali in atto: la scarsa presenza di personale competente nelle pubbliche amministrazioni (partecipate comprese) del Sud.

A una lettura distratta, il comunicato del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims), diramato ieri, farebbe pensare a una svolta per tutto il Mezzogiorno. I 21 progetti finanziati “consentiranno di attrezzare entro il 31 dicembre 2024 circa 27.500 chilometri di condotte ad uso potabile con strumentazioni e sistemi di controllo innovativi per la localizzazione e la riduzione delle perdite, favorendo una gestione ottimale della risorsa idrica, riducendo gli sprechi e limitando le inefficienze. Undici interventi ammessi al finanziamento interessano le regioni del Nord e Centro (per complessivi 342 milioni di euro) e dieci quelle del Sud (per 265 milioni), nel rispetto della disposizione di legge che riserva almeno il 40% degli investimenti al Mezzogiorno”.

Andando a spulciare tra i progetti ammessi si scopre che cinque riguardano la Sicilia e ammontano complessivamente a 96,4 milioni, ma solo uno ha raggiunto un punteggio tale da permettergli di essere finanziato: gli altri quattro invece non potranno esserlo per carenza di fondi. A tal proposito, sempre il Ministero, afferma che “la Commissione ha valutato positivamente un numero di proposte molto superiore rispetto a quelle finanziabili con le risorse a disposizione, che pertanto rappresentano un bacino di progettualità finanziabili auspicabilmente a valere su risorse future”.

L’unico progetto siciliano che “vedrà i soldi” è quello presentato dall’Ati di Messina, di cui l’Amam è soggetto attuatore. In totale riceverà 17,2 milioni su un costo complessivo dell’intervento che sfiora i 21 milioni. Tra i progetti ammessi, ma non finanziabili per carenza di risorse, spicca quello dell’Ati 1 Palermo, di cui l’Amap è il soggetto attuatore: dichiarati “ammissibili” ben 49,5 milioni per completare la nuova rete idrica del Capoluogo siciliano.

Tra gli altri progetti ammessi quelli di Ati Catania-Acoset (che punta a ridurre le perdite di rete), quello dell’Ati Palermo con soggetto attuatore l’Unione dei comuni delle Madonie e infine il progetto dell’Ati Catania-Acque Aurora Srl per frenare gli sprechi nelle reti gestite da Reti acquedotti riuniti Srl. Nessuno di questi, almeno per ora, vedrà il becco di un quattrino.
I progetti siciliani non ammessi in questa finestra temporale, invece, sono otto e prevedono interventi per oltre 150 milioni di euro (l’elenco e i dettagli sono inseriti nella tabella in fondo). Dietro la loro mancata ammissione vi sono due ragioni segnalate dal Mims: il mancato raggiungimento dei limiti minimi di punteggio oppure l’assenza dei requisiti di ammissione.

Intanto un nuovo “appello” è previsto in autunno. “Accanto a questa graduatoria – spiegano dal Mims -, ulteriori 293 milioni di euro saranno assegnati al termine della seconda finestra temporale del bando che si chiuderà il prossimo ottobre, per consentire la partecipazione anche agli ambiti territoriali che hanno nel frattempo individuato il gestore del Servizio Idrico Integrato (ad esempio, il Molise, la Calabria, parte della Campania e della Sicilia)”.

Come ha specificato il Ministero, gli interventi Pnrr, previsti per la riduzione delle perdite nel settore idrico (complessivamente pari a 900 milioni), “si aggiungono a quelli già finanziati attraverso il programma europeo React-Eu gestito dal Mims, pari a 480 milioni, per l’attuazione di 17 interventi sempre con la stessa finalità in quattro regioni del Sud (Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia)”. Alla fine della fiera, però, l’Isola rischia seriamente di trovarsi con il solito buco nell’acqua. In tutti i sensi.

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