Inchiesta

Rifiuti, termovalorizzatori e altri impianti. “Vi spiego perché siamo ripartiti da zero”

Si può giudicare un libro dal suo titolo? Probabilmente no, ma sicuramente si può giudicare una società dai suoi rifiuti e da come li gestisce. Quando si parla di rifiuti, non solo in Sicilia, la prima immagine che ci appare è quella dei cestini posizionati lungo le strade principali e colmi, i cassonetti da cui straripano i rifiuti, sacchetti a terra posizionati in maniera scomposta e, dulcis in fundo, cattivo odore prodromico a rischi di igiene e salute pubblica. Girando l’angolo, poi, arriva la seconda fotografia: mobili dismessi, materassi, scheletri di quelli che furono ciclomotori, poltrone sfondate, elettrodomestici vecchi e, spesso, quanto è buttato via dopo la pulizia delle cantine. D’altro canto non in tutte le città siciliane il processo di raccolta differenziata è entrato a regime. La maglia nera, in questo caso non esiste colore più adatto, ancora una volta è assegnata alle due città metropolitane dell’isola, Palermo e Catania, che assieme conferiscono circa il 50% del totale dei rifiuti siciliani.

Entrambe le città, anche se per motivi diversi, hanno grossi problemi di conferimento, di smaltimento e, troppo spesso, i turisti in vista portano a casa, come ricordo, le grottesche fotografie con i rifiuti che fanno da contorno ai beni architettonici. Nel frattempo, ogni mese, esportiamo all’estero circa 10 mila tonnellate di rifiuti al prezzo di 380 euro per tonnellata. Il “Piano regionale per la gestione dei rifiuti Urbani” presentato dalla scorsa amministrazione è stato bocciato dalla Commissione Europea e il nuovo Governo regionale è al lavoro per realizzare quello nuovo che prevede, tra l’impiantista da realizzare, due termovalorizzatori e impianti specializzati per il trattamento dei c.d. secchi e del c.d. umido. A questo proposito vale la pena ricordare che la produzione di biogas con processo a umido negli ultimi anni è aumentata in Italia, paese in cui sono stati costruiti oltre mille impianti che si basano su nuove tecnologia a basso costo e dall’elevata flessibilità di processo. Si tratta di sistemi che garantiscono un minor costo di gestione e al tempo stesso minimizzano i costi operativi.

Da tutte le città siciliane arrivano segnali di nuovi sistemi di controllo e di repressione per contrastare il fenomeno degli abbandoni dei rifiuti, con multe salate nei confronti di chi contribuisce a rendere invivibili alcune aree della città. Un circolo di gestione dei rifiuti virtuoso, inoltre, mira a ridurre la famigerata Tari, la tassa sui rifiuti che, proprio attraverso cicli di gestione dei rifiuti, potrebbe essere ridotta drasticamente. Valorizzare i rifiuti organici trasformandoli in una risorsa per il luogo stesso che li ha prodotti è uno dei passi fondamentali per poter percorrere la strada dell’economia circolare, quella strada che permette di considerare il rifiuto una risorsa, attivando oltre alle logiche di riciclo anche quelle di riuso e, soprattutto, la conversione in energia elettrica dei rifiuti stessi.

Per capire se la Regione intende finalmente imboccarla, questa strada, abbiamo intervistato Roberto Di Mauro, assessore della Regione siciliana all’Energia e ai servizi di pubblica utilità.

Assessore, comincerei dal “piano rifiuti”. Qual è lo stato dell’arte?
“La costruzione del ‘piano rifiuti’ ha dovuto affrontare una fase iniziale che ci ha permesso di avere contezza dei flussi dei rifiuti, punto di partenza di qualsiasi ragionamento perché le scelte impiantistiche non possono essere fatte senza questo dato. L’obiettivo da raggiungere sono le disposizioni contenute nelle direttive europee, direttive che indicano riciclaggio e riuso come obiettivo cardine dell’economia circolare. Questo permette anche di modificare il rapporto con il sistema rifiuti per evitare che, quanto tradizionalmente era usato e buttato, oggi possa entrare nel circolo virtuoso del riciclo o, meglio ancora, del riuso. Questo è ovviamente finalizzato a ridurre il conferimento in discarica, come indicato dalla Comunità Europea, di circa il 10%. È inoltre fondamentale avviarsi nella fase di recupero energetico attraverso la produzione del bio-metano e dell’utilizzo dei termovalorizzatori, argomento più volte trattato dal presidente Schifani. Questa strada ci permetterà, inoltre, di cambiare l’utilizzo della materie perché, se prima era necessario utilizzare le c.d. materie prime, oggi è pensabile utilizzare le materie secondarie, quelle derivanti dal riciclaggio. La stessa considerazione vale per l’umido, che deve essere utilizzato per la produzione del compost, e per il Css (combustibile solido secondario, ndr) che deve essere utilizzato per la produzione energetica. Questo rappresenterebbe, per le amministrazioni pubbliche, non più un costo ma un reddito”.

Qual è la situazione complessiva in Sicilia?
“Con gli interventi che sono stati fatti, a partire dal periodo dicembre-marzo, nella provincia di Trapani entreranno in funzione due discariche, la prima con capacità di 350 e la seconda di 1900 tonnellate. È stata rifinanziata nella provincia di Agrigento un’altra discarica e, nel giro di un paio d’anni, avremo una capacità di oltre 500.000 metri cubi. Per quanto riguarda Palermo, invece, la prossima settimana sarà collaudata la settima vasca. A Caltanissetta il sistema regge, Enna è non solo autonoma, ma in grado di aiutare altri comuni, e ha in corso due procedure, la prima di ampliamento di due vasche. A Messina sono in corso lavori importanti mentre Catania e Siracusa sono le province con la maggiore criticità, essendo senza discariche attive”.

Siamo ancora in attesa del decreto che conferisca al presidente Schifani i poteri speciali per i rifiuti…
“In realtà, i poteri speciali di cui si parla sono in ordine ad abbreviare i tempi di realizzazione. Il ‘piano rifiuti’ prevede una logica di impiantistica e una programmazione che parta dalla Regione Siciliana e sia condivisa con le diverse SRR affinchè in ogni territorio ci sia un obiettivo unico da raggiungere. Inoltre ho recepito formalmente la volontà delle SRR di acconsentire alla realizzazione dei termovalorizzatori”.


Conferiamo all’estero il prodotto semilavorato…
“In Olanda trasferiamo il prodotto lavorato da CMB. Non avendo una discarica né a Siracusa, mancando quella della Sicula Trasporti, né a Catania, causa la chiusura della Oikos, purtroppo siamo costretti a sostenere dei costi che non avremmo voluto sostenere”.

A questo proposito, avete realizzato una proposta di legge abrogativa della disposizione sulla distanza dai centri abitati degli impianti di gestione dei rifiuti, prevista nella legge regionale 9/2023. Si tratta di un “salvagente” per la discarica tra Motta e Misterbianco?
“Questa norma non poteva riguardare le nuove discariche perché queste sono impedite dal piano europeo ed è configurabile solo l’ampliamento. Oikos aveva problemi legati alla vicinanza del centro abitato che ha determinato un contenzioso che ha perso. Non ho notizie di ulteriori interessi da parte di Oikos. È chiaro, però, che si debba rivedere questa norma, per esempio nel caso dei c.d. sfasciacarrozze, che non emettono fumi o odori pericolosi”.

I presidenti delle SRR hanno lamentato tempi burocratici enormi…
“Purtroppo il CTS (il Comitato tecnico scientifico, ndr), un organismo che è chiamato a decidere su tutte le infrastrutture, comprese quelle del comparto energia, ha procedure di verifica di compatibilità dell’opera dal punto di vista della legislazione corrente e questo richiede tempo”.

Avete fatto la scelta, per la realizzazione del “piano rifiuti”, di ricominciare da capo. Perché?
“Il ‘piano rifiuti’ varato dall’amministrazione precedente è in scadenza nel 2023 e, inoltre, le contestazioni che, al tempo, sollevarono eccezioni sulla mancanza di una descrizione chiara e dettagliata delle misure previste per conseguire gli obiettivi e sul fatto che non stimava i costi del piano. Quel piano, inoltre, è vincolato da una condizione: con la sua non approvazione l’utilizzo dei fondi Fesr (Fondi Europei di Sviluppo Regionale, ndr) diventa debito per la Regione. Capirà che non avrebbe avuto senso considerarlo come punto di partenza. Oggi abbiamo contezza dei flussi, dell’impiantistica che nello specifico ci serve e ci servirà e, soprattutto, dove prevedere la costruzione, che deve essere in un sito efficiente sulla base del flusso dei rifiuti perché è evidente non sarebbe efficiente, per esempio, costruire un termovalorizzatore a Gela per conferire i rifiuti di Palermo, poiché saremmo costretti a enormi costi di trasporto. Nel nuovo ‘piano rifiuti’ abbiamo evidenziato il problema dei c.d. ingombranti e quello riguardante i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ndr), che pesano in totale circa l’1% sul totale delle 2.230.000 tonnellate di rifiuti smaltiti in Sicilia. Il dato dovrebbe essere maggiore ma abbiamo scoperto, parlando con diversi sindaci siciliani, che molti di loro si sono organizzati, per il conferimento e lo smaltimento dei rifiuti Raee, con ditte private che pagano dimenticando, e glielo abbiamo ricordato, che in questo caso l’ultima direttiva su questo argomento fa riferimento a una responsabilità estesa sul prodotto, ossia che che deve attenzionare i singoli materiali che lo compongono, per definire la modalità di un eventuale riuso, e il prezzo di vendita deve contenere il costo dello smaltimento che, quindi, deve essere a carico del venditore ossia del consorzio Raee, non della pubblica amministrazione”.

LEGGI LE INTERVISTE

Salvo Tomarchio, assessore all’Ecologia di Catania

Andrea Mineo, assessore all’Ambiente di Palermo