Editoriale

Sanzioni Russia prezzi scatenati

Quando il Governo Draghi, senza alcuna valutazione delle conseguenze, aderì all’iniziativa europea di porre pesanti sanzioni alla Russia, probabilmente non calcolò i rimbalzi che sarebbero arrivati sui cittadini italiani nel volgere di qualche mese.
Ovvero, calcolò questi rimbalzi, ma ugualmente si gettò nella fossa dei serpenti, incurante del loro veleno.

Vi è anche una terza ipotesi probabile e cioè che fece i calcoli limitatamente all’eventuale aumento del prezzo del gas russo, ma non dei riflessi speculativi che esso avrebbe creato nei confronti dei nostri cittadini, con un aumento dei prezzi non controllabile non solo dell’energia (di per sé pesantissimo), ma anche del pane, del vitto, dei servizi e di qualunque altro genere che, improvvisamente e senza alcun nesso con il gas, ha visto aumentare i prezzi per il consumatore.

Il Governo non ha neanche previsto il comportamento deleterio di tutti quelli che agiscono nella distribuzione, dalla A alla Z, i quali, infischiandosene dell’interesse generale, aumentano i propri prezzi.

Della guerra non si parla quasi più. Con l’ultimo atto legislativo la Russia ha annesso i quattro territori ed ha blindato le relative frontiere con l’Ucraina, la quale non ha alcuna possibilità di riconquistarli perché se violasse il nuovo territorio russo, sarebbe come dichiarare guerra alla Russia. Questo non lo può fare Zelensky. Gli Stati Uniti non glielo permetterebbero poiché non possono rischiare una guerra aperta contro la Russia. In questa vicenda, il richiamo alla crisi di Cuba del 1962 è appropriato.

È vero, la Germania ha stanziato duecento miliardi per ridurre gli aumenti dei diversi prodotti e servizi ad imprese e famiglie. Ma quel Paese ha un debito pubblico inferiore al cento per cento del Pil, quindi ha margini sufficienti per potere fare nuovo debito, falsamente chiamato scostamento.
Inoltre, i duecento miliardi di immissione monetaria nei confronti, appunto, di cittadini e imprese, sono proporzionati al Pil della Germania, che nel 2021 è stato circa 4.223 miliardi, più del doppio di quello italiano.
Dunque, in proporzione, è molto meno dei cinquanta o sessanta miliardi italiani.

Nel nostro Paese, la situazione è grave perché il debito pubblico continua a volare e con esso gli interessi, che sono aumentati di una trentina di miliardi, arrivando a circa settantasei.
Senza alcun vantaggio il bilancio dello Stato si appesantisce di conseguenza, riducendo o azzerando qualunque altra possibilità di manovra.

Dunque, non si vede a quali risorse possa attingere il nuovo Governo, da destinare alla spesa corrente, mentre, in parallelo, deve trovare risorse per finanziare lo sviluppo e la crescita, investendo massicciamente nelle infrastrutture, oltre agli strumenti finanziari del Pnrr.

Insomma, la situazione è seria; non vorremmo essere nei panni del prossimo ministro dell’Economia e Finanze, il quale dovrà tirare le somme e redigere una bozza di bilancio 2023 compatibile con la realtà e non con le fantasiose proposte che tutti i partitocrati hanno propinato fino ad oggi subdolamente ai cittadini, con lo scopo di acquisirne i consensi.

Dunque, il prezzo del pane, del vitto, dell’energia, dei servizi, del turismo, eccetera è alle stelle, ma senza alcuna giustificazione perché tutti i prodotti all’origine non hanno avuto aumenti di costi, neanche il gas russo. Quest’ultimo ha aumentato il proprio prezzo di vendita non già perché così è stato deciso dal fornitore, bensì perché i “clienti” si sono rivolti ad altre fonti, facendo impennare la domanda e per conseguenza il prezzo di vendita.

Probabilmente la gloriosa missione di Di Maio, che ha ottenuto il raddoppio della fornitura di gas dall’Algeria, ne ha anche raddoppiato il prezzo.
Lo stesso discorso vale per il Gpl americano, aumentato di due o tre volte, che i rigassificatori dovranno riportare allo stato gassoso, per immetterlo nella rete nazionale.

Insomma, da qualunque parte si giri, la questione è totalmente deficitaria, con la conseguenza che, “a pensarci bene”, sarebbe opportuno procedere – seppure per gradi – all’eliminazione delle sanzioni alla Russia ed al ritorno allo status quo ante.