Economia

Semplificazione amministrativa e fiscale: Zes, esempio virtuoso da “esportare”

PALERMO – Anche in Sicilia le Zes, Zone Economiche Speciali, prendono forma ed iniziano la loro preziosa attività.
L’argomento è stato oggetto di un importantissimo convegno organizzato dal Presidente dell’Ordine del Dottori Commercialisti di Palermo, Nicola La Barbera, alla presenza del Commissario Straordinario della Zes, Carlo Amenta e della Responsabile della Comunicazione, Viviana Cinque.

In verità la legge esiste già dal 2017, ma solo alla fine dell’anno scorso sono stati nominati i Commissari straordinari delle Zes Sicilia Occidentale ed Orientale.
Il primo è Alessandro Graziano, nominato con Decreto del 10 novembre 2021 e l’altro, quello della Sicilia Occidentale, Carlo Amenta, nominato con Decreto del 25 novembre 2021.
Ora, però, i due Commissari Straordinari, dopo la necessaria opera organizzativa e la necessaria informazione (seppure ancora non sufficientemente diffusa tra le aziende potenzialmente interessate), si sono già messi all’opera.

Amenta, il 2 settembre scorso, grazie alla sinergia tra gli esperti della task force e gli uffici tecnici del Comune di Carini, ha rilasciato la prima “Autorizzazione Unica” a favore di un’azienda che si è insediata nella zona di Carini. A distanza di poco più di un mese, lo scorso venerdì è stata rilasciata la seconda “autorizzazione unica” in favore di un’attività imprenditoriale del Comune di Serradifalco.
Si ricorda che Zes (Zona economica speciale) è una porzione geografica, ubicata in alcuni comuni appositamente individuati dalla legge, ed è identificata attraverso i relativi riferimenti catastali, che si avvale di una legislazione economica differente da quella nazionale.

È un modo estremamente innovativo di favorire lo sviluppo dell’economia e di particolari settori strutturali della stessa, comprese le “start up”, specialmente in questo periodo economico così difficile, pur sempre mantenendo le condizioni ed i riferimenti del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (Pnrr).

L’art. 4, comma 2, del D.L. 20 giugno 2017, n.91 e successive modificazioni, stabilisce che “Per Zes si intende una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (Ue) n. 1315 dell’11 dicembre 2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio, sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).

Per l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali le aziende già operative e quelle che si insedieranno nella Zes possono beneficiare di speciali condizioni, in relazione alla natura incrementale degli investimenti e delle attività di sviluppo di impresa”.
Lo stesso articolo 4 del decreto-legge n. 91/2017, così come modificato dal decreto-legge n. 77/2021, anche per adeguare la precedente legislazione al Pnrr, ha cambiato parzialmente le precedenti regole, dando anche indicazioni più precise per gli adempimenti, certamente di gran lunga minori di quelli tradizionali.

Dal Pnrr fondi per gli investimenti infrastrutturali nelle Zes

Il Pnrr ha destinato 630 milioni di euro per investimenti infrastrutturali volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree Zes con la rete nazionale dei trasporti, nonché altri 1,2 miliardi di euro per interventi sui principali porti del Mezzogiorno.
Praticamente, le attività delle Zes consentono di realizzare tutti gli efficaci collegamenti tra le aree portuali e industriali e la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale facente parte delle reti di trasporto principali, che in Sicilia, come è ben noto, sono quasi del tutto assenti.

Ciò viene reso possibile consentendo ai distretti produttivi di ridurre tempi e costi nella logistica, utilizzando la digitalizzazione e potenziando la logistica e tutti gli altri lavori di efficientamento energetico e ambientale nelle aree retroportuali e nelle aree industriali, evidentemente quelle comprese nella aree delle Zes.

Se vediamo poi i vantaggi delle Zes, ci si accorge che sembra di parlare di utopia che diventa realtà.
Prima di tutto l’importantissima semplificazione amministrativa. E poi alcuni numerosi vantaggi fiscali, principalmente i crediti d’imposta, applicati al costo dei beni strumentali, senza gli aiuti concessi o richiesti relativamente ai medesimi investimenti.
Questi crediti sono in particolare: il 45% per le micro e piccole imprese, il 35% per la media impresa ed il 25% per la grande impresa. La condizione principale è quella che occorre mantenere l’attività per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento.

Per ottenere il credito, che può essere usato solo in compensazione, occorre presentare telematicamente un apposito modello all’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it) indicando l’esistenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge.

È pure prevista la riduzione del 50% dell’Irpef limitatamente all’anno in cui viene intrapresa l’attività e per i sei anni successivi.

Sembra che l’utopia cominci a diventare realtà

Insomma, come si diceva prima, sembra che l’utopia cominci a diventare realtà. Recentemente, con una risposta ad interpello, la n. 519 del 18 ottobre 2022, l’Agenzia delle Entrate ha risolto i dubbi sollevati da un’impresa, chiarendo che il credito d’imposta Zes vale anche per i lavori su beni immobili iniziati prima delle modifiche all’agevolazione, ma solo per la parte di lavori effettuata dal 1° maggio 2022.
Insomma, pare che a favore delle Zes il legislatore, ma anche amministratori efficienti, vogliano intraprendere un nuovo percorso che potrebbe diventare, almeno così si spera, il modello di semplificazione amministrativa per l’intero Paese, quello da tantissimo tanto agognato da tutti.